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5 aprile: la Giornata Mondiale delle Coscienze

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Nel 2020 è stata istituita la Giornata internazionale delle Coscienze, che indubbiamente, giocano un ruolo fondamentale nel nostro agire, come pure nel non agire. Fondamentale, dunque, l’ascolto e il risveglio di ogni coscienza, per migliorare effettivamente l’esistenza di ognuno

 di Damiana Cicconetti   

Il 5 aprile dell’anno 2020, durante il lockdown causato dal Coronavirus, l’ONU ha istituito la Prima Giornata Internazionale delle Coscienze.

…Coscienza: un concetto arduo da spiegare e di cui, invero, si avverte e percepisce il solo senso, come pure gli effetti, seppur non tangibili in modo materiale.

In effetti, la coscienza consente una valutazione di tipo esclusivamente morale: del proprio  e dell’altrui “agire”. Per questo siamo soliti dire di “avere agito secondo coscienza” per indicare i nostri migliori propositi, definendo, di contro, “privo di coscienza” chi si comporta in modo immorale.

E non può essere un caso che l’istituzione della ricorrenza sia avvenuta in  contemporanea allo spirito di coesione e resilienza insorto nel periodo della pandemia: un periodo in cui si è voluto a tutti i costi sconfiggere un nemico invisibile ma non per forza invincibile.

Proprio questa occasione ci ha, in effetti, fornito ottimi motivi di riflessione: sia sul cammino intrapreso dall’uomo, sia sugli opportuni cambiamenti  da attuare al fine di potersi rinnovare e, al contempo, migliorare.

…La stessa frase ripetuta all’infinito “Ne usciremo fuori” indica il tentativo di auto-convincersi che qualcosa di positivo nella nostra società e, prima ancora, all’interno delle nostre coscienze, sarebbe dovuto inevitabilmente accadere per fermare un virus tanto aggressivo.

Del resto, sono le nostre azioni a determinare ciò che siamo, come pure il decidere di non agire affatto.

Ed è indubbio che le innovazioni tecnologiche, i progressi scientifici, nonché il facile accesso al sapere devono essere utilizzati quali “alleati”…

…Alleati che devono far comprendere che non siamo indistruttibili, così come non lo è il nostro pianeta che generosamente ci ospita.

Pertanto è tempo che ognuno prenda “coscienza” del fatto che fenomeni quali gli squilibri sociali, il surriscaldamento del pianeta, le estinzioni di intere specie animali e le catastrofi naturali non sono altro se non il riflesso dei nostri errori e, invero, “azioni”… Senza alcun dubbio errate.

Quindi, innanzi a tante e tali calamità, la vera sfida dell’uomo sta nell’ascolto della propria coscienza, tentando di trarre vantaggio dai periodi di transizione qual è, senza alcun dubbio, il nostro, per, poi, poter innescare il desiderato cambiamento ed il conseguente miglioramento.

E chi non dovesse “avere coscienza” – quaestio, ad onore del vero, del tutto impossibile o, in ogni caso, “eccezione alla regola”, considerata la nostra natura umana –, non può far altro che attenersi a quel che statuisce la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che, nell’articolo 1, così recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e dritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uno verso gli altri con spirito di fratellanza…”.

E, ancora, chi ha la sfortuna di essere nato “incosciente” non dovrà far altro che rispettare l’articolo 18 della stessa Dichiarazione, in cui si legge che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo e la libertà di manifestare,  isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti…”.

Senza, peraltro, dimenticare quanto stabilisce la Carta de Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, in un’Europa che sta a tutt’oggi  affrontando le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina…

…Una guerra che non può non avere risvegliato domande antiche che interpellano, oltre gli Stati, proprio le coscienze di ognuno… Nessuno escluso!

Chi di noi, in effetti, non si è chiesto come poter fermare un’aggressione tanto violenta senza venir meno al dettame costituzionale che “rifiuta la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali…”?

E come non riaffermare il “valore del dialogo” in una situazione che ha travalicato ogni comportamento umanamente accettabile?

O come sostenere ostinatamente il “valore della scelta individuale”, innanzi ad ordini tanto ingiusti?

Ed, infine, come non mettere in discussione il nostro sistema di vita, dipendente da Paesi a-democratici, pur continuando a vantare la nostra “democraticità”?

…Domande a cui è difficile – forse addirittura impossibile – dare risposte.

Risposte che ci fornisce la nostra coscienza, prima ancora che la Costituzione e l’Ordinamento che restano, comunque, un valente “ausilio”.

La Costituzione italiana, ad esempio, pur non facendo esplicito riferimento al termine “coscienza”, sancisce implicitamente il principio dell’obiezione di coscienza e quindi l’esercizio della stessa: nel suo articolo 2 (in cui garantisce “i diritti inviolabili dell’uomo…”); nell’articolo 19 (in cui statuisce “la libertà di religione di ognuno…”) e, infine, nell’articolo 21 (in cui stabilisce “la libertà di manifestazione del pensiero in qualsiasi forma…”).

Né si può sottovalutare il fatto che già nell’assetto normativo determinatosi nell’immediato  dopo-guerra, l’obiezione di coscienza ha trovato riconoscimento in ben 3 casi:

  • 1) nell’”uso personale delle armi, divenuto rifiutabile per imprescindibili motivi di coscienza…”, grazie alla Legge n. 772 del 15 dicembre 1972 e, in seguito grazie alle successive modifiche apportate negli anni 1974 e 1978, che hanno soppresso il servizio obbligatorio di leva;

 

  • 2) nel “non obbligo del personale sanitario e di esercenti le attività ausiliarie a prendere parte a procedure abortive laddove ciò sollevi problemi di coscienza…”, nel pieno rispetto dell’articolo 9 della Legge n. 194 del 22 maggio 1978;

 

  • 3) nella “possibilità di esprimere obiezione alla sperimentazione animale ed alla stessa fecondazione artificiale…”, grazie a quanto stabilito dalla Legge n. 40 del 19 febbraio 2004, il cui articolo 16 ha affermato “il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie che non intenda prendere parte alle procedure per l’applicazione delle tecniche di fecondazione artificiale...”.

E, del resto, la libertà di coscienza non avrebbe non potuto essere fatta rientrare tra i cosiddetti “diritti fondamentali della persona…”, proprio in quanto è la stessa coscienza a costituire elemento imprescindibile della natura umana.

Pertanto, la stessa istituzione della Giornata Mondiale delle Coscienze non avrebbe non potuto far emergere l’importanza degli enti formativi nell’educare alla “libertà di coscienza”, oltre che alla “tutela della persona” ed alla “dignità umana”, al contempo impegnandosi attraverso ogni azione, interna ed esterna alla propria comunità, per raggiungere tali nobili fini.

Quindi, l’invito ad ognuno in occasione di questa rilevante giornata è quello di interrogare  la propria coscienza per decidere almeno una cosa da cambiare. Perché solo in tal modo sarà  possibile aggiungere del meglio alla propria vita e, al tempo stesso, all’intera società.

…Non è più il caso di attendere: mettiamoci, fin d’ora, una mano sulla coscienza…”.

Anzi! Facciamo di meglio: adoperiamoci in tal senso sempre e non solo in occasione di questa giornata, che è e resta importante per averci supportato nel “risveglio delle coscienze…”. 

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