Attriti tra Lega e Cinquestelle. La norma anticorruzione mette in crisi la maggioranza

By 22 novembre 2018Politica

Le tensioni nel governo giallo-verde si paventavano da mesi. Ora si rischia di raggiungere il punto di rottura.

di Vito Nicola Lacerenza


Due giorni fa  la Camera ha approvato l’emendamento sul peculato del decreto anticorruzione con 284 voti a favore e 239 contrari al termine di uno scrutinio segreto. Si tratta di una modifica alla precedente legge da sempre osteggiata dai 5stelle, i quali l’hanno esclusa dal contratto di governo nonostante i malumori dell’alleato, la Lega. Il sospetto  dei grillini è che Salvini abbia organizzato una squadra di franchi tiratori, circa 36 deputati,  per far approvare una legge alla quale il PD    ha dato l’appellativo di “decreto salva Lega”. Come riferiscono i parlamentari pentastellati, tale emendamento avrà l’effetto di far decadere il reato di peculato per alcuni esponenti del Carroccio.  Ma ad alimentare le tensioni tra i due partiti di governo c’è molto più che una battuta di spirito dell’opposizione. Il problema più grave per la tenuta della maggioranza è emerso settimane fa, quando il Parlamento europeo ha messo in luce l’insufficienza delle coperture economiche messe in campo da Lega e Cinquestelle, per sostenere le riforme chiave della manovra economica: il reddito di cittadinanza, la flat tax e la quota 100 . Il costo stimato dal Ministero dell’Economia per queste tre riforme è di circa 30 miliardi di euro, ma  il Parlamento europeo ne ritiene necessari altri 15, il che rende sempre più difficile alla maggioranza far quadrare il bilancio, senza rinunciare ad uno dei punti del contratto di governo.

Fare a meno del reddito del cittadinanza screditerebbe i 5stelle e Di Maio agli occhi dei suoi elettori, mentre posticipare ulteriormente l’approvazione degli sgravi fiscali previsti dalla flat tax deluderebbe gli imprenditori del nord, componente  fondamentale della base elettorale della Lega. Un clima incandescente che, per la prima volta dalle ultime elezioni nazionali, ha fatto registrare un calo dei consensi del Carroccio, con sondaggi che si attestano al di sotto del 30%. L’inversione di tendenza ha aumentato il nervosismo all’interno del partito di Salvini, il quale, in due occasioni, è stato costretto dai 5stelle a fare un passo indietro su due temi cari alla Lega: l’attuazione dello scudo fiscale per i capitali che rientrano dall’estero  e la costruzione degli inceneritori nella “terra dei fuochi”, in Campania. In vista delle elezioni regionali e delle parlamentarie europee, la competizione tra i due alleati di governo cresce di giorno in giorno. Ecco perché molti osservatori sono concordi nell’affermare che l’approvazione dell’emendamento sul peculato nel decreto anticorruzione sia una “rivincita” del carroccio sui pentastellati. Ma si tratta solo di una supposizione. Per il premier Giuseppe Conte quanto accaduto ieri alla Camera è solo un “incidente di percorso”. Un copione che si ripete ormai in ogni più o meno grande dissidio tra alleati di Governo. Al premier Conte il ruolo anche in questa occasione di riuscire a mediare,  ristabilendo la concordia tra i due vicepremier, Di Maio e Salvini.

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