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Cantanti da ricordare e fare conoscere all’estero: SERGIO ENDRIGO – Singers to be remembered and to make known overseas: SERGIO ENDRIGO

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Cantanti da ricordare e da fare conoscere all’estero: SERGIO ENDRIGO

Parte 1: Rino Gaetano

Parte 2: Giorgio Gaber

Il cantante di oggi ci fa ricordare una parte della Storia d’Italia che molti hanno purtroppo dimenticato. Una delle conseguenze della disastrosa partecipazione italiana alla Seconda Guerra Mondiale, fu la perdita di parte del territorio nazionale a favore dell’allora Jugoslavia che portò all’Esodo di centinaia di migliaia di cittadini italiani dalla Dalmazia e l’Istria, e la cancellazione di nomi italiani di città come Fiume (ora Rijeka), Pola (ora Pula), e Zara (ora Zadar).

Difatti, il cantante protagonista di questo articolo fece parte di questo esodo doloroso e per molti, anzi troppi, mortale.

Sergio Endrigo nacque a Pola, il 15 giugno 1933, in una famiglia di ispirazione artistica visto che il padre era pittore e scultore. E nel 1947 lui e la madre (il padre era morto nel 1939), dovettero fuggire dalla città per raggiungere Brindisi e poi Venezia.

Lasciò la scuola in giovane età per aiutare economicamente la madre e questo lo portò sulla strada per la quale è ancora ricordato in Italia, quella di cantante. Durante i suoi spostamenti tra un impegno musicale e l’altro, conosce il famoso cantante Riccardo Del Turco e nel 1959 lancia il suo primo singolo.

Cominciarono così le prime partecipazioni a concorsi canori e l’incontro con personaggi importanti, non solo per la sua carriera, ma anche nell’ambito della cultura italiana in generale, come il paroliere e produttore musicale Franco Migliacci e soprattutto Nanni Ricordi della famosa famiglia musicale, che seguì infatti quando si trasferì alla RCA e con cui iniziò la sua vera carriera di cantante.

Nel 1962 uscì finalmente il suo prima album da solista che comprende il brano che lo rese conosciuto in tutto il paese, “Io che amo solo te”. Infatti, questo brano è ancora cantato regolarmente oggi in Italia.

E, come per confermare la storia d’amore di questa bellissima canzone, proprio nel 1962 Endrigo sposò Lula, diventando così anche il cognato di Riccardo Del Turco che aveva sposato Donella, la sorella di lei. Nel 1965 nacque Claudia, unica figlia della coppia, tuttora impegnata per la memoria del grande cantautore.

Nel 1966 Endrigo poi salì sul palco più importante della musica italiana, partecipando al suo primo Festival della Canzone Italiana di Sanremo con il suo brano “Adesso sì”, ripreso poi da un cantante agli inizi della propria carriera che sarà il soggetto di un futuro articolo, Lucio Battisti.

Questo fu un periodo felice che lo vide incoronato al Festival di Sanremo del 1968 con la sua “Canzone per te”, insieme al brasiliano Roberto Carlos che porterà il brano al successo nel mercato sudamericano.

Al contrario del primo brano sopra, questa canzone non è una storia d’amore tradizionale, ma esprime la tristezza della fine di un rapporto profondo dove il cantante si chiede se troverà di nuovo l’amore.

In totale Sergio Endrigo ha partecipato a nove Festival di Sanremo, ottenendo altri risultati eccellenti, compreso il secondo posto nel 1969 con la sua “Lontana dagli occhi”, insieme alla cantante britannica Mary Hopkin, e il terzo posto nel 1970 insieme a Iva Zanicchi con la sua “L’arca di Noé”.

Questi risultati confermano il posto di Sergio Endrigo tra i cantautori importanti del paese e continuò la sua carriera con una fase importante dedicata ai giovani italiani, ma non possiamo concludere senza nominare due canzoni particolari.

Infatti, sarebbe facile finire questo breve riassunto della carriera di un grande cantautore con un’altra canzone d’amore, ma non possiamo non includere quelle due canzoni che sono simboli della sua vita e carriera.

La prima è del 1969 ed è dedicata alla sua città di nascita. La canzone intitolata, “1947”, l’anno dell’Esodo da Pola, esprime tutta la tristezza di chi lasciò la propria città, non per scelta, ma perché costretto da condizioni politiche crudeli che vedono il mondo come linee di confine disegnate su mappe impersonali, e di sfere di influenza e destini nazionali che non tengono conto della composizione di città che erano multietniche, cioè non avevano solo una cultura, ma composta dalla grande varietà etnica delle loro popolazioni.

Una situazione che abbiamo visto ripetersi in altri paesi nel corso dei decenni dall’Esodo italiano dall’allora Jugoslavia.

La seconda fase particolare della carriera di Endrigo iniziò con una collaborazione con due poeti, il brasiliano Vinicius de Moraes, ed il grande poeta italiano Giuseppe Ungaretti, che produsse un album per bambini intitolato “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”.

In seguito, Endrigo partecipò ad altre iniziative per i bambini, e una di queste fu con il suo amico poeta Gianni Rodari, e il compositore e musicista argentino naturalizzato italiano Luis Enrique Bacalov con una collaborazione per i giovani del paese e uno dei suoi brani più riconosciuti è il frutto di questa collaborazione.

Si tratta della canzone “Ci vuole un fiore”, dall’album omonimo, che ancora oggi è suonata regolarmente in radio e televisione in Italia.

Il messaggio di questa canzone, secondo cui le grandi cose nascono dalle piccole cose, in questo caso il fiore, poteva venire solo da un poeta, e la musica di Endrigo e Bacalov lo rende facile da capire e, di conseguenza, da ricordare e cantare per i nostri bambini.

Sergio Endrigo è ancora ricordato e amato in Italia, ma a parte quel che fece Roberto Carlos con la loro canzone vincente al Festival di Sanremo, e le versioni delle sue canzoni ancora interpretate da cantanti in Italia, il suo nome non è riconosciuto all’estero ai livelli che la sua carriera meriterebbe.

La sua vita dimostra senza ombra del dubbio che dai disastri si può risorgere, ed è un esempio che potremmo dare anche a coloro che vediamo ogni giorno nei servizi giornalistici televisivi che fuggono da disastri e guerre, di non perdere la speranza perché è sempre possibile superare queste barriere create da queste situazioni per costruire vite importanti ed esprimere i talenti che troppi dimenticano di avere nella disperazione di avere perso le loro case.

E questa non è affatto un’affermazione da scartare, perché la vera sconfitta è perdere la propria identità, e questo continua anche dopo le catastrofi, sia naturali che causate dall’uomo, e questo è un messaggio importante della vita di Sergio Endrigo.

Singers to be remembered and to make known overseas: SERGIO ENDRIGO

Part 1: Rino Gaetano   

Part 2: Giorgio Gaber 

PLEASE NOTE FOR OUR ENGLISH LANGUAGE READERS: This article contains 4 videos of Italian songs. In two cases the videos contain the lyrics in English, while the others will have a link to the lyrics to be able to understand the song.

Today’s singer reminds us of a part of Italy’s history that, unfortunately, many have forgotten. One of the consequences of Italy’s disastrous participation in the Second World War was the loss of part of the nation’s territory to the then Yugoslavia which led to the Exodus of hundreds of thousands of Italian citizens from Dalmatia and Istria, and the cancellations of the Italian names of cities such as Fiume (now Rijeka), Pola (now Pula) and Zara (now Zadar).

In fact, the singer who is the subject of this article was part of this painful, and for many, indeed too many, deadly exodus.

Sergio Endrigo was born in Pola on June 15, 1933, into a family of artistic inspiration considering that his father was a painter and sculptor. And in 1947 he and his mother (his father had passed away in 1939), had to flee from the city to Brindisi and then Venice.

He left school at an early age to help his mother financially and this led him to the road for which he is still remembered in Italia, as a singer. During his trips between musical engagements, he met the famous singer Riccardo Del Turco and in 1959 he launched his first single.

So began his first participations in song competitions and meeting important people, not only for his career, but also in the sphere of Italian Culture in general, such as lyricist and musical producer Franco Migliacci and above all Nanni Ricordi of the famous musical family and in fact he followed Ricordi when he moved to RCA and with this producer that his real career as a singer began.

In 1962 his first album as a solo singer was finally released and it included the track that made him known throughout country, “Io che amo solo te” (I who love only you). This song is still performed regularly today in Italy.

And to confirm the love story of this beautiful, precisely in 1962 Endrigo married Lula, so becoming Riccardo Del Turco’s brother-in-law since he married her sister Donella. In 1965 Claudia was born, the couple’s only daughter, who is still committed to the memory of the great singer-songwriter.

In 1966 Sergio began climbing onto the most important stage of Italian music, participating in his first Sanremo Italian Song Festival with his song “Adesso sì” (Now yes), picked up by a singer at the start of his career who will be the subject of a future article, Lucio Battisti.

This was a happy period that saw him crowned at the 1968 Sanremo Festival with his song “Canzone per te” (A song for you), together with the Brazilian singer Roberto Carlos who took the song to success on the South American market.

In contrast to his first song above, this song was not a traditional love story, but expressed the sadness of the end of a deep relationship where the singer wonders if he will find a new love.

In all, Sergio Endrigo took part in nine Sanremo Festivals, achieving other excellent results, including second place in 1969 with his “Lontani dagli occhi” (Far from the eyes), together with the British singer Mary Hopkin, and third place together with Iva Zanicchi with his “L’arca di Noé” (Noah’s ark).

These results confirmed Endrigo’s place amongst the country’s important cantautori (singer songwriters) and he continued his career with an important phase dedicated to young Italians, but we cannot close without mentioning two particular songs.

Indeed, it would be easy to finish this summary of the career of a great cantautore with another love song, but we cannot fail to include those two songs that are symbols of his life and career.

The first is from 1969 and it is dedicated to his city of birth. The song’s title is “1947” (link to the lyrics in English), the year of the Exodus from Pola and it expresses all the sadness of those who left their city, not by choice, but because it was forced to by cruel political conditions that saw the world in terms of lines drawn on impersonal maps, and spheres of influence and national destinies that did not take into account the composition of cities that were multiethnic, in other words, they did not have one culture, but were made up of the great ethnic variety of their populations.

A situation that we have seen repeated in other countries over the decades since the Italian Exodus from Jugoslavia.

The second particular phase of Endrigo’s career began with a collaboration with two poets, the Brazilian Vinicius de Moraes and the great Italian poet Giuseppe Ungaretti, that produced an album for children entitle “La vita, amico. é l’arte dell’incontro” (Life, friend, the art of meeting).

Consequently, Endrigo participated in other initiatives for children, and one of these was with his poet friend Gianni Rodari, and the Argentinean composer and musician and naturalized Italian, Luis Enrique Bacalov, with a collaboration in favour of the country’s children and one of his most recognized songs in the country is the fruit of this collaboration.

This was the song “Ci vuole un fiore” (It takes a flower, English lyrics) that is still played regularly on the radio and television in Italy.

The message of this song that great things come from small things, in this case the flower, could only have come from a poet, and Endrigo and Bacalov’s music make it easy to understand and, as a result, for our children to remember and sing.

Sergio Endrigo is still remembered and loved in Italy, but apart from what Roberto Carlos did with their Sanremo Song Festival winning song, and the versions still interpreted by singers in Italy, his name is not known on a level that his career would deserve.

Without a shadow of a doubt, his life demonstrated that people can rise again from disasters, and he is an example that we could also give to those we see every day in television news services who are running away from disasters and wars, to not lose hope because it is always possible to overcome the barriers created by these situations to build important lives and to express the talents that too many forget they have in the despair of having lost their homes.

And this is not at all an affirmation to discard because real defeat is to lose one’s identity, and this continues even after disasters, both natural and those caused by human beings, and this is an important message from Sergio Endrigo’s life.

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