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Diritti umani

Calabria. Verso la “zona bianca” anche negli istituti penitenziari. Cosa è accaduto e cosa accadrà con il ritorno alla normalità

Titty Marzano

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Agostino Siviglia  “Non bisogna dimenticare che le persone detenute non smettono di essere cittadini e quindi sono titolari di tutti i diritti”.

Abbiamo intervistato l’ Avv. Agostino Siviglia, garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, che dallo scorso gennaio si è impegnato formalmente in una lunga battaglia per risolvere il problema dei vaccini e garantire il graduale ritorno alla normalità.

Un momento particolarmente difficile con un arco temporale abbastanza lungo, se pensiamo agli interventi restrittivi necessari dallo scorso febbraio 2020, nel quale tutti abbiamo subito limitazioni della libertà che forse ci hanno resi più coscienti delle problematiche delle persone che vivono in stato di detenzione. Le chiedo subito quale sia la situazione negli istituti penitenziari italiani ed in particolare in quelli calabresi ?

Per quanto riguarda il sistema nazionale c’è stata una certa pervasività del contagio che fortunatamente è rimasto contenuto. Abbiamo avuto poco più di un migliaio di persone positive tra detenuti e personale di Polizia Penitenziaria. Se si considera, però, che negli Istituti la popolazione attuale è di circa 53.000 soggetti il numero diventa significativo.

In Calabria la situazione è rimasta a lungo molto contenuta, soprattutto durante la prima fase dell’emergenza sanitaria. Durante la seconda ondata, invece, dopo alcuni casi sporadici è poi scoppiato un vero e proprio focolaio presso l’istituto Catanzaro-Siano dove abbiamo avuto circa 100 persone detenute positive al Covid ed alcune con problematiche importanti. Purtroppo ci sono stati 2 decessi, cui si è aggiunto quello di una persona in detenzione domiciliare.

Oggi per fortuna la situazione è rientrata e lo stesso si può dire per gli altri 12 istituti penitenziari della Calabria dove, a seguito di una lunga battaglia che avevo cominciato a dicembre proseguita con appelli pubblici fino ad arrivare formalizzare la richiesta a tutte le autorità competenti regionali ma anche a quelle nazionali affinché si vaccinassero le persone detenute, a partire dal 26 marzo del 2021 sono cominciate le vaccinazioni. Oggi abbiamo raggiunto quasi il 70% della popolazione detenuta vaccinata in Calabria. Certo rimane il rammarico, anche se non possiamo affermarlo con certezza assoluta, che se fosse iniziata prima la campagna vaccinale, il focolaio di Catanzaro si sarebbe potuto evitare. Attualmente la situazione è sotto controllo.

Ritiene vi siano state ulteriori privazioni di diritti all’interno degli istituti penitenziari a causa dell’emergenza scatenata dal Covid  ?

Certamente si, perché il carcere già è un mondo chiuso ed escluso e lo è stato ulteriormente, basti pensare che dall’inizio della pandemia da febbraio 2020 sono stati sospesi i colloqui in presenza con i familiari. Successivamente si è potuto rimediare tramite videochiamate che sono state garantite dall’amministrazione penitenziaria. Sono state sospese tutte le attività trattamentali, culturali, ludiche, sportive e di lavoro esterno. Le attività di istruzione non sempre sono state rese disponibili perché non tutti gli istituti sono organizzati con il cablaggio necessario alla didattica a distanza e ci si è improvvisati con invio delle lezioni per mail alla direzione o all’area pedagogica per consentire comunque la continuità didattica. La chiusura ha comportato una compressione di tutti i diritti fondamentali, a partire da quello alla salute che ha subito un grave stress-test durante la pandemia. La gestione della circolazione del virus in un ambiente ristretto e chiuso come quello carcerario è estremamente complessa non essendo possibile il distanziamento fisico e anche l’isolamento è risultato problematico per carenza di spazi idonei. Ad oggi, comunque, facendo un bilancio possiamo asserire che la situazione è stata fronteggiata in modo professionale grazie ai medici e all’Amministrazione Penitenziaria che hanno messo in campo tutte le attività necessarie previste dai protocolli sanitari nazionali.

Lei ha parlato di protocolli sanitari nazionali, come mai questo enorme divario tra nord e sud per quanto riguarda le procedure?

Il divario dipende dalla famosa e infausta riforma del titolo V della Costituzione che affida la riforma sanitaria alle regioni e tutto questo trova sperequazione da regione in regione. Noi, in particolare, abbiamo la sanità commissariata da ben undici anni e gli stessi commissari sono stati artefici, proprio in questo periodo, di dimissioni, revoche di dimissioni, nomine e continue sostituzioni e questo si è riverberato anche sul mondo carcerario. In particolare il Dipartimento Salute della Regione Calabria, che coordina le varie Asp di riferimento, ha per referente, oltre al dirigente, il commissario ad acta. Noi abbiamo avuto proprio nel periodo della pandemia la nomina di ben tre commissari e questo ha comportato una completa disorganizzazione il cui risultato è valutabile non solo all’interno degli Istituti. Ora, che la situazione sembra essere rientrata nella correttezza anche attraverso il piano nazionale delle vaccinazioni, si è rimediato a questa disparità che c’era inizialmente tra nord e sud, anche grazie al commissario Figliuolo che è stato più chiaro e anche più puntuale dal punto di vista organizzativo.

Un’ultima domanda. Stiamo per ripartire, alcune regioni dal quattro di giugno diverranno zona bianca e le altre seguiranno man mano. Cosa varierà negli istituti penitenziari?

Sostanzialmente il carcere seguirà le stesse dinamiche dell’esterno. Quando si è reso possibile ricongiungersi ai familiari, la stessa possibilità è stata data ai detenuti. Ripartiranno le attività di istruzione in presenza, le attività trattamentali, il lavoro all’esterno del carcere, insomma la possibilità di riprendere lentamente tutte quelle attività che erano possibili prima della pandemia. Noi, come Garanti stiamo lavorando a questa terza fase, del rilancio e della ripartenza, utilizzando anche i nuovi metodi di comunicazione che si sono rivelati utili proprio per accorciare le distanze tra dentro e fuori per evitare che il sistema penitenziario rimanga ancora una volta escluso. Non bisogna dimenticare che le persone detenute non smettono di essere cittadini e come tali sono titolari di tutti i diritti. Vigileremo, quindi, affinché tutte le riacquisizioni che stanno riguardando tutte le regioni si estendano parallelamente all’interno del mondo penitenziario.

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