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Attualità

Alcuni aspetti della geopolitica della regione artica

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Tempo di lettura: 4 minuti

La geopolitica della regione artica si interseca in modo strategico con l’attuale situazione di crisi energetica e di cambiamento climatico che il mondo intero sta affrontando. La Danimarca assume un ruolo centrale nelle politiche di approvvigionamento grazie alla sua sovranità sulla Groenlandia

di Alexander Virgili

Il recente esito del referendum, in Danimarca, a favore di una maggiore integrazione nelle politiche di difesa europee, è stato prevalentemente interpretato come una risposta all’attacco russo all’Ucraina. Ciò è in gran parte verosimile ma la preoccupazione danese che può spingere ad una maggiore integrazione militare e al rafforzamento delle sue stesse forze armate è anche altrove.  Infatti, spesso si trascura di ricordare che la Danimarca attraverso i suoi stretti controlla l’accesso al mar Baltico, certamente importante per la Russia essendo, in misura minore, l’equivalente settentrionale di Bosforo e Dardanelli. Altrettanto, se non ancora più rilevante in prospettiva, il fatto che la Danimarca eserciti la sua sovranità sulla Groenlandia, la principale isola dell’area artica e, grazie ad essa, abbia un ruolo strategico centrale in relazione allo sfruttamento, alle rotte ed alla difesa di quell’area che sta diventando sempre più importante. Tutte le rotte artiche devono, in qualche misura, avvicinarsi al territorio della Groenlandia che, oltre allo sfruttamento diretto delle proprie risorse, potrebbe quindi diventare uno dei principali bastioni militari dell’area.  

Groenlandia e Svalbard (isole, queste ultime, dove l’insediamento russo è in espansione da tempo) hanno suscitato pure le mire espansionistiche della Cina, che neppure si affaccia nella regione, oltre che una attenzione crescente anche da parte di India, Giappone e Corea. La Russia, che si protende su ampia parte dell’area Artica, rivendica il controllo prioritario degli sfruttamenti di gran parte delle sue risorse le quali, secondo varie stime, includono giacimenti molto ricchi di gas, di petrolio e di numerosi altri minerali.  Le variazioni climatiche e gli effetti del riscaldamento globale, oltretutto, stanno “liberando” da una parte dei ghiacci quell’area, che offrirà quindi più agevoli opportunità di sfruttamento minerario e di transito delle merci.  Sempre la Danimarca, con la società Maersk, vanta il più grande armatore di navi mercantili del mondo, primato che la Cina verosimilmente intende superare con la COSCO che si colloca al terzo posto (al secondo è la italo-svizzera MSC). In questo contesto artico, anche le procedure avviate da Svezia e Finlandia per un accelerato ingresso nella NATO assumono quindi una valenza diversa, ovvero il timore che la Russia possa, così come accaduto in Ucraina, avviare azioni militari in quell’area polare che sino ad oggi è rimasta a margine di molti interessi ma che si appresta, come sostiene la maggior parte degli osservatori, a diventare strategica non solo per quanti vi si affacciano direttamente. Si aggiunga a ciò anche il fatto che, a livello internazionale presso molti Paesi in via di sviluppo, l’Europa e l’Occidente non godono di una immagine positiva, anzi, in molti Paesi, le spinte nazionaliste o quelle integraliste religiose si sono spesso giovate – e lo fanno tuttora – di un diffusa immagine negativa data dell’Occidente, descritto solo come aggressivo, decadente, colonialista, ecc., trascurando e manipolando ipocritamente le proprie vicende storiche locali che certamente non sono prive di negatività.

Ecco quindi che le vicende ucraine, con la avventata scelta russa di non perseguire una maggiore integrazione con le sue radici europee, hanno messo in moto una serie, probabilmente non prevista, di conseguenze sul piano delle alleanze, degli investimenti, delle prospettive internazionali generali. 

Le rotte artiche, se dovessero incrementarsi considerevolmente, consentirebbero di ridurre tempi e costi di percorrenza tra alcuni dei più importanti poli economici mondiali, tra questi Giappone ed Europa, con un rivalutato stretto di Bering, controllato da Stati Uniti e Russia che non pone i limiti di Suez o di Panama per il transito di navi con dimensione e pescaggio notevoli.    La competizione artica, a breve, riguarderà le acque territoriali, le zone economiche esclusive, così come l’estensione dei limiti delle piattaforme continentali.  Canada e Russia sono i due Paesi con maggiore proiezione artica, dei due la Russia appare al momento quello più aggressivo. Nel 2014 la Russia ha creato un Comando Strategico Interforze dell’Artico, che coordina la Flotta del Nord, una Brigata motorizzata ed una brigata di difesa aerea e spaziale; sono state inoltre riaperte ed ammodernate alcune basi che erano state chiuse nel 1991, oltre ad alcune nuove installazioni. Dopo Canada e Russia il Paese maggiormente coinvolto per estensione marittima è la Danimarca, non solo per la Groenlandia ma anche per le isole Fær Øer. La Cina, da parte, sua sta procedendo con la usuale politica dell’espansione attraverso accordi bilaterali ed investimenti, puntando sulla Groenlandia e sull’Islanda, per garantirsi non solo una quota delle risorse ma anche voce in capitolo in materia di rotte e di zone di influenza. 

I mutamenti climatici e la crescente fusione dei ghiacci, sta accelerando prospettive che si immaginavano ancora abbastanza lontane nel tempo e che erano impostate prevalentemente su iniziative di cooperazione, in particolare con le periodiche riunioni a Rovaniemi. L’attacco all’Ucraina da parte della Russia, a partire dalla fine di febbraio 2022, ha direttamente influenzato le relazioni statunitensi, canadesi e nordiche con la Russia nell’Artico. Sette Stati membri del Consiglio Artico hanno ufficialmente informato Mosca, che detiene la presidenza di turno, che stavano sospendendo la partecipazione dei loro rappresentanti a tutti gli eventi formali del Consiglio Artico. Il Consiglio Artico è il forum regionale a cui sono ammessi i cinque Paesi principali che si affacciano sul Mar Glaciale Artico: Canada, Russia, Stati Uniti, Norvegia e Danimarca (che fa le veci della Groenlandia), a cui si aggiungono Islanda, Finlandia e Svezia. Ad essi si sommano dodici Paesi che fanno da osservatori, tra i quali l’Italia. La geopolitica dell’Artico è quindi ancora da decifrare e definire, la fluidità degli eventi e delle trasformazioni naturali non è pienamente prevedibile, ma resta una delle sfide centrali dei prossimi anni.

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