Ursula Von der Leyen eletta Presidente della Commissione Europea

E’ la prima volta dal dopoguerra che una rappresentante femminile è chiamata a ricoprire l’importante incarico.

Per la prima volta dalla nascita dell’UE, sarà una donna a rivestire il ruolo di presidente della Commissione Europea:  Ursula von der Leyen.  Lo ha deciso il Parlamento UE al termine di una votazione a scrutinio segreto dal risultato tutt’altro che scontato. Basti pensare che l’eletta ha superato la soglia della maggioranza assoluta con appena nove voti. Molti, dentro e fuori Strasburgo, hanno incolpato i franchi tiratori per la maggioranza risicata. Ma in un’Europa sempre più divisa tra europeisti e sovranisti, è quasi naturale che la neo eletta presidente della Commissione Europea abbia dei nemici.  Ursula Von der Leyen, ex ministro dell’ultimo governo tedesco, è un’europeista di ferro. Per 14 anni, è stata un’alleata fedele della cancelliera Angela Merkel, da sempre sostenitrice dell’UE, e l’Unione Europea ha fatto parte della sua vita fin dall’infanzia.  La neo presidente è figlia di un commissario europeo ed ha sperimentato in prima persona la libertà di spostamento offerta dal trattato di Shengen. Ursula Von der Leyen ha vissuto in Belgio, nel Regno Unito e poi si è trasferita in Germania. Parla fluentemente Inglese, francese e tedesco e, durante il suo discorso di presentazione tenuto a Strasburgo, ha dimostrato di poter alternare le tre lingue con grande naturalezza. Secondo alcuni osservatori, dietro lo sfoggio di tale capacità, c’è la volontà di esprimere verso tutti i leader pro-Europa un messaggio di apertura ed unione. «La fiducia riposta in me è fiducia riposta nell’Europa- ha dichiarato subito dopo l’elezione la neo nominata- lavoriamo insieme per affrontare le grandi sfide del futuro, invece di alimentare divisioni tra Stati membri».

All’appello è seguito un avvertimento ad Ungheria e Polonia, Paesi guidati da governi sovranisti sanzionati dall’UE per le loro politiche anti-democratiche.  Von der Leyen ha annunciato che non esiterà a mantenere “un atteggiamento duro nei confronti delle nazioni UE che metteranno in discussione lo Stato di diritto”. Ma nel progetto politico della nuova presidente della Commissione Europea non c’è solo la lotta contro il sovranismo, bensì l’ambizioso obiettivo di fare del vecchio continente un esempio di ecologia a livello mondiale. Recentemente i Paesi europei si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2030, ma per  Von der Leyen non è abbastanza: «bisogna arrivare almeno al 50% se non al 55%». Per il capo della commissione UE, l’Europa del futuro dovrà diventare più verde se vorrà essere un luogo migliore in cui vivere e dovrà essere più rosa per realizzare la parità di genere.  La Presidente  ha intenzione di raggiungere la parità numerica tra uomini e donne all’interno delle istituzioni europee, dove prevale  la presenza maschile.

Lutto nazionale in Italia e nel mondo culturale per la morte dello scrittore Andrea Camilleri

Ha scritto un centinaio di libri, tradotti in tutto il mondo, dal giapponese e cinese al gaelico. Vendute oltre 300 milioni di copie. Il successo per “Il commissario Montalbano”.

Andrea Camilleri si è spento mercoledì mattina nell’ospedale Santo Spirito di Roma, dove era stato ricoverato un mese fa in seguito ad una frattura del femore causata da una caduta. Da allora non si è più ripreso.  Aveva 93 anni, di cui sessantadue trascorsi in Rai, una seconda casa per Camilleri che già da giovane aveva dimostrato la sua inclinazione verso il genere poliziesco. Le serie “il Tenente Sheridan” e “il Maigret di Simenon” hanno la sua firma. Così come la sua creazione più nota e che ha avuto il maggiore successo: “Il Commissario Montalbano”. Nato come protagonista di numerosi romanzi di successo mondiale, Montalbano  finisce  sul piccolo schermo nel 1999, interpretato dall’attore Luca Zingaretti, che ha contribuito a far conoscere il genio di Camilleri a tutti gli italiani. Anche dopo il successo televisivo, il maestro siciliano non ha mai  smesso di scrivere opere, sono un centinaio i libri scritti da Camilleri, che hanno ottenuto successo in tutto il mondo, tanto che sono state stampate oltre 30 milioni di copie in ogni lingua, dal giapponese e cinese al gaelico. Negli ultimi tempi l’avanzare dell’età aveva rallentato la produzione del prolifico e geniale scrittore, senza però riuscire a fermare la sua fantasia. Il “padre di Montalbano” infatti, benché quasi del tutto cieco, ha continuato a dettare alla segretaria i testi degli ultimi suoi lavori. Regista,sceneggiatore,attore,docente universitario Camilleri ha coltivato una stretta amicizia con un altro famoso scrittore siciliano, Leonardo Sciascia e, fino al giorno del suo ricovero in ospedale non ha mai smesso di dedicare le sue energie alla scrittura di nuove storie, che hanno conquistato  il cuore di milioni di suoi appassionati lettori, regalando a Camilleri un posto d’onore tra i maestri della letteratura italiana e mondiale. Numerosi i messaggi di cordoglio inviati da personalità italiane e straniere e da semplici cittadini, che hanno voluto in questo modo esprimere un ringraziamento allo scrittore scomparso, per le opere lasciate ai posteri.

Roma, Pirandelliana 2019

Torna l’appuntamento con la rassegna di teatro più prestigiosa dell’Estate Romana. La compagnia teatrale “LA BOTTEGA DELLE MASCHERE”, fondata e diretta da Marcello Amici, sarà in scena dal 9 luglio al 4 agosto, ore 21.15 con TUTTO PER BENE, L’ALTRO FIGLIO, MALE DI LUNA, NOTTE, L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA, ALL’USCITA, di Luigi Pirandello- Regia di Marcello Amici

Torna Pirandelliana, la rassegna organizzata dalla Compagnia Teatrale La bottega delle maschere fondata e diretta da Marcello Amici, giunta quest’anno alla XXIII edizione.

Iniziata nel 1997 al Teatro Romano di Ostia Antica, la manifestazione ha proseguito la sua storia, dal 1999, nel Giardino della Basilica di Sant’Alessio, uno degli spazi più belli dell’Aventino che si affaccia come un solenne balcone sulla Città, un luogo antico, austero, silenzioso, intenso ed elegante.

L’aria che si respira nel Teatro della Bottega non è mai raddensata e severa ma sempre ironica tragedia e commedia tragica.

Considerata una delle rassegne di teatro di maggior prestigio dell’Estate Romana, Pirandelliana, con all’attivo 110.000 presenze, “È teatro di parola, teatro pirandelliano – come sottolinea il direttore Marcello Amici – che affronta gli spazi della solitudine e dell’emarginazione che opprimono e condizionano l’esistenza umana”.  

Come di consueto saranno proposte, a sere alterne, opere teatrali di Luigi Pirandello.

La Rassegna, in programma dal 9 luglio al 4 agosto 2019, propone:

– Tutto per bene (in scena il martedì, il giovedì, il sabato);

-Atti unici: L’altro figlio, Male di luna, Notte, L’uomo dal fiore in bocca, All’uscita (in scena il mercoledì, il venerdì, la domenica).

Si apre il 9 luglio con Tutto per bene, una commedia di Luigi Pirandello tratta dall’omonima novella pubblicata nel 1906. Rappresentata per la prima volta al Teatro Quirino di Roma, il 2 marzo 1920, con la Compagnia di Ruggero Ruggeri, s’incentra sulla figura di Martino Lori che ha sempre ignorato il tradimento della moglie morta, ormai, da sedici anni ed ignora di non essere il padre di Palma. Tutti, intorno a lui, hanno sempre pensato il contrario: Martino, dicono, ha accettato di rappresentare la commedia per sfruttare la situazione.

L’uomo apprende dell’infedeltà della moglie proprio dalla figlia o meglio, da colei che fino a quel momento ha creduto sua figlia. Esplode in Martino un’ansia di ribellione e vendetta, il suo sdegno chiede in qualche modo giustizia: ma chi potrebbe credere alla sua angoscia per un’offesa recatagli tanti anni prima?

 “Due velatini sono collocati quasi al centro della scena, – spiega Marcello Amici, protagonista e regista dello spettacolo – come quella gran tela in ‘Diana e la Tuda’. Le zone oscure recintano l’oltre, la scena negata, l’inconfessato e l’indicibile, dove Martino Lori cerca con gli occhi nell’ombra addensata. Ferito a morte dalla verità, l’uomo non la rifiuta, perché ha recitato, inconsapevole, la parte in un copione sconosciuto. È qui la grandezza di Pirandello: cercare di capire! Solo chi comprende può accettare di stare al giuoco impostoci, spesso beffardo e crudele”.

Martino non si vendicherà, tutto si accomoderà, tutto si concluderà nel migliore e più beffardo dei modi: continuerà a comportarsi, stavolta veramente consapevole, come prima.

“Con cinque atti unici, legati tra loro con delle monadi pirandelliane, vorrei esporre una mia tesi – conclude Marcello Amici, – l’universo pirandelliano è lo spazio dell’istrione che per evitare lo scacco della vita che fa male a tutti, inevitabilmente, esibisce la sua stessa sofferenza nel vano tentativo di mutare in disgusto il piacere ineliminabile della vita. È un palcoscenico di esibizionisti quello descritto negli atti unici ovvero L’altro figlio, La morte addosso (che diventerà L’uomo dal fiore in bocca), All’uscita, Male di luna e Notte; questi ultimi due sono prime assolute con Pirandelliana 2019. Ognuno arriva – come in un web – e racconta la stessa storia: la pena d’esser così e di non poter più essere altrimenti! Laggiù, oltre il fondale, c’è l’uscita. La vita è un breve momento di illuminazione, tutto il resto è buio. E’ un palcoscenico totale, un arsenale delle apparizioni in cui si dipanano i momenti intensi di un Novecento teatrale alla base della drammaturgia contemporanea.”

Il problema della solitudine umana, dell’incomunicabilità, delle verità, quelle da ciascuno di noi credute in un dato momento e in determinate circostanze, la liquidazione del principio di identità, l’angoscia dell’essere sempre differenti da sé stessi, sono disseminati ovunque e trovano risoluzione nelle linee futuriste della scenografia, nelle note di un’armonica a bocca come in quelle di una musica primordiale, nei tempi della parola, tra le dita di una regia sensibile.

L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale.

Convention mondiale dei Lions a Milano

Anche il presidente della Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo, Eugenio Ficorilli, al 102° congresso dei Lions. Una presenza storica  che vanta al suo attivo anche il prestigioso incarico di Governatore distrettuale del Centenario della sigla internazionale 

«Si può arrivare molto lontano prima di iniziare a fare qualcosa per gli altri»- ha detto il filantropo americano Melvin Jonson, che nel 1917 ha fondato l’associazione Lions Club con lo scopo di aiutare i più deboli. A più di un secolo dalla sua fondazione, l’organizzazione ha raggiunto ogni angolo del mondo. L’Italia non poteva mancare e la 102a convention internazionale che è iniziata ieri a Milano, nella sede della ex Fiera Milano City, serve a ricordare l’importanza degli associati italiani in questo progetto di solidarietà. Basti pensare che del milione e mezzo  di soci iscritti al Lions Club, 40.000 sono connazionali. Un dato significativo, certo. Ma che non toglie spazio agli associati internazionali che a migliaia sono giunti nel capoluogo lombardo, che ospiterà 154 delegazioni per tutta la durata della convention, 5 giorni da venerdì 5 luglio a martedì 10 luglio. La parola d’ordine dell’evento è “servire”. Un verbo che è risuonato durante l’apertura del congresso, dove è previsto l’intervento dell’ex premier britannico Tony Blair, oltre a molte personalità di spicco dell’associazione, per definire gli obiettivi futuri che i Lions dovranno portare avanti.

Senza rinunciare però agli impegni già presi. Come il supporto all’istituto dei ciechi di Limbiate in provincia di Monza e Brianza, a cui ogni anno l’organizzazione dona 50 cani guida. Le attività che i Lions Club svolgono in Italia sono numerosissime e spesso si muovono parallelamente a quelle di altre sodalizi umanitari. I numerosi soci Lions hanno nei loro vertici professionisti che l’impegno umanitario di solidarietà lo svolgono a tutto tondo. E’ il caso di Eugenio Ficorilli, che ha ricoperto nella storica associazione il ruolo di Governatore distrettuale del Centenario e allo stesso tempo dal gennaio 2019 è presidente nazionale della LIDU Onlus (Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo), l’associazione che dal 1919, quest’anno celebra anch’essa il centenario, conduce battaglie per la difesa di coloro che non hanno la forza per far valere i propri diritti, partendo dalla divulgazione dei 30 articoli della DUDU all’interno delle scuole con un progetto formativo delle coscienze dei più giovani. Ficorilli, già Capo Dipartimento del cerimoniale di Stato e Responsabile della Segreteria della Commissione per i Diritti Umani della Presidenza del Consiglio, non potrà che portare un considerevole valore aggiunto ai temi ed agli scopi della Lidu onlus, forte della esperienza associativa svolta con grande merito nei Lions.

Reggio Emilia, bimbi in affido per lucro. Una strage di innocenti che va avanti da anni

L’episodio ha messo in luce la delicatezza del ruolo degli assistenti sociali e la vulnerabilità delle famiglie da loro monitorate. Come evitare che si lucri sulla sofferenza?

«L’opera umana più bella è quella di essere utili al prossimo»- ha detto il drammaturgo greco Sofocle più di un millennio fa. Da sempre coloro che dedicano la propria vita ad aiutare i più deboli godono del rispetto e della fiducia della società. Oggi è ancora così. Ma dove esistono persone degne di tale fiducia, è possibile che ce ne siano altre pronte a tradirla. Magari per denaro. Secondo la Procura di Reggio Emilia, alcuni operatori del servizio sociale integrato dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza potrebbero essersi macchiati di abusi di fronte a “svariate decine” di genitori e dei loro figli. Questi ultimi vittime innocenti di un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro, che cresceva in maniera proporzionale alle sofferenze dei bambini e delle loro famiglie. Le cronache degli ultimi giorni parlano di fanciulli strappati ai genitori da alcuni assistenti sociali della Val d’Enza, che adoperavano le loro competenze in campo psicologico, psicoterapeutico e psichiatrico per plagiare i piccoli costringendoli a testimoniare contro i loro genitori. Genitori che, attraverso regali e lettere d’amore indirizzate ai figli, cercavano di abbattere il muro di menzogne costruito da persone senza scrupoli e pronte a reprimere qualsiasi segno di umanità. Quelle lettere disperate ed i regali non sono mai arrivati a destinazione. Secondo gli inquirenti, gli indagati l’hanno impedito  per cercare di convincere i bambini della morte dei loro cari ed evitare ogni tipo di contatto tra i fanciulli e le famiglie faceva parte del piano. Addirittura dall’inchiesta denominata ‘Angeli e demoni’ emergono particolari inquietanti come scosse elettriche cui i bimbi venivano sottoposti per azzerare i ricordi, o simulazioni fiabesche per distruggere le figure genitoriali. 

Per conoscere maggiori dettagli su questa vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica italiana, bisognerà attendere la chiusura delle indagini in corso da parte della magistratura. Ma di fronte a vite distrutte per l’avidità di denaro di gente cinica e spietata, è lecito porsi una domanda: come “rimediare” alle ferite inferte alle vittime, piccole e grandi, di questa tragedia? Una delle numerose norme del codice deontologico dell’Ordine degli Assistenti Sociali (Cnoas) obbliga gli iscritti ad  “esperire ogni tentativo per rimediare” in caso di “una omissione o un errore che possa danneggiare l’utente o il cliente o la sua famiglia”. Probabilmente gli ideatori della normativa facevano riferimento ad eventuali mancanze dovute  alla scarsa attinenza ai protocolli operativi. Ma come comportarsi di fronte ad un errore etico: tradire la fiducia della società per denaro? Come rimediare all’ “errore degli errori”? Forse, eseguire perizie più approfondite sulle relazioni fatte dagli operatori sociali, i quali hanno la facoltà di giudicare l’idoneità dei genitori a crescere i propri figli, potrebbe evitare episodi come quello avvenuto in provincia di Reggio Emilia e, soprattutto, potrebbe evitare che alcuni operatori, fingendosi “utili al prossimo”, rovinino per sempre la vita di minori, distruggendo intere famiglie.

In Giappone aperta la caccia alle balene. Preoccupati gli ambientalisti

Dopo uno stop durato trent’anni nel Paese nipponico riprende la pesca commerciale dei cetacei, la cui carne è ricercata.

«Mandare al largo le baleniere per la prima volta dopo 31 anni è un momento commovente, mi riempie il cuore di gioia»- ha detto ieri Shigeto Hase, direttore generale dell’Agenzia Giapponese per la pesca, mentre le baleniere si allontanavano dalla costa alla caccia di cetacei. Era dal 1987 che Hase, insieme a tutti gli imprenditori del settore, aspettava di assistere ad una scena del genere. Da quando la Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC) aveva vietato la pesca commerciale degli enormi animali. Questi ultimi, all’epoca, erano sull’orlo dell’estinzione e così il Giappone, la Norvegia, l’Islanda ed altri Paesi, in cui è largamente praticata la caccia alle balene,  avevano sottoscritto il divieto della IWC in attesa di stabilire nuovi parametri comuni per una pesca sostenibile. Tali criteri però non sono mai stati definiti e le baleniere sono rimaste bloccate nei porti per 30 anni. Un periodo di tempo che ha consentito ai cetacei di ripopolare i mari. Ma  più lr balene aumentavano di numero, più il governo nipponico chiedeva di riaprire la caccia alle balene, giudicandola un “elemento fondamentale  della tradizione culinaria nazionale”.

In effetti, i cetacei fanno parte della gastronomia giapponese da oltre quattro secoli. Il consumo della carne di balena si è molto diffuso durante la seconda guerra mondiale e nel periodo successivo al conflitto. In un Paese devastato dalle bombe,  macellare bovini, ovini e suini era troppo costoso, oltre alla difficoltà di trovarli. La carne di balena invece era alla portata di tutti, al punto che si poteva trovare anche nelle mense scolastiche. Gli ultracinquantenni e gli anziani del Giappone lo ricordano bene e sono proprio loro i più insofferenti al divieto della IWC. Le persone della terza età rappresentano una percentuale altissima della popolazione nipponica. La loro nostalgia per la carne di balena si è trasformata col tempo in una questione di orgoglio nazionale, portando il governo ad uscire dalla IWC nel 2018. Sordo alle condanne internazionali, soprattutto da parte delle associazioni ambientaliste, il Giappone ha annunciato di rilanciare la pesca commerciale dei cetacei. Per 30 anni, le aziende del settore sono sopravvissute grazie ai sussidi statali, circa 46 milioni di euro all’anno. Nel Paese la caccia alle balene però non si è mai fermata del tutto, nemmeno durante il divieto, in cui era solo consentito pescare cetacei per fini scientifici. Ora senza alcuna proibizione, la pesca potrà svolgersi in modo pianificato e 227 baleniere navigano a caccia di cetacei.

Milano, Gay Pride 2019. Quando la lotta per i diritti LGBT diventa solidarietà verso i migranti

I manifestanti hanno sfilato con una fascia blu al braccio in segno di vicinanza agli immigrati. Moltissimi richiedenti asilo tra i partecipanti alla sfilata.

«I diritti sono vinti solo da coloro che fanno sentire la loro voce» – ha detto Hervey Milk il primo politico americano dichiaratamente gay che, negli anni ‘70, ha fatto uscire la comunità LGBT dall’indifferenza, opponendosi alla discriminazione. Un impegno che gli è costato la vita. Milk, se fosse stato vivo, avrebbe potuto assistere soddisfatto  al successo della manifestazione organizzata due giorni fa a Milano: il Gay Pride 2019. Una giornata in cui una folla di omosessuali, bisessuali e transgender, si parla di oltre centomila persone, hanno manifestano sorridenti  e festanti per le strade della città, sfidando la parte più conservatrice della società italiana. Ma senza violenza, “armati” di bandiere arcobaleno, abiti succinti e di messaggi inneggianti all’amore. L’odio ed il rancore non erano ammessi alla festa dell’orgoglio gay, solo la solidarietà nei confronti di coloro che hanno pagato la loro omosessualità con le percosse e le umiliazioni, a volte con la morte. Come il 22enne Samuele Venga, aggredito lo scorso settembre a Milano.

C’era anche lui tra coloro che, alle 15:30 di ieri, sono partiti da piazza Duca d’Aosta  ed hanno raggiunto piazza Oberdan dove è stato allestito un palco. È stata la musica ad accogliere i manifestanti al termine della sfilata. Rispetto ai Gay Pride precedenti, quello di Milano 2019 si è rivolto anche ad altri “deboli della società”, i migranti. Il caso della nave Sea Watch con a bordo 42 richiedenti asilo e l’arresto del suo capitano, ha scosso l’opinione pubblica nazionale, dividendola in pro e contro Carola Rackete. I membri della comunità LGBT di Milano, riportando l’attenzione sui migranti, uniche vittime di questo ultimo controverso caso, hanno sfilato con una fascia blu al braccio, in segno di vicinanza a tutti i migranti, anche quelli che ieri hanno partecipato alla giornata dell’orgoglio gay. Un evento sponsorizzato da 70 aziende internazionali, tra cui Microsoft, Amazon e Google. Da tempo i giganti americani hanno sposato la causa della comunità LGBT  e sponsorizzano anche il Gay Pride che si svolge oggi 30 giugno a New York negli USA, dove è prevista la partecipazione di Madonna.

Reggio Emilia. Assistenti sociali strappano bambini alle famiglie per denaro. Arrestato il sindaco

Sono 18 gli indagati per aver sottoposto i minori a torture, comprese scosse elettriche, per indurli ad accusare di violenza i veri genitori. La protesta della Lidu onlus che chiede alle forze politiche l’impegno per evitare tali indegni accadimenti

«Non è la sofferenza del bambino ad essere ripugnante di per sé stessa, ma il fatto che questa sofferenza non è giustificata»- ha detto lo scrittore francese Albert Camus. Ma a Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, i fanciulli erano sottoposti a violenze, soprusi e angherie per due scopi ben precisi: arricchire gli assistenti sociali che avrebbero dovuto prendersi cura di loro ed essere violentati. È quanto emerso dall’inchiesta denominata “Angeli e Demoni”, coordinata dal Procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi che, due giorni fa, ha messo fine ad un sistema di adozioni illecite gestito dal “servizio sociale integrato dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza”. L’ ente poteva contare su uno staff composto  da psicologi, psicoterapeuti, amministratori pubblici e assistenti sociali per strappare alle famiglie in stato di indigenza quanto avevano di più prezioso, i figli. L’organizzazione, secondo  gli inquirenti, una volta presa di mira la vittima di turno, la allontanava dai  genitori col pretesto di sottoporre il piccolo ad alcuni test. Da quel momento, gli specialisti della “Val d’Enza” effettuavano sui fanciulli lavaggi del cervello per aizzarli contro le loro famiglie.

A quanto emerge i piccoli subivano anche scosse elettriche per far si che cancellassero i ricordi. L’obiettivo di questa macchina degli orrori, secondo gli investigatori, era convincere i bambini di essere vittime di abusi e violenze da parte dei genitori che, seppur innocenti, venivano descritti dai figli come dei mostri ed il giudice affidava i piccoli ai servizi sociali. Per i fanciulli era l’inizio di un vero e proprio calvario, mentre l’ente della Val d’Enza, in virtù del “servizio” prestato, riceveva fondi pubblici per centinaia di migliaia  di euro. Un fiume di denaro alimentato dalla sofferenza dei bambini, che venivano affidati a famiglie che abusavano anche sessualmente dei piccoli. Gli inquirenti ritengono che in questo sistema fosse coinvolto anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, indagato insieme ad altre 18 persone. Il primo cittadino è fra i 6 sospettati per cui sono scattati i domiciliari. La vicenda ha destato enorme scalpore e turbato profondamente l’opinione pubblica e molti si domandano se non sia opportuno riformulare una legge che protegga maggiormente minori indifesi, e soprattutto si chiede un più assiduo controllo del sistema di affido dei minori. Anche il presidente della Lega Italiana dei Diritti Umani, Eugenio Ficorilli,  esprime la propria grande preoccupazione per le vicende di Bibbiano ed in altre realtà che hanno coinvolto bambini, strappandoli fraudolentemente ai propri genitori, e, nell’esprimere gratitudine per l’impegno della magistratura a tutela di minori, invita le forze politiche ad adottare le misure necessarie per evitare che si ripetano tali indegni accadimenti. 

Erdogan perde Istanbul. È la fine dello strapotere del “sultano”

Ieri nella metropoli turca si sono svolte le elezioni municipali ed il candidato sostenuto dal presidente della Turchia  è stato sconfitto da Ekrem Imamoglu. È il volto democratico della politica nazionale.

Domenica scorsa ad Istanbul, si sono svolte le elezioni municipali che hanno visto come vincitore Ekrem Imamoglu, leader del partito di centrosinistra CHP. È la seconda volta che il primo cittadino viene scelto dall’elettorato. Le amministrative si sono tenute già tre mesi fa. In quell’occasione, Imamoglu ha battuto di poco il suo sfidante Binali Yildirim, fedelissimo del presidente turco Recep  Erdogan, capo del partito nazionalista AKP. Lo scarto tra i due candidati era di 13mila voti. Troppo pochi per l’uomo forte della Turchia che ha denunciato presunte “irregolarità durante gli scrutini”, invalidando la votazione. Così, ieri ad Istanbul, le persone si sono recate alle urne per la seconda volta, quella decisiva: Imamoglu ha stravinto con uno scarto di 775mila voti. Binali Yildirim si ferma al 45% dei consensi, mentre il candidato di centrosinistra vola al 54%.

Negare la sconfitta è impossibile, l’AKP sventola bandiera bianca ed il prescelto di Erdogan dichiara: «Mi congratulo con  Ekrem Imamoglu che ha vinto le elezioni». Parole di circostanza che ad Istanbul hanno l’eco di un terremoto politico. Perché? Perché “chi vince Istanbul, vince la Turchia”. Lo ha detto Erdogan pochi giorni prima dell’ultima votazione. In effetti, il leader dell’AKP ha iniziato la sua ascesa al potere nel 1994, diventando sindaco della metropoli turca, che da allora è stata la sua roccaforte. Almeno fino a ieri. È la prima volta, in 16 anni di governo, che l’uomo forte della Turchia viene sconfitto alle urne. Ora la sua leadership è compromessa, ma è ancora lui a tenere in pugno le istituzioni. Dopo il fallito golpe del 2016,  Erdogan ha fatto arrestare centinaia di oppositori tra politici, magistrati, giornalisti e professori universitari. Una volta “purgato” il Paese, il presidente turco ha dichiarato l’emergenza nazionale, abolendo le libertà civili e trasformando la Turchia in uno Stato di polizia. Poi nel 2018, attraverso un referendum, si è conferito ulteriori poteri, guadagnandosi il soprannome di “sultano”.

Ma l’Impero ottomano  è caduto da tempo e gran parte della società turca è stanca del regime totalitario, ritenuto responsabile della recessione che ha impoverito il Paese negli ultimi anni. La gente di Istanbul chiede democrazia ed ha scelto  Imamoglu come  leader anti-Erdogan. La metropoli turca è la capitale economica della nazione, da cui il governo ottiene la maggior parte delle risorse necessarie per finanziare l’AKP ed i media, usati come strumento di propaganda. Dal canto suo, Erdogan potrebbe ostacolare l’operato del nuovo sindaco privandolo dei fondi pubblici. La lotta per la sopravvivenza della democrazia è iniziata.

Elezioni in Guatemala. Tra siccità e ‘mazzette’

Il Paese centroamericano e tra i più esposti al fenomeno del riscaldamento globale. L’agricoltura è in ginocchio insieme alla popolazione che grida “no” alla corruzione dilagante. Ma i  candidati alla presidenza non ne parlano.

Domenica scorsa i guatemaltechi si sono recati alle urne per eleggere il prossimo presidente della nazione. La rosa dei candidati era ampia, ben 19, ma l’elettorato Guatemalteco ha scelto senza lasciarsi prendere dall’imbarazzo. Nel Paese centroamericano, da sempre connotato dalla frammentazione politica, sono i candidati con il cognome più noto ad essere premiati dai votanti. Ecco perché, dopo l’appuntamento elettorale, sono rimasti in due a correre per la presidenza: Sandra Torres e Alejandro Giammattei, che si affronteranno nel ballottaggio previsto per il prossimo 11 agosto. La prima è la moglie dell’ex presidente del Guatemala,  Álvaro Colom; l’altro il direttore del sistema penitenziario statale. “Pezzi grossi” insomma. Ma per suscitare entusiasmo nel popolo, occorrono un passato privo di ombre e un’agenda elettorale credibile. Requisiti che neppure i più acuti osservatori sono riusciti ad intravedere nei due politici. Sandra Torres è sospettata d’ aver finanziato la sua campagna elettorale con fondi illeciti mentre su Giammattei pesa un episodio di cronaca nera rimasto irrisolto. Quando il candidato era ancora direttore del sistema penitenziario statale, un commando di agenti è entrato in alcune carceri facendo strage di detenuti. Si tratta però solo di “ombre”, perché su Torres e Giammattei non pende nessuna accusa. Per vincere lo scetticismo dell’elettorato, ai due non resta che puntare sul programma politico. Ma cosa propongono? Soluzioni ad annosi problemi: alcune misure per rendere più efficace la gestione dei penitenziari ed il sistema sanitario nazionale. Poi c’è la lotta alla disoccupazione, un tema trasversale così come il sostegno all’agricoltura.

Ma nessuno affronta il problema più grave, che più di tutti tormenta la popolazione guatemalteca: la corruzione dilagante, un fenomeno che è costato la vita a moltissime persone. Un caso emblematico è quello dell’acquisto, da parte dello Stato, di macchine per dialisi difettose. Il malfunzionamento delle apparecchiature ha causato la morte dei pazienti. Per decenni, ingiustizie del genere sono rimaste senza un colpevole, ma ora nel Paese centroamericano la situazione sta cambiando. Dodici anni fa il Guatemala, con l’aiuto delle Nazioni Unite, ha istituito la “Commissione Internazionale Contro l’Impunità in Guatemala” (CICIG). L’organo è composto da esperti provenienti da vari Paesi e, dal giorno della sua fondazione, ha indagato oltre 700 persone per corruzione e portato in carcere numerosi politici ed imprenditori coinvolti in giri di mazzette. Inoltre ha smantellato 60 organizzazioni criminali colluse con le istituzioni. Si tratta di risultati senza precedenti nella storia dell’America Latina. Ma la strada verso la legalità è ancora lunga per il Guatemala. Il Paese latino è tra i più corrotti del mondo e gli ultimi governi hanno fatto di tutto per eliminare la CICIG, che ha indagato per corruzione oltre il 20% dei membri del Congresso. L’organo anti-corruzione sarebbe stato abolito, se la popolazione non fosse scesa in piazza per difenderlo. Secondo gli ultimi sondaggi, il 70% dei guatemaltechi è soddisfatto della CICIG, l’unico argine contro la gestione arbitraria dei fondi pubblici ad opera della classe dirigente. Le casse dello Stato sono in rosso, quando ci sarebbe bisogno di un massiccio piano economico per sostenere l’agricoltura, che, per migliaia di famiglie, rappresenta l’unica fonte di sostentamento.

Il Paese centroamericano è tra i più esposti al fenomeno del riscaldamento globale e l’assenza di piogge degli ultimi mesi ha visto andare in rovina circa il 50% dei campi coltivati. Tale perdita ha significato per la popolazione un aumento esponenziale della povertà estrema. Flagellati dalla siccità ed ignorati dallo Stato, i membri delle comunità rurali decidono di partire per gli Stati Uniti. A migliaia si incamminano verso gli USA. Sanno che  è inevitabile attraversare il Messico, dove ad attenderli ci sono  trafficanti di esseri umani pronti a lucrare sulla disperazione di chi, dopo aver perso tutto, cerca di inseguire il “sogno americano”. Molti muoiono nel tentativo. La Federazione Internazionale dei Diritti Umani  (FIDH) ha rivolto un appello al futuro presidente del Guatemala affinché sostenga la CICIG nella lotta alla corruzione e al malgoverno.

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