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Capo Interpol arrestato in Cina per corruzione rassegna le dimissioni

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Meng Hongwey era il primo capo cinese dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale e viceministro del suo Paese che ha recluso 170 membri dell’establishment. In carcere anche un milione di pubblici ufficiali

di Vito Nicola Lacerenza

Da diversi giorni il presidente dell’Interpol Meng Hongwey, era sparito nel nulla. Ma, mentre i media internazionali lanciavano l’allarme sulla sua scomparsa, nella realtà Meng Hongwey era incarcerato in Cina, il suo Paese natale. A rendere nota l’informazione sono state le stesse autorità cinesi, che hanno fatto pervenire all’Interpol una lettera di dimissioni dell’ormai ex numero uno  dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale, il quale, sospettato di corruzione, è attualmente recluso in un luogo segreto. Al momento è impossibile conoscere il suo stato di salute. L’ultima persona  che ha visto Meng Hongwey è sua moglie, Grace Meng. I due si sono incontrati nell’aeroporto di Lione, città francese sede dell’Interpol, da dove l’ex numero uno dell’ Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale è partito per la Cina, Paese in cui ricopriva anche il ruolo di viceministro della “pubblica sicurezza”. Una carica pubblica di prestigio all’interno del governo cinese, che conferisce a chi ne è investito grande influenza politica. Potrebbe essere stato proprio tale potere, secondo gli osservatori, a far finire  l’ex presidente dell’Interpol nel mirino dalla “Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare”.

L’organo fondato nel 2012 dal presidente cinese Xi Jinping per combattere la diffusa corruzione nelle istituzioni e che, oltre a Meng Hongwey, ha fatto arrestate 170 membri del Partito Comunista Cinese. Tra gli arrestati oltre a diversi ministri e deputati, figurano personalità di primissimo piano dell’establishment cinese: Zhou Yongkang, nel 2015 considerato il terzo politico più potente della nazione, condannato al carcere a vita per i reati di corruzione, abuso d’ufficio e rivelazione di segreti di Stato; Xu Caihou e Guo Boxiong, fino a pochi anni fa ai vertici delle forze armate, condannati all’ergastolo per corruzione; stessa sorte è toccata a Ling Jihua, fedelissimo dell’ex presidente cinese Hu Jintao. Per reati simili sono finiti in carcere, inoltre,oltre un milione di funzionari pubblici. L’operazione anti-corruzione, chiamata “la grande purga”, è stata lanciata dal presidente Xi Jinping, il quale dall’inizio del suo mandato si è servito della Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare come un’arma per sbarazzarsi degli avversari politici, diventando uno dei leader cinesi più potenti di sempre. Ad oggi non è possibile dire se anche l’ex presidente dell’Interpol  Meng Hongwey sia finito nella  “lista nera” di  Xi Jinping, visto che è stato proprio quest’ultimo, nel 2016  a celebrare “la nomina di un cinese alla presidenza dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale”. Primo caso nella storia. Ora però  Meng Hongwey è in carcere e potrebbe restarci per anni.

 

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