Ecco perchè alcune zanzare preferiscono il sangue umano a quello animale

A differenza di quanto si possa credere per il momento solo un basso numero di zanzare preferisce gli esseri umani rispetto ad altri animali.

di Ilaria Carlino

Oltre ogni aspettativa e oltre il puntuale fastidio che proviamo nei confronti delle zanzare, in pochi sanno che hanno anche un’alta percentuale di provocare la morte fra milioni di persone ogni anno; questo è dovuto alla loro “quasi” facile possibilità di trasmettere malattie come la malaria e la febbre gialla, soprattutto nei paesi più poveri come l’Africa. Ma a differenza di quanto si possa credere per il momento solo un basso numero di zanzare preferisce gli esseri umani rispetto ad altri animali.

L’Università di Princeton (USA) avendo studiato il caso ci fornisce alcune informazioni sulla base delle analisi di uova di zanzara che i ricercatori hanno raccolto per ben tre anni utilizzando migliaia di ovitrappole, ovvero contenitori ripieni di acqua stagnante con una fitta griglia poco al di sopra dell’acqua; questi offrono condizioni ottime per la posa delle uova e permettono il passaggio delle stesse verso il basso senza fuga da parte delle zanzare dopo la schiusura. La specie di “Aedes aegypti”, una delle più diffuse e una delle cause più comune di febbre gialla, dengue e Zika, si è scoperto che oltre ad avere note due sottospecie, tra esse una sembra preferire di gran lunga gli esseri umani, mentre l’altra mostrerebbe più indifferenza riguardo le sue scelte.

I ricercatori di Princeton con una loro invenzione hanno collocato gli insetti dentro una scatola di plastica avente due aperture attaccate a due tubi: uno di quest’ultimi portava verso il braccio di un volontario (un ricercatore) mentre l’altro ad una cavia animale.

Gli esperti raccontano che dopo poco l’inizio del test le zanzare decidevano già se spostarsi verso una direzione o l’altra, dopodiché le conteggiavano all’interno dei tubi.

Dalle ricerche è emerso che siano molto più presenti in una stagione umida avendo bisogni dei ristagni d’acqua per deporre le uova e che si spostino in zone dove c’è una più alta concentrazione di esseri umani apposta per trovare più riserve d’acqua.

Il New York Times ha spiegato, in merito all’ipotesi prima citata dei ricercatori, che questa circostanza, ovvero quella di un’elevata affluenza di zanzare lì dove ci sia più popolazione umana, ha fatto sì che col tempo questi insetti si adattassero al sangue umano finendo così per preferirlo a quello animale.

Da questa ricerca si è stimato inoltre che entro il 2050 ci sarà un’elevata affluenza di zanzare nell’Africa subsahariana in seguito a processi di urbanizzazione che faranno sì che aree più popolate da esseri umani gli forniscano più acqua di cui hanno bisogno per riprodursi.

Questo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Current Biology” ed ha avuto un grande successo fra gli studiosi data la quantità di informazioni e di dati piuttosto rilevante. Inoltre scoprire perchè le zanzare preferiscano il sangue umano potrebbero favorire nuovi sistemi che riducono i rischi di trasmissione di alcune malattie infettive.

Provviste – Generi di conforto per viaggiatori lenti

È partito da Tarvisio, il 25 luglio, il progetto “Provviste” che porta a vivere la natura e la convivialità in un modo che viene dal passato con uno sguardo al futuro. Fruire di spazi sicuri e trovare nuove connessioni che raccontino i viaggiatori di questa nuova epoca

Provviste è un progetto che nasce in seno a Dispensa (www.dispensamagazine.it) da un’idea di Martina Liverani e Valeria Carbone, entrambe attive nel mondo dell’enogastronomia, per raccontare e promuovere i cammini, in mezzo alla natura, in ottima compagnia e con buon cibo.

“Proprio come una riserva di viveri e altri beni messi da parte in vista di future necessità le Provviste, in varie forme accompagnano viaggiatori e appassionati di cammini con storie, piccoli eventi, progetti ad hoc con realtà mosse dalla stessa voglia di scoperta in una dimensione naturale e a misura d’uomo. La cultura, la natura e il benessere sono i viveri che accompagnano il cammino” racconta Martina Liverani, editore di Dispensa.

I percorsi di Provviste saranno piccoli cammini in occasione di grandi eventi o grandi cammini in compagnia di un personaggio di riferimento (un o scrittore, uno chef, un produttore enogastronomico, un atleta, un manager….) per imparare camminando e godendo di un’esperienza condivisa con vecchi e nuovi amici accomunati da una stessa passione per il buon cibo e con la gioia di rifocillarsi durante le soste con qualcosa di buono e semplice. Provviste perciò riunisce persone, esperti di vari settori e menti creative per camminare e parlare in modo efficace e pervasivo, condividere idee e scoprire qualcosa di nuovo; apre strade inedite o percorre sentieri già segnati con diversi punti di vista, e lascia sempre tracce nuove. Le tracce saranno racconti, podcast, video e contenuti da condividere che possano ispirare appassionati e viaggiatori lenti verso i più bei cammini d’Italia.

La tappa zero è stata nel territorio del Tarvisiano con un cammino dedicato alla scoperta della Malga Montasio e alla degustazione dei suoi prodotti caseari d’eccellenza. Un cammino accompagnato dai racconti di una guida esperta e del casaro che ha preparato una vera colazione di montagna e ha mostrato agli ospiti la lavorazione del suo formaggio. Un’esperienza che tutti potranno vivere o dalla quale potranno farsi ispirare, in futuro, grazie ai video realizzati a supporto e scaricando il podcast che racconta le suggestioni di questo speciale cammino. Si tratta quindi di un progetto aperto e in continua evoluzione, mosso dalla voglia di esplorare, guardare, assaporare e condividere. È quindi un inno alla scoperta, alla lentezza, al piacere del buon cibo e all’ottima compagnia.

Protagonista della data zero è stato il brand GORE-TEX che ha scelto di essere partner del progetto Provviste includendolo nella propria strategia locale. Questa attività si lega al nuovo quadro di sostenibilità introdotto dalla divisione Fabrics di Gore che riflette l’impegno a lungo termine dell’azienda volto a proteggere le persone e il pianeta, prolungando al contempo la vita dei prodotti e il benessere degli individui. Ross MacLaine, Sustainability Team Leader della Divisione Fabrics di Gore ha affermato: “Attraverso il nuovo quadro di sostenibilità, l’obiettivo dell’azienda è quello di ridefinire le prestazioni, oltre alle caratteristiche tecniche del prodotto, a vantaggio sia delle persone che del pianeta. Continueremo a concentrare i nostri sforzi sulle innovazioni connesse alla sostenibilità e sulle iniziative volte a massimizzare il valore per la società che creiamo. Inoltre, ci impegniamo costantemente a lavorare per ridurre al minimo l’impatto ambientale delle nostre attività e dei nostri prodotti.”

Tra le “provviste” che gli ospiti hanno messo nello zaino, per rifocillarsi durante il percorso, anche la birra ceca Pilsner Urquell, la prima birra chiara al mondo, prodotta dal 1842 soltanto nella città di Plzen. Nello zaino delle provviste anche la CARD+ fornita dal Consorzio di Promozione Turistica del Tarvisiano che permette di accedere gratuitamente a moltissimi servizi e attrattive turistiche sul territorio e ottenere diverse scontistiche anche in Carinzia e Slovenia. La CARD+ viene regalata a tutti gli ospiti degli hotel e delle strutture del comprensorio che hanno aderito all’iniziativa. I prossimi cammini di Provviste, in partnership con GORE-TEX, si terranno a partire dal 18 settembre e vedranno coinvolti i maggiori negozianti outdoor e 25 località tutte da scoprire.

Per tutte le informazioni: www.leprovviste.it

Roma, intervento di Enrico Cavallari (Italia Viva) in supporto al commercio su suolo pubblico

Il capogruppo regionale del Lazio, Enrico Cavallari (Italia Viva), chiede alla sindaca Raggi di affrontare nell’immediato le problematiche del commercio ambulante, già oltremodo penalizzato da emergenza Covid19


“Il Comune di Roma apra la porta agli operatori su suolo pubblico e ascolti le loro istanze: la migliore quadra si trova sempre con l’interlocuzione tra lavoratori e amministrazione”.
Così, in una nota, il capogruppo regionale del Lazio, Enrico Cavallari (Italia Viva), che ieri ha ascoltato alcuni partecipanti al presidio in via dei Cerchi in attesa, senza risultato, di essere ricevuti dal Campidoglio.
“Le criticità che intendono affrontare sul tavolo gli operatori sono essenziali per continuare ad esercitare una professione già in gravissime difficoltà ante Covid, figuriamoci oggi – aggiunge Cavallari -. L’amministrazione chiede la certificazione dei cambi sosta, ma poi non è pronta a recepire la documentazione dagli ambulanti; l’ufficio rotazioni ancora è chiuso x Coronavirus; il parco soste è ridotto all’osso a causa delle delocalizzazioni; ci sono operatori che il dipartimento Commercio tiene senza titolo e altri senza turno.
Ma si può lasciare un intero comparto in queste condizioni?”.
“Dal primo agosto gli ambulanti delle rotazioni rischieranno 5 mila euro di multa per operare eventualmente su soste scambiate, trattati come abusivi, perché il Comune non è pronto ad accogliere le istruttorie di programmazione dei cambi!
La Raggi e l’assessore preposto aprano quella porta – conclude Cavallari – e diano un segnale concreto a questi lavoratori, visto quello che hanno passato e che passano con la drastica riduzione del lavoro.
Inoltre, Comune faccia almeno qualcosa in aiuto a questa categoria, abolendo le prossime rate di Tosap (tassa sul suolo pubblico) per il 2020, in linea con quanto già deciso dal Governo per la fase di lockdown.
In vista, peraltro, delle gravi incertezze sulla evoluzione della pandemia e del contesto generale dell’ambulantato in fortissima crisi”.

Il 30 luglio nel mondo è la data in cui si ricorda il drammatico fenomeno del traffico di esseri umani

Tutti i paesi sono interessati dal fenomeno della tratta come paesi d’origine, come paesi di transito, o come paesi di destinazione. 

di Klodiana Cuka

Il 30 luglio è la Giornata internazionale contro la tratta delle persone, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2013, con Risoluzione A/RES/68/192, con l’intento di sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione delle vittime di tratta e promuovere la difesa dei loro diritti. La tratta di esseri umani è un crimine che vede uomini, donne e bambini vittime di gravi forme di sfruttamento, tra le quali il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che 21 milioni di persone siano vittime del lavoro forzato, qui ricomprese anche le vittime di sfruttamento sessuale.

La grande maggioranza delle vittime della tratta è utilizzata a scopo di sfruttamento sessuale ed il 35% delle vittime del lavoro forzato è costituito da donne. Secondo il rapporto mondiale sulla tratta delle persone elaborato dall’UNODC nel 2018 i dati dimostrano che il fenomeno della tratta riguarda tutto il mondo, la proporzione delle persone trafficate all’interno del proprio paese è raddoppiato nei ultimi anni fino a raggiungere il 58% di tutte le persone rilevate. Questo fenomeno riguarda tutti i paesi, siano essi paesi di origine, di transito o di destinazione delle vittime. Secondo il rapporto sul traffico di esseri umani dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), quasi un terzo delle vittime sono minori. Inoltre, il 71% del totale è costituito da donne e bambine.

A settembre 2015, i governi di tutto il mondo hanno aderito all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile accogliendo anche gli obiettivi e i target che riguardano la tratta. Questi obiettivi esprimono il bisogno di porre fine al traffico e alla violenza sui bambini, di mettere in atto misure contro la tratta di persone. Le misure mirano a eliminare qualsiasi forma di violenza e di sfruttamento di donne e bambini.

 

Alcuni tra i luoghi con realtà drammatiche: 

 

Mozambico: il dramma dei bambini albini, dove il fenomeno della tratta esiste soprattutto nei confronti di “bambini, donne e persone con problemi di pigmentazione della pelle”, ovvero albini.

Capoverde, “Abbiamo lanciato quattro progetti – racconta una religiosa – ovvero un centro di ascolto e di sostegno integrale per le donne; l’intervento psicosociale per i minori in situazione di esclusione; l’approccio all’ambiente per aiutare le donne che in contesti di prostituzione; l’attività di sensibilizzazione nelle scuole superiori e nelle università, con forum e tavole rotonde”.

Testimonianze in entrambi i casi della Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, presso la Santa Sede, che offre un’ampia panoramica su questo tema, accendendo i riflettori soprattutto su quelle parti del mondo che hanno maggiori difficoltà a far sentire la propria voce.

Mentre l’appello disperato di Unicef, in occasione della Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, ricorda al mondo, come a livello globale il 23% delle vittime siano bambine e ragazze.

Nei paesi UE la forma di tratta più comunemente segnalata è quella finalizzata allo sfruttamento sessuale, una forma di violenza di genere che colpisce in modo sproporzionato le donne e le ragazze (95% delle vittime registrate).

L’abuso sessuale è una violazione diffusa sia nei paesi d’origine dei giovani migranti e rifugiati che in quelli di transito, e che a volte si trasforma in sfruttamento anche nei paesi di destinazione. Un fenomeno complesso che va affrontato anche considerando le specifiche vulnerabilità dei minori stranieri non accompagnati, che rappresentano una delle categorie più a rischio.

Mentre in Italia ogni giorno che passa diventa disperata la situazione dei lavoratori migranti soprattutto braccianti agricoli. La normativa vigente in Italia (art. 18 del D. Lgs. 286/98 ai commi 1 e 2, e art. 25 D.P.R. 394/99 ai commi 1 e 3) assegna agli Enti locali la responsabilità di organizzare attività di assistenza e integrazione sociale per le vittime di tratta attraverso i servizi sociali o in convenzioni con organizzazioni private accreditate. Compito ribadito nella Legge 228/03 per l’istituzione di speciali programmi di assistenza alle vittime. Il decreto 286 sottolinea al comma 2 che il Sindaco deve essere informato di ogni percorso di assistenza e reintegrazione sociale avviato.  Nel primo decennio degli anni duemila a beneficiare degli interventi sono state solamente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, mentre da anni si registra un nuovo allarme su altre frontiere di sfruttamento. Emergenza che recentemente, in applicazione alla L. 228/93, è stata preso in carico dal bando annuale collegato all’art. 18, che ha previsto il cofinanziamento di percorsi di protezione sociale per le vittime di tratta delle varie tipologie di sfruttamento. L’attenzione della società civile che diventa portavoce presso le autorità competenti resta per fortuna alta, ma siamo ancora molto lontani da poter dire che il fenomeno potrà essere debellato. 

84 migranti tratti in salvo da Guardia Costiera Italiana. Malta e Francia rifiutano azione di salvataggio

Pur essendo la più vicina al barcone in difficoltà con gli 84 migranti a bordo, Vos Aphrodite, un supply vessel battente bandiera Gibilterra in servizio alla piattaforma petrolifera francese Total, si rifiuta di aiutare i migranti che sono salvi solo per il pronto intervento della Guardia Costiera Italiana.

Nel pomeriggio di ieri 28 luglio, un velivolo Frontex ha avvistato un gommone con decine di migranti a bordo, in area SAR di responsabilità libica, privo di motore e semiaffondato, a causa di un tubolare sgonfio. Dopo essere stata informata dell’avvistamento l’autorità libica responsabile per le attività di ricerca e soccorso in mare, questa non assumeva il coordinamento delle operazioni di soccorso per indisponibilità di mezzi navali.

La Centrale Operativa della Guardia Costiera italiana, pur non essendo il primo Stato ad aver ricevuto la notizia dell’avvistamento del gommone semiaffondato, né responsabile dell’area SAR in cui si trovava la suddetta unità, né responsabile dell’area SAR adiacente (che risulta essere Malta), vista la gravità della situazione, si è attivata chiedendo alle unità mercantili presenti nella zona di dirigere verso il gommone in difficoltà.

Tra queste, la più vicina risultava essere Vos Aphrodite, un supply vessel battente bandiera Gibilterra, distante 9 miglia nautiche dal target, in servizio alla piattaforma petrolifera francese Total. L’unità, nonostante le informazioni ricevute, si rifiutava di dirigere verso la posizione indicata per effettuare il soccorso. L’Italian Maritime Rescue Coordination Centre provvedeva, quindi, a informare lo Stato di bandiera, non ricevendo risposta.

Della presenza del gommone in fase di affondamento nei pressi della piattaforma petrolifera francese Total e del mancato intervento di soccorso del supply vessel veniva informato il Centro di Coordinamento di Soccorso francese, che rispondeva al MRCC italiano riferendo che nessuna nave di bandiera francese era coinvolta e che l’area SAR dell’evento era di competenza libica.

La Guardia Costiera italiana, persistendo il silenzio sia delle autorità maltesi che di quelle di Gibilterra, assumeva quindi il coordinamento del soccorso, inviando l’unità navale Asso 29, battente bandiera italiana in servizio alle piattaforme Eni.

Alle h 04:10 iniziavano le operazioni di imbarco delle 84 persone presenti sul gommone, ormai quasi affondato, tra cui 6 donne e 2 bambini, conclusesi alle h 04:35.

Attualmente, l’unità Asso 29 è in navigazione in direzione Lampedusa.​

 

Amianto: nasce l’Associazione di Promozione Sociale “Osservatorio Vittime del Dovere”

Tra i sostenitori anche i militari esposti alla fibra killer Antonio Dal Cin, Lorenzo Motta e Nicola Panei

Vista la drammatica la condizione di coloro che operano nel comparto sicurezza nelle unità navali, e anche nella Difesa Militare, e la contaminazione con nanoparticelle di metalli pesanti a cui tanti militari sono stati esposti per utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, nella sede di Latina dell’Osservatorio Nazionale Amianto è stata costituita, ed è già operativa, l’associazione di promozione sociale apartitica e senza fini di lucro “Osservatorio Vittime del Dovere”, con struttura democratica ed elettività delle cariche sociali. Tra le sue finalità la tutela della salute, in particolare del personale Civile e Militare delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza.

Nel nostro Paese l’amianto ha inciso pesantemente per i militari della Marina perché ha provocato, fino al 2015, non meno di 570 mesoteliomi che costituiscono solo la punta dell’iceberg, per questo motivo sono in corso numerosi giudizi in sede previdenziale, civile e penale, come i due procedimenti di Marina Bis presso la Corte di Appello di Venezia.

Tra gli autorevoli membri del direttivo dell’associazione, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, anche il Dott. Arturo Cianciosi, medico legale, e uno dei massimi esperti nazionali sulle malattie asbesto correlate e nell’assistenza delle vittime del mesotelioma, e Nicola Panei, ex luogotenente dell’Aeronautica militare riconosciuto vittima del dovere e già sostenitore delle attività promosse dall’Osservatorio, che ha scelto di aderire attivamente per offrire il suo impegno nella difesa dei diritti delle vittime del dovere. Tra i sostenitori anche due militari le cui storie sono state al centro di una importante attenzione mediatica, Lorenzo Motta che, arruolato giovanissimo con all’attivo diverse missioni estere, all’età di 24 anni è stato colpito da linfoma di Hodgkin, il cui caso è stato oggetto di una recente interrogazione parlamentare a firma dei Sen. Stefania Pucciarelli e Stefano Candiani, e Antonio Dal Cin, ex appuntato della GdF dichiarato vittima del dovere per asbestosi pleurica da esposizione ad amianto, ma risarcito solo simbolicamente, per cui ci sono tutt’ora in corso diversi procedimenti.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è operativo con il numero verde 800034294 e lo sportello telematico al link https://www.osservatorioamianto.com/vittime-del-dovere/.

I Nostri Peggiori Nemici- Our Own Worst Enemies

di emigrazione e di matrimoni

I Nostri Peggiori Nemici

Ci lamentiamo della “fuga dei cervelli”, ma non dobbiamo meravigliarci se sono proprio i nostri comportamenti a creare le condizioni che costringono loro a cercare posti all’estero degni dei loro talenti.

Nel suo film capolavoro “Il mestiere della armi”  il regista Ermanno Olmi racconta la storia della morte di Giovanni dé Medici, detto delle Bande Nere a causa dei colori delle armature dei suoi soldati, mortalmente ferito nel tentativo vano di bloccare l’avanzata dei lanzichenecchi dell’Imperatore Carlo V che fecero il Sacco di Roma nel 1527. All’inizio del film alcuni personaggi storici esprimono i loro pensieri riguardo alla vita e al sacrificio del ventiseienne parente di Papa Clemente VII. Purtroppo le dichiarazioni di due dei personaggi, Federico Gonzaga di Mantova e Alfonso d’Este di Ferrara, nascondono il loro ruolo nella morte del giovane condottiero.

Nel tentativo di salvare le loro Signorie Gonzaga e d’Este avevano offerto assistenza e armi ai lanzichenecchi per assicurare che il loro soggiorno in questi territori fosse il più breve possibile. Alla fine il risultato non solo causò la morte di Giovanni e il Sacco di Roma, ma creò anche le condizioni per garantire che la nostra Penisola non avrebbe più avuto un governo centrale per oltre cinquecento anni.

È precisamente in questo periodo che il diplomatico, soldato e storico fiorentino Francesco Guicciardini avrebbe scritto la celebre frase “Francia o Spagna purché se magna” che descrive perfettamente questa epoca della Storia d’Italia.

 Sarebbe facile dire che questi fatti siano lontani e non hanno niente a che fare con il nostro paese moderno, ma sappiamo che il comportamento di Federico Gonzaga e Alfonso d’Este non fu un fatto raro nella Storia del nostro paese e che ancora oggi abbiamo politici e industriali che non pensano al bene del paese, bensì soltanto alle tattiche che farebbero buon gioco alle loro cause e  alle loro ambizioni. E come la politica, lo stesso discorso vale a tutti i livelli della nostra società.

 Non ci vuole molto per ricordare politici italiani che hanno sfruttato e continuano a sfruttare le visite di nostri Presidenti a sedi e convegni internazionali, per esprimere pubblicamente il loro dissenso al fine di recuperare voti nell’ambito della politica interna italiana. A costoro non importa che questi gesti e atti non fanno altro che dimostrare al mondo che non riusciamo ad agire in modo unito, e di conseguenza da decenni il Bel Paese non riesce a imporsi ai  livelli che la nostra Storia e la nostra Cultura dovrebbero assicurare tra i posti d’onore.

 Estendiamo questa pratica allo sport, al mondo accademico e alle lotte tra le industrie italiane e come risultato il nostro paese non trova la forza di emergere negli organi internazionali che darebbero il potere di avanzare non solo ai nostri prodotti, ma anche ai nostri sportivi, artisti e accademici. Ci lamentiamo della “fuga dei cervelli”, ma non dobbiamo meravigliarci se sono proprio i nostri comportamenti a creare le condizioni che costringono loro a cercare posti all’estero degni dei loro talenti.

Purtroppo, questo nostro vizio d’essere proprio noi il nostro peggior nemico si estende anche all’estero in mezzo ai gruppi delle varie comunità italiane in tutti i continenti.

 Posso citare la mia ex città di residenza Adelaide in Australia dove esistono oltre centocinquanta circoli e associazioni italiane di tutti i generi. Il lettore in Italia potrebbe immaginare la presenza di club da ogni regione, ma non potrebbe mai pensare che non solo esistono circoli dedicati a regioni, ma anche a città e paesini. Nel caso di Adelaide la comunità calabrese ci dà un cattivo esempio della pratica di litigare tra noi.

 Non c’era soltanto una “Associazione Calabria”, ma ben tre simili, dopo la rottura della prima e della seconda per motivi di conflitti di personalità. Poi, non solo esistono circoli di singoli paesi calabresi, ma in almeno in un caso, che non nomino per non mettere in imbarazzo i responsabili, non solo esiste la festa del santo patrono del paese, ma anche delle Madonne di due frazioni dello stesso paese perché le famiglie di ogni frazione considerano le loro feste più importanti della festa del paese principale e sede del comune. Le conseguenze di questi conflitti di vanità non fanno altro che dividere le nostre comunità e impediscono loro di poter fornire i migliori servizi ai nostri connazionali.

 Come vediamo con il comportamento dei nostri rappresentanti all’estero e il danno che fanno alla nostra immagine, questo nostro comportamento egocentrico, come quello dei nostri parenti e amici all’estero, non fa altro che spaccare il nostro voto e la nostra voce quando abbiamo bisogno di unità di azione e di scopo.

 Nessuno pretende che dobbiamo avere tutti le stesse idee e gli stessi programmi. La presenza di miriadi di partiti politici in Italia e la cronaca politica quotidiana di politici di tutti gli schieramenti che minacciano spaccature e la formazione di nuovi raggruppamenti, non sono altro che dimostrazioni di egoismo e non la promozione di idee o identità politiche.

 Per quanto possiamo avere certe idee diverse, abbiamo anche ideali e idee in comune che potrebbero e dovrebbero essere la base per un nuovo percorso nella vita, e non solo politica, del nostro paese. Per quanto parliamo spesso di prendere idee dall’estero, nessuno guarda un certo comportamento nel mondo politico anglosassone che davvero darebbe una svolta su come procedono i processi decisionali nel nostro paese a tutti i livelli.

 Nei parlamenti britannici in giro per il mondo il ruolo dei capigruppo non è solo di preparare l’ordine del giorno parlamentare. Il loro ruolo comprende anche sondare il terreno in comune tra i vari partiti e i parlamentari indipendenti. Nel cercare i punti in comune si riduce il campo di scontro politico che troppo spesso impedisce al parlamento di prendere decisioni. Ricordiamo tutti i milioni di emendamenti a una recente proposta di legge nel non lontano passato, non per migliorare o modificare la proposta, ma nel tentativo, nemmeno tanto occulto, di bloccare prima il dibattito e poi il voto.

 Sarebbe impossibile aspettarsi che tutti fossero d’accordo su ogni punto di qualsiasi programma, ma sarebbe altrettanto impossibile negare che la nostra tendenza nazionale di impedire e bloccare tutto perché non siamo d’accordo su alcuni punti individuali è ancora più dannosa al paese.

 In un sistema parlamentare, come nei circoli e clubs di qualsiasi genere poiché sono nel loro piccolo simili a enti parlamentari, tempi lunghi nel prendere decisioni non fanno altro che riscaldare animi che troppo spesso sono già caldi prima dell’inizio del dibattito.

 Se i nostri rivali in campo politico internazionale, oppure nel commercio o nello sport, riescono, battaglia dopo battaglia, a far avanzare le loro cause, e noi invece non riusciamo a cavare un ragno dal buco, dobbiamo riconoscere che è proprio perché riescono a fare quel che noi non siamo capaci di fare: agire in modo unito, almeno di fronte ai nostri avversari. Nessun sistema politico esiste senza scontri più o meno feroci, ma sono pochi ad avere le spaccature pubbliche che vediamo in Italia.

 Se vogliamo, come paese, vincere le battaglie di ogni genere che ci stanno più a cuore dobbiamo cominciare col riconoscere che i nostri peggiori nemici non sono i nostri avversari, ma proprio noi stessi.

di emigrazione e di matrimoni

Our Own Worst Enemies

We complain about the “brain drain” but we must not be surprised that it is precisely this behaviour that creates the conditions that force them to look overseas for jobs worthy of their talents.

In his masterpiece “Il Mestiere delle Armi” (The Profession of Arms) film director Ermanno Olmi tells the story of the death of Giovanni dé Medici, called “delle Bande Nere” (of the black bands) due to the colour of his soldiers’ armour, who was fatally wounded during the vain attempt to block the advance of Emperor Charles V’s mercenaries who carried out the Sack of Rome in 1527.

At the start of the film some historical characters express their thoughts concerning the life and sacrifice of the twenty six year old nephew of Pope Clement VII. Unfortunately the declarations of the two personages, Federico Gonzaga of Mantua and Alfonso d’Este of Ferrara hide their role in the death of the young warlord.

In the attempt to save their dominions Gonzaga and d’Este had offered their help and weapons to the mercenaries to ensure that their stay in these territories would be as brief as possible. In the end the result not only led to the death of Giovanni and the Sack of Rome but it created the conditions to guarantee that our peninsula would have no central government for more than 500 years.

It was precisely in this time that the Florentine diplomat, soldier and historian Francesco Guicciardini is said to have written the famous phrase “Franza o Spagna purché se magna” (France or Spain as long as we eat) that describes perfectly this period of Italian history.

It would be easy to say that these facts occurred long ago and have nothing to do with our modern country but we know that Federico Gonzaga and Alfonso d’Este’s behaviour was not a rare fact in our country’s history and that today we still have politicians and industrialists who do not think about the good of the country but rather only about the tactics that would favour their causes and ambitions. And just like politics, the same goes for all levels of our society.

 It does not take much to remember Italian politicians who exploited and continue to exploit the visits of our Presidents (the heads of State and Government) to international headquarters and conferences to publicly express their dissent in order to try and gather votes in the context of internal Italian politics. It does not matter that these gestures and acts do nothing but show the world that we cannot act in a united way and as a consequence for decades Italy has been unable to impose herself at the levels that our history and Culture should ensure amongst the places of honour.

We extend this practice to sport, academia and struggles between Italian industrialists and as a result our country does not find the strength to emerge in the international Bodies that would give us the power to advance not only our products but also our sportsmen and women, artists and academics. We complain about the “brain drain” but we must not be surprised that it is precisely this behaviour that creates the conditions that force them to look overseas for jobs worthy of their talents.

Unfortunately this bad habit of being our own worst enemy also extends overseas amongst the various Italian communities in all the continents.

I can mention my former city of Adelaide, Australia where there are more than 150 Italian clubs and associations of all kinds. Our readers in Italy can imagine the presence of a club for each region in Italy but they would never think that there are not only clubs dedicated to regions but also to cities and small towns. In the case of Adelaide the Calabrese community gives us a bad example of this practice of arguing amongst ourselves.

There were not only one “Calabria Association” but three after the breakup of the first and then the second due to personality clashes. And then there are not only clubs for individual towns in Calabria but in at least one case, which I will not name to avoid embarrassing those responsible for the divisions, there is not only the feast for the town’s Patron Saint but also two Madonnas of two hamlets of the town because the families from these hamlets consider their feasts more important than the feast of the main town which is also seat of the local council. The consequences of these clashes of vanity do nothing but divide our communities and prevent them from being able to provide better services for our fellow citizens.

As we see from the behaviour of our representatives overseas and the damage caused to our image, our egocentric behaviour, like that of our relatives and friends overseas, does nothing but divide our votes and our voices when we need unity of action and intent.

Nobody expects that we must all have the same ideas and the same programmes. The presence of myriads of political parties in Italy and the daily political news of all sides that threaten splits and the formation of new groups are nothing more than the demonstration of selfishness and not the promotion of political ideas or identity.

As far as we can have certain different ideas, we also have ideals and ideas in common that could and should be the basis for a new path for life and not only political, in Italy. As much as we often talk of taking ideas from overseas, nobody looks at a certain forms of behaviour in the world of Anglo-Saxon politics that would truly give a change of direction on how to proceed in the decision making processes at all levels in our country.

In the British Parliaments around the world the role of the leaders of parliamentary groups is not only to prepare the parliamentary agenda. Their role also includes seeking common ground between the various parties and the independent parliamentarians. By seeking common ground the field of political clashes that often impedes Parliament from making decisions is reduced. We all remember the millions of amendments to a draft law in the recent past, not to improve or amend the draft law but in a not even very well hidden attempt to block first the debate and then the vote.

 It would be impossible to expect that everybody agrees on every point of any political programme but it would be just as impossible to deny that our national tendency to impede and block everything because we do not agree on some individual points is even more damaging for our country.

In a parliamentary system, as in the clubs and associations of every type since in their way they are small parliamentary bodies, long times for making decisions do nothing but heat up souls that are already hot even before the start of the debate.

If our rivals in the field of international politics, or in business or sport, in battle after battle manage to advance their causes and instead we cannot manage to achieve anything we must recognize that it is precisely because they do what we are not able to do, to act in a united way, at least in front of our rivals. There is no political system without more or less ferocious debates but few have the public splits we see in Italy.

 If we as a country want to win every type of political battle that we care about most we must start by recognizing that our worst enemies are not our rivals but ourselves.

SarsCov2, studio dell’Università Sapienza di Roma evidenzia azione del virus

Un team della Sapienza coordinato dal Prof. Francesco Violi, Ordinario di Medicina Interna e Direttore della Prima Clinica Medica del Policlinico Umberto I, fa chiarezza sulla capacità del Covid19 che inibisce l’enzima Ace2 dopo averlo usato per accedere ai vasi sanguigni. Il risultato è il via libera all’enzima Nox2 deleterio per le arterie

di Vanessa Seffer

Il team di scienziati dell’Università Sapienza di Roma, guidati dal Prof. Francesco Violi, Ordinario di Medicina Interna e Direttore della Prima Clinica Medica del Policlinico Umberto I di Roma, ha scoperto qual è il meccanismo a catena che muove la SarsCov2 portando spesso gravi danni all’organismo di chi contrae questo virus. Lo studio, pubblicato sulla rivista inglese Redox Biology è stato condotto su 182 pazienti e ha visto la collaborazione di Claudio Maria Mastroianni e Francesco Pugliese dello stesso Policlinico. Si apre così la strada alla ricerca di nuove cure e terapie in attesa del vaccino di cui già è stata avviata la sperimentazione.

Professor Violi, ci spieghi come si collegano Ace2, Nox2 e il Covid19.

Il virus entra attraverso Ace2, questo enzima che si trova nelle cellule endoteliali dei vasi sanguigni di tutti gli organi, specie del cuore e del polmone, ed entrando attraverso l’Ace2 che fa da cavallo di Troia, lo inattiva e non funziona più.

Cosa fa l’Ace2, come funzione quando non è inattivato?

Degrada un enzima, l’angiotensina2, che ha un potente effetto infiammatorio dei vasi e mediatore dell’infiammazione delle arterie che avviene attraverso l’attivazione della Nox2. Quindi cosa siamo andati a vedere: siccome l’Ace2 è inattivato e l’angiotensina2 è aumentata in questi soggetti, Nox2 che è il suo ispettore finale potrebbe essere attivato. E così è. Così abbiamo dimostrato una catena di eventi che portano all’infiammazione delle arterie e quindi alla trombosi.

Il virus interrompe la catena che salva le arterie. Quando questa viene interrotta si avrà un danno a livello arterioso mediato dagli enzimi angiotensina2 e Nox2. La nostra intuizione è di aver visto, sapendo che quella che infiamma è la Nox2, come si arriva ad una attivazione della Nox2, perchè non funzionando, l’Ace2 impedisce che questa cascata si attivi e quindi che faccia danno alle arterie. Questa è la novità.

Che cosa è nello specifico Ace2?

E’ l’enzima attraverso cui il virus entra nella cellula, però Ace2 degrada angiotensina2. Se non c’è Ace2 perchè il virus la inattiva e viene a perdere la sua funzione, questo enzima non fa più quello che dovrebbe fare, cioè degradare l’angiotensina2 e quindi succede che c’è l’infiammazione dei vasi perchè l’angiotensina2 non viene inattivata, non viene degradata.

Per guarire che cosa bisogna fare?

Bisogna inibire la Nox2. Ci vuole un farmaco molto particolare che può andare bene nel caso del Covid19 per guarire in un breve arco di tempo, perchè si inibisce Nox2 finchè il paziente è ospedalizzato; nel cronico è più complicato perchè si interferirebbe con un sistema che serve all’organismo nel caso di immunità innata.

Serve quindi una precauzione, un farmaco o un vaccino a questo punto?

Serve un farmaco finchè non si avrà un vaccino che farà scomparire tutto questo, un antiossidante che inibisca la Nox2.

E’ ovvio che lo sviluppo futuro sarà vedere se gli inibitori della Nox2 proteggono dall’infiammazione, quindi che mirino alla sopravvivenza e al minor rischio trombotico.

Sono quindi le infiammazioni la base di molte malattie?

Si, e di tante che portano ad una precoce mortalità e noi abbiamo capito perchè.

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Il regista partenopeo Antonio Centomani riceve l’ambito Premio Kalos

Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato durante la cerimonia a Tollo

 Il regista partenopeo Antonio Centomani ha ricevuto il prestigioso Premio Kalos, considerato uno dei più importanti d’Italia, durante la cerimonia che si è svolta a Tollo (Chieti) nella splendida scenografia del teatro all’aperto “Giovanni Falcone” alla presenza del Sindaco, Angelo Radica, del consigliere delegato alla cultura,  Massimo Di Pietro, e del consigliere regionale Silvio Paolucci. Una serata caratterizzata da un susseguirsi di emozioni e di applausi per i protagonisti della manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale Irdidestinazionearte e dal prof. Massimo Pasqualone. Il Premio cala il sipario con numeri da record come 70 artisti, 200 scrittori, 16 componenti della giuria, 22 premi alla cultura e un catalogo con 91 artisti che sarà presentato anche a Dubai.

Centomani nasce a Napoli nel 1964, dopo essersi dedicato ad attività legate al mondo della comunicazione diventando giornalista pubblicista nel 2006 e membro dell’A.I.C. (Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica), ha maturato esperienze diverse nei vari mass media: radio, stampa, televisione, cinema con particolare riferimento alla documentaristica ed alla fotografia, ai videoclip musicali, alla pubblicità e alla regia televisiva nel campo dell’informazione, dello spettacolo e dello sport realizzando dirette satellitari e programmi in diretta con regia pluricamere da studio e/o da esterna. Ha lavorato all’estero in Tunisia, Ungheria, Francia, Germania e Spagna. Ha debuttato alla regia cinematografica con il film “L’Aquilone di CLAUDIO” sul tema delle malattie rare, prodotto in collaborazione con RAI CINEMA. Nel 2020, sempre nell’ambito sociale, firma il lungometraggio “Resilienza”, scritto e prodotto dalla Lupa Film di Maria Guerriero, questa volta sulla delicata e attuale problematica della violenza sulle donne. Dal 2018 firma la regia del Globo d’Oro, prestigioso Premio cinematografico assegnato dai giornalisti della stampa estera.

Durante il lockdown ha finito di scrivere la sceneggiatura del film storico/biografico sulla vita del Mons. Francesco Antonio Marcucci, un alto prelato vissuto nella metà del ‘700. Attualmente sta preparando la biografica di un Premio Nobel, un thriller-noir ambientato in Umbria e una miniserie di quattro puntate di genere crime. Entro fine anno potrebbe uscire il suo primo romanzo, una storia d’amore ambientata nell’Inghilterra del 1700.

Snpa e Capitanerie di porto – Guardia Costiera. Acque più trasparenti dopo il lockdown

Primi risultati della speciale campagna in mare condotta da Snpa e Capitanerie di porto – Guardia Costiera. Ministro Costa: i nostri mari sono più limpidi, impegno per mantenerli così

Acque particolarmente limpide e una situazione nel complesso stabile per le sostanze legate alle attività produttive. È il primo quadro generale che emerge dal monitoraggio straordinario effettuato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) e dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. A partire dal mese di aprile, su richiesta del Ministero dell’Ambiente, è stata avviata una campagna di analisi in mare – oltre quelle ordinarie – per fotografare gli effetti del lockdown sulle acque italiane. Il monitoraggio è stato condotto in 457 stazioni di prelievo lungo tutto l’arco costiero nazionale, scelte tra quelle che presentavano dati storici confrontabili con quelli 2020.

“Lo scopo di questa indagine straordinaria – spiega il Ministro dell’ambiente SERGIO COSTA – era proprio quello di conoscere lo stato di salute dei nostri mari a ridosso del lockdown per avere evidenza scientifica di quello che già i nostri occhi potevano verificare, ovvero mari più limpido e un ambiente più pulito. Oggi questi dati ci fanno conferma di tutto questo. Il nostro impegno ora è fare sì che questi standard di qualità siano mantenuti nella costruzione di una nuova normalità green”

Elemento comune a diverse regioni è la particolare trasparenza del mare, con valori superiori alle medie stagionali. In alcuni tratti del ponente ligure la visibilità della colonna d’acqua arriva fino a 15 metri di profondità, quando normalmente raggiungeva i 10 m; aumentata la trasparenza anche in diverse località del Lazio. Ad influire su questo fenomeno non è solo l’assenza delle attività umane: la scarsità delle piogge e particolari fattori meteo-climatici hanno portato in mare una quantità minore di solidi sospesi. Arpa Emilia Romagna ha effettuato studi sui materiali sospesi in mare utilizzando il sistema di osservazione satellitare Copernicus: grazie al Sentinel-3 è stato possibile osservare dall’alto (per poi verificare in situ) la diminuzione delle particelle presenti in acqua rispetto agli anni precedenti, specialmente alla foce del Po. Specifiche indagini alle foci dei due principali fiumi italiani, Po ed Adige, sono state condotte da Arpa Veneto, Ispra e Capitaneria di Porto di Venezia.

Il monitoraggio straordinario ha indagato la presenza in mare di metalli, fitofarmaci, solventi e altre sostanze legate alle attività produttive, oltre che i principali parametri chimici, correlabili con gli apporti organici riversati in mare (del fosforo, azoto, ecc). Un tratto che accomuna alcune regioni è la presenza di una minor quantità di nutrienti rispetto agli anni passati: i composti dell’azoto e del fosforo influiscono significativamente sulle condizioni trofiche e sono una delle cause di alterazione (eutrofizzazione) delle acque marine costiere.

Nelle acque della Campania è diminuito significativamente anche l’inquinamento acustico. L’Arpa regionale ha verificato come l’assenza in mare di imbarcazioni, e ancor più degli idrogetti, abbia influito sul comportamento di molti animali marini.

Sono questi i primi elementi emersi dalle analisi straordinarie condotte negli ultimi mesi in mare. Per fare una valutazione completa di questi risultati occorrono, tuttavia, intervalli di studio più ampi e su tempi più lunghi quali sono quelli naturali di risposta del mare.

Le attività in mare, condotte dalla metà del mese di aprile scorso fino ai primi giorni del mese di giugno, sono state rese possibili grazie ai mezzi navali messi a disposizione dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto e dalle Agenzie ambientali. La Guardia Costiera ha operato attraverso proprio personale che viene formato in tecniche di campionamento durante specifici corsi, in quanto la tutela dell’ambiente marino e costiero è tra i prioritari compiti istituzionali del Corpo.

In altri casi, le ARPA hanno messo a disposizioni squadre di tecnici che hanno condotto direttamente le attività di campionamento, con il supporto dei militari e dei mezzi della Guardia Costiera. Le Direzioni Marittime, inoltre, hanno coordinato le diverse Capitanerie di Porto facendo uscire in mare più mezzi nautici, così da permettere lo svolgimento delle operazioni contemporaneamente in diverse aree costiere. A bordo delle motovedette i campionamenti e le misure sono stati effettuati utilizzando idonea strumentazione oceanografica, quali sonde multiparametriche, CTD, disco di Secchi, bottiglie Niskin.

“Al lavoro di monitoraggio che il Sistema SNPA garantisce da anni lungo tutto l’arco costiero per assicurare la balneabilità delle acque, quest’anno, su input del Ministero e con la collaborazione delle Direzioni Marittime, abbiamo condotto la campagna straordinaria per indagare gli effetti del lockdown – ha dichiarato STEFANO LAPORTA, presidente Ispra ed Snpa  – Uno studio che ci ha visti impegnati anche nel monitoraggio  dell’aria, del suolo, dei rifiuti e su molti altri fronti legati alla salute dell’ambiente e dell’uomo. Impegno profuso da una rete di oltre 10 mila esperti su tutto il territorio nazionale”.

Con 457 stazioni di prelievo lungo tutto l’arco costiero nazionale, 14 Agenzie Regionali con le Direzioni Marittime hanno fotografato le nostre acque marine nel periodo del lockdown.

“La campagna straordinaria di monitoraggio ambientale, svolta su indicazione del Ministro dell’Ambiente” ha dichiarato il Comandante Generale delle Capitanerie di porto, Ammiraglio GIOVANNI PETTORINO ” ha permesso non solo di fotografare lo stato dei nostri mari, ma di consolidare la collaborazione tra Corpo delle Capitanerie di porto e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA e Arpa). Una sinergia operativa su tutto il territorio nazionale che permetterà di operare in futuro in maniera ancor più efficace per proteggere e tutelare l’ambiente marino e costiero”.

Nel complesso l’attività ha visto impegnati circa 300 militari della Guardia Costiera che hanno effettuato 127 specifiche missioni, impiegando i mezzi navali in dotazione. Inoltre i cinque nuclei subacquei della stessa Guardia Costiera hanno eseguito 24 missioni, finalizzate a verificare lo stato della flora e della fauna, soprattutto nelle aree di maggior pregio naturalistico quali le aree marine protette.

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