COVID-19: iniziativa del Presidente dell’Azerbaigian sostenuta da 130 paesi membri dell’ONU

Mentre la lotta contro la pandemia da Covid-19 e’ ancora in corso, la Repubblica dell’Azerbaigian conferma il suo impegno per rafforzare la solidarietà internazionale nella lotta contro il virus a livello regionale e globale.

In aprile si è tenuto un vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio di cooperazione degli Stati di lingua turca, su iniziativa del presidente Ilham Aliyev, in qualita’ di presidente dell’organizzazione. Il Consiglio turco ha rappresentato la prima organizzazione internazionale a tenere un vertice sulla lotta contro COVID-19.

Successivamente, il 4 maggio, si è svolto un vertice online del Gruppo di Contatto del Movimento dei paesi non allineati, in risposta alla pandemia di COVID-19. All’evento hanno partecipato non solo membri del movimento non allineato, ma anche il segretario generale delle Nazioni Unite, il presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, rappresentanti di alto livello di organizzazioni internazionali come l’Unione Europea e l’Unione Africana. 

Tra le azioni di solidarietà, la Repubblica dell’Azerbaigian ha compiuto una donazione all’Organizzazione mondiale della sanità per la lotta contro il COVID-19 e ha anche fornito assistenza umanitaria a oltre 30 paesi.

Nelle sue osservazioni al vertice online del Movimento dei paesi non allineati, il Presidente Ilham Aliyev ha suggerito di svolgere una video conferenza speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a livello di Capi di Stato e di Governo, in riferimento alla Carta delle Nazioni Unite. 

L’iniziativa del presidente Ilham Aliyev ha ottenuto il sostegno di circa  130 Stati membri delle Nazioni Unite, come ulteriore manifestazione della fiducia nell’Azerbaigian da parte della comunità internazionale, e nei prossimi giorni, il segretario generale delle Nazioni Unite dovrebbe informare ufficialmente gli Stati membri. La Repubblica dell’Azerbaigian è aperta alla cooperazione con tutti gli Stati membri per determinare il formato e le modalità per l’organizzazione della sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul controllo pandemico a livello di capi di Stato e di governo nel formato di videoconferenza, in modo da massimizzarne i risultati per una sempre più efficace lotta contro la pandemia in corso, che necessita di una risposta condivisa e globale.

A soli 15 anni Giuseppe De Nicolo è il più giovane volontario a tutela dell’ambiente

L’inquinamento ambientale è un altro problema molto sentito a livello mondiale, a causarlo sono un insieme di fattori, tra cui l’abbandono di rifiuti per strada, di cui ogni persona è colpevole.

 Proteggere l’ambiente è importante, ognuno di noi può far qualcosa partendo dalle piccole azioni quotidiane fino alle grandi battaglie di salvaguardia ambientale, tramite attivismo e denunce di reati.

Questo è un argomento che sta coinvolgendo sempre di più la nostra comunità, soprattutto, dopo i cambiamenti climatici degli ultimi anni, che hanno provocato lo scioglimento della calotta polare e molti disastri naturali.

L’inquinamento ambientale è un altro problema molto sentito a livello mondiale, a causarlo sono un insieme di fattori, tra cui l’abbandono di rifiuti per strada, di cui ogni persona è colpevole.

In tanti lasciano i propri rifiuti in luoghi non consoni, inquinando il mare, i fiumi, i laghi e le riserve naturali, così come è possibile assistere all’abbandono di tonnellate di spazzatura nelle strade delle nostre città. Chi compie questi gesti è colpevole di non aiutare l’ambiente, così come anche chi ignora la problematica senza agire.

Conseguenze dell’inquinamento ambientale

L’inquinamento ambientale altera lo stato normale di qualità dell’ambiente, che può sfociare in una mutazione definitiva dell’ecosistema nelle sue caratteristiche fisico-chimiche.

Questo vuol dire che la naturale capacità dell’ambiente di riassorbire le sostanze nocive viene a mancare, in quanto si trova a doverne processare una quantità eccessiva, con conseguente alterazione degli equilibri.

In base al sito possiamo parlare di inquinamento atmosferico, idrico, del suolo, domestico e urbano, ma indipendentemente dalla tipologia, l’inquinamento ambientale ha delle conseguenze importanti sulla salute.

Sono numerosi gli studi sulla correlazione tra inquinamento e patologie gravi come il cancro e i tumori infantili, così come l’abbassamento del livello di fertilità della popolazione e la comparsa di nuovi virus.

Proprio in questo inizio del 2020, il mondo ha dovuto affrontare una grande pandemia dovuta al virus Covid-19, una guerra non ancora vinta, che ci vedrà impegnati per lungo tempo nel trovare una soluzione definitiva al problema.

Questa situazione deve aiutarci a comprendere ancora di più quanto sia importante salvaguardare l’ambiente e lottare contro l’inquinamento atmosferico, perché se il mondo respira, respiriamo anche noi.

L’esempio di Giuseppe De Nicolo, 15 anni, giovane volontario di Puliamo Terlizzi

Partendo dalle piccole azioni quotidiane tutti noi potremmo fare molto per tutelare l’ambiente, e l’esempio di Giuseppe De Nicolo ne è la prova.

Giuseppe è un giovane ragazzo di 15 anni, il volontario più giovane d’Associazione ambientalistica Puliamo Terlizzi di cui Presidente Francesco Paolo Barile, aveva iniziato in autunno a prendersi cura del proprio  quartiere, ma a causa del lockdown ha dovuto interrompere la propria azione.

La sua dedizione alla salvaguardia dell’ambiente è talmente forte che, concluso il lockdown, nella settimana successiva (7-10 maggio) si è subito messo al lavoro per ripulire il proprio paese, raccogliendo ben 2 quintali di rifiuti.

Armato di pazienza, Giuseppe ha fatto un sopralluogo delle zone più sporche ed ha subito agito per iniziare l’azione di rimozione dei rifiuti, qui è possibile vedere un video in cui rilascia delle dichiarazioni sulla sua azione a tutela dell’ambiente.

Colpisce molto il suo attivismo, non è frequente incontrare dei giovani adolescenti così appassionati e amanti del proprio territorio da mettersi in prima linea per tutelarlo.

Inoltre, è stato anche un esempio di onestà in un episodio che lo ha coinvolto a marzo, quando ha trovato un portafoglio vicino a un sacco della spazzatura con all’interno 100€, Giuseppe si è subito adoperato per ritrovarne la legittima proprietaria che, non si era accorta dello smarrimento.

Al momento della restituzione ha rifiutato un regalo, una banconota da 20 euro, che la donna voleva dargli come ringraziamento per il suo gesto.

Giuseppe De Nicolo ha chiesto alla donna di utilizzarla per l’acquisto di alberi che l’associazione Puliamo Terlizzi ha poi piantato nella città.

Inoltre, il 7 giugno, questo giovane volontario è stato in prima linea nel contrasto alla propagazione di un incendio che si era sviluppato nei terreni incolti della città. Giuseppe ha sollecitato l’intervento dei Vigili del fuoco del distaccamento di Corato, li ha accompagnati sul posto ed è stato decisivo anche per individuare un altro focolaio nelle vicinanze che rischiava di espandersi.

Grazie alla sua dedizione alla tutela dell’ambiente, allo spiccato senso di solidarietà, di altruismo e il suo fortissimo senso civico ed onestà, ha ricevuto le lodi del caposquadra dei Vigili del fuoco e dal presidente dell’Associazione Puliamo Terlizzi e da tutti i volontari, che ogni giorno lavorano attivamente sul territorio con altrettanta dedizione e senso civico.

Un esempio di come tutti noi possiamo contribuire attivamente, nel nostro piccolo, per salvare l’ambiente.

L’italianità della “generazione saltata” – Italians in Argentina, Developments

di emigrazione e di matrimoni

L’italianità della “generazione saltata”

L’arrivo della quarantena causata dalla pandemia del covid-19 non è riuscita ad arrestare l’attività italiana in Argentina, specialmente dopo un 2019 dalla dinamica complessa e vertiginosa.

Siamo stati molto lieti di ricevere questo articolo di Paolo Cinarelli in Argentina. Recentemente abbiamo scambiato messaggi regolarmente e abbiamo anche fatto una chat via Skype durante la quale ha spiegato molti aspetti degli italiani in Argentina che non solo non sapevo ma mi hanno lasciato stupito perché hanno rivelato una profondità alla loro storia che noi in Italia non conosciamo.

Vogliamo far conoscere questa storia, non solo in Italia ma anche in tutte le altre comunità italiane nel mondo e speriamo che questo sia l’inizio di una lunga e prospera collaborazione tra lui e il giornale.

Allo stesso tempo, invitiamo i nostri lettori a inviare le loro storie e articoli, non solo dall’Argentina ma da tutti i paesi perché noi di Thedailycases.com non abbiamo il minimo dubbio che la storia degli italiani nel mondo sia molto più grande e affascinante di ciò che molti pensano e invitiamo i nostri lettori a inviarli a: [email protected]

Gianni Pezzano

L’arrivo della quarantena causata dalla pandemia del covid-19 non è riuscita ad arrestare l’attività italiana in Argentina, specialmente dopo un 2019 dalla dinamica complessa e vertiginosa. Se ci soffermiamo soprattutto nel secondo semestre dell’anno scorso, abbiamo almeno tre elementi che in quantità e in qualità hanno visto affermarsi la collettività italiana in Argentina come la più grande al mondo.

Così in ordine cronologico abbiamo:
1) l’83esimo Congresso mondiale della Società Dante Alighieri tenutosi a Buenos Aires dal 18 al 20 luglio 2019, primo nella storia a celebrarsi fuori dall’Italia;

poi l’annuncio che
2) gli iscritti AIRE hanno superato il milione di cittadini italiani residenti in Argentina;

e, infine
3) il 18° congresso della Federazione delle Associazioni Italiane in Argentina tenutosi a Mar del Plata il 12 e 13 ottobre.

L’ esplosione demografica di cittadini italiani residenti in Argentina segue una dinamica a sé e non trova spiegazione nell’esigua nuova migrazione d’italiani registrata tra i due primi decenni del secolo XXI, bensì nelle richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini argentini di ceppo italiano che crescono esponenzialmente dalla crisi argentina del 2001. “Se gli argentini in grado di fare richiesta di cittadinanza italiana si dovessero mettere in fila arriverebbero fino a Ushuaia” aveva detto l’allora l’ambasciatore Nigido.

Come si spiega allora la corsa alla cittadinanza italiana? Almeno tre motivi spuntano da soli:

1) La crisi dell’Argentina, prima politica fino alla metà degli anni ’80, divenuta poi crisi economica;

2) la condizione di cittadino italiano in possesso di passaporto UE permette possibilità di viaggio e condizioni di residenza in paesi occidentali che non si hanno con un passaporto locale;

3) il fenomeno della seconda generazione.

Lo scenario attuale di richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini argentini post crisi 2001 era prevedibile secondo quanto si era già visto appena dieci anni prima con l’esplosione di richieste dovuta alla crisi economica dell’ “hiperinflación” nel 1989. Andando indietro nel tempo, ma neanche tanto, le prime richieste di cittadinanza datano dall’epoca dell’ultima dittatura militare argentina tra gli anni ‘70 e gli ’80, quando avere un passaporto italiano apriva lo spiraglio per una partenza che poteva significare una garanzia di vita. Nel 2014 l’introduzione della tassa di 300 euro per ogni pratica di richiesta di  cittadinanza presentata all’estero ha contenuto le richieste per nemmeno un mese, dopo è arrivata una nuova esplosione.

Chi invece vive in Italia non bada a questioni che sembrano scontate, varcare la frontiera non richiede altro documento che la Carta d’Identità, e il Passaporto si deve fare solo per i destini extra UE, visto agevolato in alcuni casi e per gli USA un semplice formulario online. Il passaporto blu è vantaggioso nel caso di viaggi in Russia e per i paesi arabi ma quello comunitario è il più ambito da una popolazione dinamica e qualificata, che punta decisamente all’occidente.

Il terzo motivo è spiegato dal fenomeno della seconda generazione ovvero la “generazione saltata”, per cui i nipoti s’identificano emotivamente con la figura dei nonni, che spesso sono quegli immigrati da cui ereditano la cittadinanza. L’elemento emotivo si spiega nel vincolo di complicità che unisce nonni e i nipoti in contrapposizione al ruolo dell’autorità svolto dai genitori. Questa dinamica affettiva riscatta la figura del migrante che spesso era sminuita in passato e ora invece viene valorizzata. Rivendicare l’origine dell’antenato umile ma lavoratore, che ha varcato l’oceano, non è più un motivo di vergogna ma di orgoglio.

 

di emigrazione e di matrimoni

 Italians in Argentina, Developments

The arrival of the lockdown caused by the covid-19 pandemic did not stop Italian activity in Argentina, especially after a dynamically complex and frenetic 2019

We were very pleased to receive this article by Paolo Cinarelli in Argentina. Recently we have been swapping messages regularly and we also had a chat via Skype during which he explained many aspects of the Italians in Argentina that not only I did not know but they left me amazed because they revealed a depth to their history that we in Italy do not know.

We want to make this history known, not only in Italy but also in all the other Italian communities around the world and we hope that this will be the start of a long and prosperous collaboration between him and the paper.

At the same time we invite our readers to send in their stories and articles, not only from Argentina but from all the countries because we of the Thedailycases.com do not have the slightest doubt that the history of the Italians around the world is much greater and fascinating that what many think and we invite our readers to send them to: [email protected]

Gianni Pezzano

Italians in Argentina, Developments

Paolo Cinarelli

The arrival of the lockdown caused by the covid-19 pandemic did not stop Italian activity in Argentina, especially after a dynamically complex and frenetic 2019. If we stop to consider the second half of last year, we had at least three elements that in quantity and quality saw the Italian collective in Argentina establish itself as the biggest in the world.

And so, in chronological order we had:

The 83rd World Congress of the Dante Alighieri Society held in Buenos Aires from July 18 to 20, 2019, the first to be held outside Italy and then;

The people registered in the AIRE (the Register of Italians Resident Overseas in each consular zone) exceeded one million Italian citizens resident in Argentina, and finally;

The 18th Congress of the Federation of Italian Associations in Argentina held in Mar del Plata on October 12 and 13.

The demographic explosion of Italian citizens resident in Argentina follows its own dynamics and cannot be explained by the low level of new Italian migration recorded in the first two decades of the 21st century but instead is explained by the requests for Italian citizenship by Argentinean citizens of Italian origin that has grown exponentially since the 2001 crisis in Argentina. “If the Argentinians able to request Italian citizenship were to form a queue they would reach Ushuaia,” stated then Ambassador Nigido.

So, how do we explain this race for Italian citizenship? At least three reasons pop up on their own:

1) The crisis in Argentina, the first political up to the mid-1980s which then became a financial crisis;

2) The condition of Italian citizen possessing an EU passport allows the possibility to travel and take up residency in Western countries to those without a local passport;

3) The phenomenon of the second generation.

The current scenario of requests for Italian citizenship by Argentinean citizens post 2001 was predictable according to what we had already seen barely ten years before with the explosion of requests due to the “hiperinflación” financial crisis in 1989. Going back in time, and not far back, the first requests for citizenship date back to the period of the last military dictatorship in Argentina between the ‘70s and ‘80s when having an Italian passport opened the door for a departure that could have meant saving your life. The introduction of the 300 Euro tax in 2014 for every application for Italian citizenship presented overseas limited the requests for less than a month and then a new explosion came.

Those who instead live in Italy do not pay attention to matters that seem obvious because crossing the border only requires an identity card and you have to have a passport only for destinations outside the EU, there is easy access to a visa for some countries and there is a simple online form for the USA. The blue Argentinean passport has advantages in the case of trips to Russia and for some Arab countries but the EU passport is more sought after by a dynamic and trained population that definitely aims at the West.

The third reason is explained by the phenomenon of the second generation, in other words, the “skipped generation”, for the grandchildren who identify themselves emotionally with the grandparents who are often the migrants from whom they inherited the citizenship. The emotional element is explained by the bond of complicity that united the grandparents and grandchildren as opposed to the authoritative role held by the parents. This emotional dynamic redeems the figure of the migrant who was often belittled in the past but now is valued. Laying claim to the origin of the humble but hardworking forefather who crossed the ocean is no longer a reason for shame but for pride.

La Lidu onlus partecipa al webinar della Fidh con “Immigrazione europea durante il Covid Sars 2”

Il 25 giugno 2020 si è svolta la conferenza internazionale della FIDH su piattaforma Zoom, la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo ha partecipato con l’intervento di Maricia Bagnato Belfiore per trattare l’argomento “Immigrazione europea durante il Covid Sars 2”.  

Di Mari Bel

Rafforzare la rete della Fidh con un gruppo di lavoro con le leghe dei membri che lavorano su questioni relative alla migrazione per consentire maggiori scambi, una nuova valorizzazione del lavoro dei membri e una migliore definizione delle iniziative comuni e trasversali. E’ stato questo il tema principale dell’incontro su piattaforma zoom del 25 giugno che ha visto la partecipazione di 20 rappresentanti della Federazione internazionale dei diritti umani. Ha coordinato i lavori il Vice Presidente Fidh, Alexis Deswaef, che è anche consulente giuridico per i diritti umani e per la libertà di circolazione in tutto il mondo. Presente anche la VicePresidente internazionale, Maryse Artiguelong. A rappresentare la Lidu onlus Maricia Bagnato Belfiore, che è intervenuta per illustrare la difficile situazione attuale in Italia.

Tutti i partecipanti hanno evidenziato la grande confusione e la difficoltà per coloro che sono sopravvissuti alla pandemia Covid 19, come anche gli sforzi fatti per fare in modo che i progetti in itinere non fossero bloccati temporaneamente o definitivamente. Infatti alla fine del 2019 e all’inizio del 2020, la FIDH intendeva affrontare due questioni fondamentali che incidono sul rispetto dei diritti fondamentali dei migranti: la criminalizzazione dei movimenti di solidarietà e l’incapacità degli Stati di cooperare per accogliere ed integrare. Il 2019 e l’inizio del 2020 sono stati contrassegnati dalla riduzione dello spazio per la società civile, con le autorità sempre più ostili nei confronti di coloro che difendono i diritti dei migranti. Stiamo assistendo alla sconfitta della cooperazione internazionale. La FIDH intende sensibilizzare la UE a rivedere il suo approccio al fine di proteggere efficacemente i diritti umani e cercherà anche di rafforzare gli sforzi che rendono gli Stati responsabili. La situazione è peggiorata nel corso del 2020 a causa della pandemia di Covid. La crisi sanitaria si è solo aggiunta ai viaggi migratori che rendono le persone particolarmente vulnerabili, ai problemi delle condizioni di accoglienza, alle violazioni delle procedure di asilo, alla violenza alle frontiere e alle lacune nel sistema di protezione internazionale.

“Alla fine dell’anno 2019 la LIDU onlus in collaborazione con Eurisa, e la sua Presidente Isa Soszynka, – spiega Maricia Bagnato Belfiore nel suo intervento – ha organizzato diverse e valide iniziative di assistenza ed istruzione. La prima dedicata alle donne africane ed arabe migrate in Italia con i loro bambini, accolte presso la Casa di Accoglienza di Viterbo dove hanno abitato e svolto attività dedicate alla conoscenza della lingua italiana ed all’apprendimento di attività manuali, come la cucina, il cucito, l’artigianato fatto di lavorazione di vasi di argilla o terracotta, pitture e sculture.

Il progetto voluto fortemente dalla Lidu – continua – insieme alla Prefettura di Viterbo, è stato un grande successo per la provincia del Centro Italia, ma allo stesso tempo ha scosso gli animi contrari all’immigrazione generale. Il quadro è stato poi complicato dal difficile momento economico-sanitario. Ad oggi questo progetto è sospeso”.

“Un’altra interessante attività è quella di Integra Onlus, che con la sua Presidente, Klodiana Cuka, da almeno 15 anni si occupa di accoglienza ed integrazione, ma che ha incontrato una serie di ostacoli sul suo percorso tali da rivolgersi alla Lidu onlus per avere sostegno e anche alla Giustizia nazionale. Quello che emerge da queste costruttive esperienze sono gli ingarbugliati percorsi burocratici e la lentezza nei pagamenti da parte delle istituzioni, che rallentano il lavoro delle organizzazioni no profit rischiando spesso la loro chiusura per mancanza fondi e la perdita di ogni certezza di vita civile per i migranti prima accolti e poi respinti” conclude la Bagnato Belfiore.

Anche gli altri relatori partecipanti hanno evidenziato difficoltà in aumento a causa della pandemia. Tra questi: Des Waef – Belgio, Maryse Artiguelong – Parigi, Tilly Gaillard – Francia, Elena Crespi – Bruxelles, Gaelle Dusepulcre – Belgio, Alessio Sangiorgi – Unione Forense Diritti Umani, Marie Christine Vergiat – attivista diritti umani, Boris K – Turchia, Gerard Van Vliet – Olanda, Gabor A. – Ungheria, Leslie Piquemal – Pakistan, Georgia Spyrous – Grecia, Quidad Lasfar – Marocco, Maria Suarez – Spagna.  

Tutti gli interventi hanno sollevato problematiche legate all’assenza di opportuna legislazione sui temi dell’immigrazione con un maggior coinvolgimento del concetto di cittadinanza. L’impegno futuro deve essere indirizzato a riportare  in primo piano lo stato di diritto mantenendo la pace tra popoli. Il VicePresidente Fidh, Alexis Deswaef, ha elencato al termine dell’ncontro gli obiettivi per il prossimo futuro: consumo e produzione sostenibile; incremento della ricerca scientifica; Innovazione tecnologica; Inclusione sociale ed etnica; politica climatica ed energetica; politica agricola globale; politica di coesione e pace europea.

Il premio Volontè a Pierfrancesco Favino

Confermata la diciassettesima edizione de LA VALIGIA DELL’ATTORE, in programma dal 27 luglio al 1 agosto a La Maddalena, in Sardegna. Il primo agosto, sul palco della Fortezza I Colmi, la consegna del riconoscimento

L’isola di La Maddalena, in Sardegna, si prepara ad ospitare per la diciassettesima volta il festival La Valigia dell’attore, intitolato alla figura di Gian Maria Volonté che, nonostante il complesso momento dell’emergenza Covid-19 e in norma con la regolamentazione vigente, conferma le sue date dal 27 luglio al 1 agosto 2020.

La rete di festival “Le isole del cinema” conferirà quest’anno il Premio Volonté, la oramai nota barca in rame ideata da Mario Bebbu e realizzata da Umberto Cervo, ad uno degli attori più affermati della scena italiana ed internazionale: Pierfrancesco Favino.

“Siamo molto contenti di poter conferire il nostro più sentito riconoscimento ad un’interprete che ha dimostrato negli anni, esprimendosi tra teatro, cinema e televisione – una passione profonda e una grande preparazione in ruoli di ogni entità, spessore e difficoltà”. Così hanno dichiarato Giovanna Gravina Volonté e Fabio Canu, ideatori ed organizzatori della storica manifestazione. “Il suo percorso artistico, sviluppato nel corso di anni con dedito studio e attenzione ai linguaggi che la società dello spettacolo ha gradualmente trasformato, è perfettamente consono al valore del nostro festival che pone in primo piano la recitazione in proposte qualitative e originali in grado di far interagire memoria, attualità e futuro”.

Pierfrancesco Favino, romano di origine e classe 1969, conta tra i film più significativi dei suoi inizi “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino, “El Alamein” di Enzo Monteleone, “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio.

Il suo percorso cinematografico prosegue con pellicole molto amate dal pubblico italiano come “Romanzo Criminale” di Michele Placido, “La Sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, “Saturno Contro” di Ferzan Ozpetek e “Cosa voglio di più” di Silvio Soldini. Opere che gli valgono i primi importanti premi della critica.

Nel corso della sua carriera ha condiviso il set con i più importanti registi italiani, ne sono esempio “L’industriale” di Giuliano Montaldo, “A.C.A.B.” e “Suburra” di Stefano Sollima, “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, “Le Confessioni” di Roberto Andò, “Baciami Ancora”, “A Casa tutti bene”, “Gli Anni più belli” di Gabriele Muccino.

Con il suo ultimo film, “Il Traditore” di Marco Bellocchio, presentato in concorso alla 72esima edizione del Festival di Cannes, ottiene un consenso internazionale unanime grazie all’interpretazione del pentito di mafia Masino Buscetta, aggiudicandosi un Nastro D’Argento, il terzo della sua carriera, come Migliore Attore Protagonista e un David di Donatello, sempre come Migliore Attore Protagonista. Il film ha rappresentato l’Italia nella corsa agli Oscar 2020. Durante lo stesso anno ha interpretato, con grande successo di pubblico, Bettino Craxi nel film “Hammamet” di Gianni Amelio per il quale ha ricevuto una nomination come Migliore Attore Protagonista ai Nastri D’Argento 2020.

Tra le partecipazioni a produzioni estere occorre citare: “Le Cronache di Narnia: il principe Caspian” di Andrew Adamson, “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee, “Angeli e Demoni” e “Rush” di Ron Howard, “World War Z” di Marc Forster, “Marco Polo 1° e 2° stagione” (Netflix), “Une Mère” di Christine Carrière, “My Cousin Rachel” di Roger Michell e “The Catcher was a spy” di Ben Lewin.

Tra le produzioni televisive italiane più popolari ed apprezzate dal grande pubblico, i biopic di Rai Uno: “Gino Bartali l’Intramontabile”, “Pane e libertà” e “Qualunque cosa succeda” di Alberto Negrin; “Il generale Della Rovere” di Carlo Carlei.

A teatro in questi ultimi anni ha scritto, diretto e recitato gli spettacoli “Servo per Due” e “La Controra”. Nel corso dell’ultimo biennio è andato in scena con l’atto unico “La Notte poco prima delle foreste”. Spettacoli premiati dalla critica teatrale con due Maschere d’Oro, il massimo riconoscimento italiano del settore.

Dirige la scuola di perfezionamento del mestiere dell’attore L’Oltrarno di Firenze.

L’edizione 2020 de La Valigia dell’attore è realizzata con il sostegno e patrocinio di MIBACT – Direzione Generale Cinema, Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato alla Cultura e Assessorato al Turismo, Comune di La Maddalena, Ente Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena, Fondazione Sardegna, NuovoIMAIE, Artisti 7607 e la collaborazione della Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté e la Fondazione Cervi.

La resistenza del silenzio: la storia di Marcel Marceau rivive in un film

Il famoso mimo francese che rivive sul grande schermo con il film “Resistance”  in streaming sulle piattaforme digitali Netxflix ed Amazon Prime, grazie all’attore americano Jesse Eisenberg, in un film scritto e diretto dal regista ebreo venezuelano Jonathan Jakubowicz.

di Andrea Cavazzini

 

Ci sono storie e persone, nel mezzo degli eventi che compongono la Storia, raccontate nei libri di scuola, che riescono a imporsi nella memoria di chi li legge e soprattutto di chi le ha vissute meglio di qualsiasi altro episodio.

E’ il caso di Marcel Marceau, il famoso mimo francese che rivive sul grande schermo con il film “Resistance”  in streaming sulle piattaforme digitali Netxflix ed Amazon Prime, grazie all’attore americano Jesse Eisenberg, in un film scritto e diretto dal regista ebreo venezuelano Jonathan Jakubowicz, che affronta l’impegno del leggendario mimo nella Resistenza durante la seconda guerra mondiale.

E la sua storia mostra che, nella vita, a volte possiamo esprimerci e fare grandi cose senza troppo clamore, semplicemente rimanendo in silenzio, anche per salvare vite umane. Nel suo caso, non parlare era la singolarità della sua arte espressiva e l’incredibile talento mimico che aveva, riuscì a renderlo famoso come maschera comica e tragica allo stesso tempo.

Ha lottato per sopravvivere, cambiando il suo cognome per rendere le sue origini irriconoscibili, si unì alla Resistenza francese riuscendo spesso a sfuggire alle grinfie degli occupanti. I nazisti, tuttavia, catturarono e deportarono suo padre ad Auschwitz, dove morì.

Ma fu nel 1944, quando la “lucida follia” nazista decise di sterminare gli orfani ebrei, Marceau nato a Strasburgo da una famiglia ebrea polacca, decise di agire rischiando in proprio, prendendosi cura dei bambini ospiti di un orfanotrofio vicino a Parigi e, travestito da capo scout, riuscì grazie a ripetuti viaggi a portarli fuori dalla Francia, fino in Svizzera e metterli in salvo, utilizzando tutta la sua  abilità da clown per tranquillizzarli.

Appassionato di teatro, dopo la guerra divenne allievo di Charles Dullin, poi del mimo Etienne Decroux, prima di creare la sua compagnia che si sarebbe successivamente esibita sui palcoscenici di tutto il mondo con il personaggio silenzioso di  “Bip” il clown, un Pierrot dei Tempi Moderni, che lo accompagnò per tutta la vita. Il viso bianco come un lenzuolo, le labbra color sangue e quella lacrima che sgorgava dall’occhio cerchiato di nero. Un “buffone” sfortunato, lontano dall’essere un vincitore, ma dotato di grande umanità, profondità e speranza, come Charlot che era il suo idolo.

La sua mimica rendeva l’invisibile, visibile, l’assente, presente e Marcel Marceau era una presenza a tutti gli effetti una presenza felina e a volte vorremmo essere in grado di comunicare con lo stupore di Alice quando osservava di “aver visto spesso un gatto senza un sorriso ma mai un sorriso senza un gatto”.

Marceau prestava alla sua arte le virtù che in un famoso trattato Cicerone maestro dell’eloquenza attribuiva all’amicizia: “Grazie all’amicizia, gli assenti sono presenti, i poveri diventano ricchi, i deboli hanno punti di forza e quello che più difficile da immaginare, i morti vivono ancora…”

Musica, MiBACT è partito il tavolo tecnico con gli addetti ai lavori del settore

Il tavolo è stato istituito per rafforzare le tutele di lavoratori autonomi e intermittenti ed estendere i fondi emergenziali ai soggetti che producono e promuovono la musica dal vivo. L’appuntamento per la riforma del settore è con Gli Stati Generali della Musica

Dopo il flash mob del 21 giugno in piazza Duomo a Milano, in seguito alle campagne #senzamusica e #iolavoroconlamusica e a un primo tavolo di confronto con una delegazione di artisti, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, si è tenuta ieri mattina una riunione tecnica con gli artisti Manuel Agnelli e Diodato e i delegati del coordinamento La Musica Che Gira, Fondazione Centro Studi Doc e KeepOn Live (Associazione di categoria Live Club e Festival) aderenti al Forum Arte e Spettacolo per un confronto sugli strumenti atti a garantire sostegno al settore musicale.
 
Nel corso dell’incontro – che ha visto la  partecipazione del Segretario Generale del MiBACT, Salvatore Nastasi, del capo di Gabinetto, Lorenzo Casini e del Direttore Generale per lo Spettacolo dal Vivo, Onofrio Cutaia – sono state presentate le proposte per garantire ed estendere le tutele sociali, supportare le attività imprenditoriali della musica dal vivo e stimolare una riforma organica del settore.
 
Il MiBACT ha ribadito l’impegno a risolvere la situazione dei lavoratori intermittenti dello spettacolo ancora senza tutele già nel corso dell’esame parlamentare del decreto Rilancio e a rafforzare le misure di ristoro per il settore con provvedimenti dedicati da presentare in tempi brevi che includano anche i soggetti che promuovono la musica dal vivo, i live club e i festival, realtà che stanno conoscendo tempi più lunghi per la ripresa, anche a causa delle misure cautelative ancora in essere.
 
Una volta superata la fase emergenziale, il MiBACT si è impegnato a  proseguire il dialogo allargandolo alle altre realtà del settore per mettere in campo misure di riforma strutturale, con una forte attenzione al lavoro, alle forme contrattuali e alle tutele sociali. Per queste finalità è stata accolta la proposta della delegazione ricevuta ieri 26 giugno e il Mibact indirà dopo l’estate gli Stati Generali della Musica.
Nel dettaglio gli argomenti esposti dalla delegazione al primo tavolo tecnico con  il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo sono stati: la necessità di un definitiva e reale mappatura dell’intero settore, il ritardo nel saldo delle indennità stabilite per gli intermittenti, il prolungamento dell’indennità fino alla piena ripresa delle attività, l’adeguamento del sistema Naspi al momento emergenziale, la revisione dei criteri di accesso all’indennità di malattia, il riconoscimento giuridico dei live club, la creazione di codici Ateco specifici per il settore, la creazione di un nuovo bando extra-fus specifico per i club, i festival, le imprese profit e no profit della musica, la defiscalizzazione del lavoro e la sospensione di imposte dirette e indirette per facilitare i processi di ripartenza, la detrazione fiscale sugli acquisti di prodotti e consumi culturali della musica, dell’ArtBonus sul modello cinema e del Tax Credit per le imprese.

ShorTS International Film Festival: 45 corti da tutto il mondo in concorso nella sezione Maremetraggio 

La manifestazione triestina, quest’anno in programma sul web dal 4 al 12 luglio 2020, annuncia la storica sezione dedicata ai cortometraggi premiati nei maggiori festival internazionali.

La selezione 2020 vede concorrere 45 opere provenienti da 27 paesi diversi, mentre i generi spaziano dall’animazione al documentario, con molti registi italiani dietro la macchina da presa.

45 cortometraggi provenienti da 27 paesi diversi. Questi i numeri di Maremetraggio, storica sezione competitiva dedicata ai corti di ShorTS International Film Festival, la manifestazione cinematografica che quest’anno da Trieste arriva sul web dal 4 al 12 luglio 2020 grazie a MYmovies, partner tecnico dell’evento.

Nella sezione Maremetraggio concorrono i migliori corti provenienti da tutto il mondo e che, nel corso del 2019, sono stati premiati nei principali festival internazionali, come il documentario breve “Mars, Oman” di Vanessa del Campo Gatell, premiato al Festival dei Popoli e al Visions du Réel, che racconta le simulazioni delle spedizioni su Marte realizzate in Oman nella Penisola arabica, o il corto cinese “She runs” di Qiu Yang, già Palma d’oro a Cannes 70 con “A Gentle Night”, selezionato in numerose rassegne internazionali, tra cui la Settimana della Critica a Cannes e il Toronto International Film Festival.

Tra le opere italiane in concorso troviamo “Inverno” di Giulio Mastromauro, premiato quest’anno come miglior cortometraggio ai David di Donatello: un intenso racconto autobiografico di infanzia e di perdita. Arriva dall’Italia anche “La bellezza imperfetta” di Davide Vigore, che sceglie la fotografia di Daniele Ciprì per raccontare l’incontro tra un uomo di 65 anni e una giovane ragazza ucraina in una Palermo oscura. Il corto “Fulmini e saette” di Daniele Lince vede protagonista un’inedita Carolina Crescentini, qui alle prese con un ruolo da supereroina: l’attrice interpreta la Donna Saetta, che in grado di muoversi a velocità supersonica e teletrasportarsi, vigilando sulla città e i suoi abitanti. Ma per affrontare la vita di tutti i giorni, a volte i superpoteri non bastano.

Ampio spazio all’animazione, tra cui “Lost & Found” di Andrew Goldsmith e Bradley Slabe, cortometraggio australiano realizzato con la tecnica dello stop-motion: una storia ingenua e romantica, che parla dell’altruismo del vero amore. Sempre in stop-motion anche il corto danese “Song Sparrow” di Farzaneh Omidvarnia, che utilizza il linguaggio dell’animazione per filtrare gli orrori della realtà, mettendo in scena le vicende di un gruppo di rifugiati in fuga verso una vita migliore. Divertimento per tutta la famiglia con il cortometraggio svizzero “Why Slugs Have No Legs” di Aline Höchli, che attraverso un’animazione squisitamente nonsense riscrive la Storia e racconta le fantasiose origini delle lumache.

Le 45 opere in gara si contenderanno il prestigioso premio EstEnergy – Gruppo Hera al miglior corto consistente in 5000,00 €. In palio anche il premio AcegasApsAmga al miglior corto italiano, il Premio Prem1ere Film per il miglior cortometraggio non distribuito e il Premio AMC per il miglior montaggio italiano. Confermato inoltre il Premio Triestecaffè assegnato dal pubblico di MYmovies. 

“L’edizione del 2020 di ShorTS, per i motivi noti a tutti, sarà un’edizione diversa e forse unica nel suo genere. Così come il Festival, nella sua struttura, è stata diversa (e forse unica nel suo genere) anche la selezione della sezione Maremetraggio, fatta praticamente per intero durante il periodo di lockdown” -dichiara Francesco Ruzzier, curatore della sezione Maremetraggio- “La situazione circostante e l’ambiente della visione sono dei fattori che influenzano in maniera decisa lo sguardo e la ricezione di qualsiasi spettatore. Secondo uno studio condotto dalla ricercatrice Rosalind Cartwright il sogno scioglie la carica emotiva dell’esperienza. Anche i cortometraggi stessi non sono altro che la messa in scena di esperienze di cui i registi vogliono mantenere intatta la carica emotiva. Dei sogni sempre vividi, in grado di cristallizzare un momento, una situazione, un’emozione o un sentimento per evitare che il tempo lo sciolga. Quello che accomuna le opere selezionate quest’anno è il distacco dalla realtà, la reinterpretazione e la personalissima visione del mondo da parte dei registi, che modellano le immagini col loro modo di vedere le cose. Anche nei documentari (come Mars, Oman, ma anche l’indonesiano Rewild) emerge la voglia di raccontare la realtà da un punto di vista inedito e personale.”

ShorTS International Film Festival è realizzato con il contributo di: Mibact – Direzione Generale Cinema, Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato alle Attività Produttive e al Turismo, Fondazione CRTrieste e Comune di Trieste,  EstEnergy – Gruppo Hera, AcegasApsAmga. Partner tecnico MYMovies.it. Si ringrazia la Fondazione K. F. Casali.

Isole Eolie, la Guardia Costiera impegnata nella tutela della fauna marina e nel contrasto alla pesca illegale

Soccorso un capodoglio intrappolato in una rete da pesca

Nella mattinata del 26 giugno scorso, la Guardia Costiera di Lipari è stata allertata dalle biologhe del centro recupero tartarughe dell’isola di Filicudi della presenza di un esemplare di capodoglio in evidente stato di difficoltà nelle acque dell’Arcipelago eoliano.
Le quattro donne erano in navigazione verso l’isola di Stromboli, quando, a circa sei miglia a nord-est dell’isola di Salina, hanno avvistato in superficie un capodoglio maschio della lunghezza di circa dieci metri con la pinna codale completamente avvolta in una rete da pesca.
La Guardia Costiera di Lipari ha così inviato in zona la motovedetta CP 322, che, verificate le condizioni critiche del cetaceo, ha attuato tutte le procedure utili a mettere in sicurezza il mammifero.
Sul posto è poi giunta, a bordo di un battello della Guardia Costiera, una squadra di subacquei locali che dopo un’ora di duro lavoro a circa due metri di profondità, è riuscita a rimuovere totalmente la rete dalla pinna codale dell’animale lasciandolo libero di muoversi. 
Terminate le operazioni di liberazione del cetaceo, il capodoglio è stato monitorato dalla Guardia Costiera al fine di verificare eventuali comportamenti anomali e lasciato libero di ricongiungersi ad altri tre esemplari che per tutto il tempo lo avevano atteso a distanza. 
La rete da pesca recuperata a bordo dell’unità della Guardia Costiera è stata confiscata, in quanto attrezzo da pesca illegale.

Nell’arcipelago delle isole Eolie, la stessa giornata è stata segnata da un’ulteriore importante attività di tutela ambientale e, in particolare, di contrato della pesca illegale. 
Grazie ad un’attività congiunta condotta con i propri mezzi aerei e navali, la Guardia Costiera ha intercettato a 12 miglia a Sud di Alicudi, un motopesca intento a recuperare 2500 metri di rete derivante illegale con un’apertura della maglia di 45 cm. Al comandante del peschereccio è stata contestata una sanzione amministrativa di diverse migliaia di euro e la rete illegale rivenuta è stata sequestrata e trasbordata sulla motovedetta CP322, che alle prime luci dell’alba ha fatto rientro nel porto di Lipari.

Alex Zanardi, simbolo dell’Italia che vorremmo

La velocità è stata la sua costante e non solo a bordo di una vettura da corsa, ma anche di un pensiero al servizio della rinascita, dimostrando di essere un esempio di inestimabile ispirazione per tanti sportivi e non

Di Andrea Cavazzini

La vita può essere così effimera che se ne va senza che ce ne accorgiamo. Trascorrere le proprie giornate al limite, alla massima velocità e sentire il rischio ad ogni curva a volte non è sufficiente per sapere che hai superato tutto.

Guardare la paura negli occhi fino a quando non si vince la battaglia è solo per superare il primo passo di una guerra che non finisce mai, perché il gusto per l’adrenalina ti spinge sempre a desiderare di più. Qualcosa del genere Alex Zanardi lo deve aver pensato molte volte, sempre coinvolto in battaglie che ti portano al limite mentre ora sta combattendo la sua battaglia più difficile dopo l’incidente che lo ha visto protagonista suo malgrado, lo scorso 19 giugno, su quel maledetto tratto della statale 146 nella provincia senese, una lotta con la morte, una rivale che Alex conosce bene ma non per questo meno temuta.

Pilota automobilistico, pilota di handbike, imprenditore, paratleta straordinario e appassionato di velocità, Alex Zanardi è un combattente instancabile. E se il destino pensava di distruggere la sua vita, avrebbe fatto i conti senza di lui.

La handbike” è stata la rinascita di una persona che non si è mai fermata, che dopo aver subito il terribile incidente nel 2001 a Lausitzring in Germania mentre disputava una gara di Formula Cart, ha deciso di reinventarsi per continuare a competere e vincere.

Quella tragedia subita da Alex è stata un punto di svolta della sua vita. Lungi dal rinunciare e dall’affondare, ha deciso di continuare a combattere, alzarsi e lottare per creare una delle storie più incredibili e belle di questo sport. Il recupero è durato per più di 2 anni, ma la combattività mostrata dal pilota bolognese ha toccato limiti quasi sconosciuti. Più di 24 mesi dopo, Zanardi è tornato a salire su una auto da corsa per tornare a fare ciò che gli piaceva di più, guidare.

Dopo questo ultimo incidente, si potrebbe dire che il “terzo”, Zanardi ha davanti a sé una nuova battaglia, forse la più difficile di tutta la sua vita, quella vita che è più in gioco che mai per una persona che sa cosa significa sentire il limite dell’esistenza a più di 300 chilometri all’ora; affermazione tanto pericolosa quanto potente.

Alex Zanardi è sempre stato appassionato di sport motoristici dimostrando un talento speciale per la guida. La sua vita è stata la velocità, l’adrenalina, cercando di guadagnare un decimo di secondo ad ogni giro per essere sempre il migliore, essere il più veloce, arrivare primo al traguardo per vedere la bandiera a scacchi sventolare.

La velocità è stata la sua costante e non solo a bordo di una vettura da corsa, ma anche di un pensiero al servizio della rinascita, dimostrando di essere un esempio di inestimabile ispirazione per tanti sportivi e non.  Autentico spot vivente contro i limiti, ore e ore di allenamento di dura preparazione riuscendo a diventare un’atleta professionista in quella che era già la sua nuova vita. Con quattro settimane di allenamento, nel 2007 è riuscito a finire quarto nella Maratona di New York. In questo modo, risorgendo ancora e ancora di fronte alle avversità più difficili della vita, ecco come Alex Zanardi ha cercato di cambiare il mondo. Subire due incidenti molto gravi, essere un vincitore nel mondo dei motori, passare a una disciplina paralimpica e vincere sei medaglie tra oro e argento ai Giochi paralimpici di Londra e Rio de Janeiro, sono il risultato di grande personalità e di lavoro inarrestabile.

Questi risultati hanno fatto sì che venisse riconosciuto come un esempio positivo,  un esempio di auto-miglioramento e impegno, una grande personalità per tutti noi. Ma la vita di Zanardi deve rappresentare soprattutto un messaggio  di incoraggiamento e di speranza per tutti coloro che in tutto il mondo hanno sofferto durante questa terribile pandemia, l’esempio del Paese che vorremmo, che lotta e che non molla mai.

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