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Diritti umani

Cambia Terra. Il rapporto di ActionAid su sfruttamento lavoratrici straniere

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Sud Italia: braccianti invisibili e vessate. Il calvario troppo spesso ignorato di chi coglie la frutta che ogni giorno giunge sulle nostre tavole.

di Dario De Camillis

ActionAid lancia il rapporto “Cambia Terra”. Un’indagine per raccontare le storie e le violazioni dei diritti delle lavoratrici straniere più vulnerabili.

Dal rapporto emerge come le molestie sessuali, i ricatti, le paghe da fame, le liste nere dei caporali siano un fenomeno radicato anche nell’Arco Ionico, l’area che comprende le provincie di Matera, Taranto e Cosenza, dove il clima e la terra fertile favoriscono le coltivazioni di ortofrutta, dalle fragole all’uva da tavola fino agli agrumi.

Non esistono dati ufficiali in grado di misurare il lavoro sommerso in agricoltura, tuttavia, sono disponibili alcune stime. Ad esempio, secondo l’European Platform Tackling Undeclared Work, in Europa, l’occupazione agricola stagionale non registrata è pari al 32%, dato confermato dalla European Federation of Food, Agriculture and Tourism Trade Unions, ma che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) stima essere di gran lunga superiore (61,2%).

I caporali richiedono maggiormente braccianti di sesso femminile perché, oltre a ad accettare paghe più contenute, possono essere “gestite” più facilmente e garantiscono una maggiore cura sia durante la raccolta che nella fase della lavorazione della frutta più delicata.

Però sono proprio le donne, soprattutto le straniere originarie della Romania e Bulgaria, a vedere violati sistematicamente i propri diritti più elementari.

“Guadagno trentotto euro al giorno. Chi riesce lavora senza interruzioni, dal lunedì alla domenica. Gli uomini ricevono due euro in più all’ora perché hanno compiti più pesanti. Stamattina mi sono alzata presto, cominciamo alle sei: prepariamo il terreno per piantare le fragole, lo concimiamo. Devo stare sempre piegata e adesso che sono incinta è faticoso. Mi sento sfiancata, però sono obbligata ad andarci, ho bisogno di soldi” Catalina, lavoratrice rumena in Basilicata.

 È una delle 119 donne impiegate in agricoltura di origine rumena e bulgara intervistate e incontrate per il rapporto CAMBIA TERRA.

“Nel barese, da anni va avanti un metodo collaudato. La mattina, quando nelle piazze arrivano i furgoni per portare le operaie agricole nei campi, la “prescelta” viene fatta salire davanti, nello spazio accanto al guidatore. Sul cruscotto vengono messi un cornetto e un caffè caldo, comprati al bar. Mangiare la colazione significa accettare l’avances sessuale e quindi ottenere l’ingaggio. Rifiutando, invece, il giorno dopo si viene lasciate a casa” spiega Annarita Del Vecchio, psicologa e collaboratrice di ActionAid in Puglia.

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