Con l’operazione “DIRTY MARKET” della Guardia Costiera, per gli italiani un cenone più sicuro

Dal mare fino alla tavola dei consumatori, la Guardia Costiera ha intensificato i controlli, al fine di garantire al consumatore finale un prodotto tracciabile e di qualità

Si è conclusa in queste ore l’operazione complessa della Guardia Costiera “DIRTY MARKET” che, per tutto il mese di dicembre, ha visto impegnati tutti i Comandi Territoriali del Corpo nei controlli sull’intera filiera ittica, per contrastare l’arrivo, sulle tavole degli italiani, di prodotti ittici “dirty”, ovvero “non sicuri”, “non garantiti” e quindi potenzialmente pericolosi, nonché pescati in spregio alle norme vigenti che tutelano l’ambiente marino.

Dal mare fino alla tavola dei consumatori, la Guardia Costiera – interfaccia periferica, operativa e amministrativa del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – ha intensificato i controlli, al fine di garantire al consumatore finale un prodotto tracciabile e di qualità, premiando il lavoro degli onesti professionisti del settore che adempiono agli obblighi di legge, e tutelando al contempo, in difesa dell’ambiente, le specie ittiche sottoposte a particolare protezione e l’intero ecosistema marino e costiero.

<<Ringrazio le donne e gli uomini della Guardia Costiera – queste le parole del Ministro Martina – impegnati anche in queste ore di festa a garantire qualità e sicurezza dei prodotti che arrivano sulle tavole degli italiani. L’operazione “Dirty Market” – ha continuato il Ministro – è la dimostrazione che abbiamo un sistema di controlli unico in Europa, capace di tutelare al meglio i consumatori in tutto il territorio nazionale. Le professionalità in campo sono di alto livello e i numeri lo dimostrano concretamente.>>

L’operazione, disposta a livello nazionale dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, è stata attuata capillarmente dai 15 Comandi Regionali Marittimi e ha portato, nell’arco di un solo mese, ad effettuare oltre 11.000 controlli lungo l’intera filiera commerciale, con importanti risultati in materia di difesa ambientale dell’ecosistema che rende unici gli 8.000 km di costa del Paese. 600 i provvedimenti di sequestro adottati, per un totale di circa 70 tonnellate di prodotto ittico sequestrato. Nell’ambito dell’operazione, sono state comminate più di 800 sanzioni amministrative, per un valore complessivo di circa 1.400.000 euro.

Tra le operazioni più rilevanti, quelle messe a segno in questi giorni dal Comando Regionale della Liguria, che hanno portato ad effettuare oltre 900 controlli e al sequestro complessivo di circa 23 tonnellate di prodotto ittico. Nell’ambito di tali attività, è stato eseguito il sequestro di circa 600 kg di molluschi bivalvi e altre specie ittiche di provenienza asiatica, importati illegalmente in Italia e pronti per essere immessi sul mercato locale in danno all’ignaro consumatore finale.

Bari, invece, la Guardia Costiera ha sequestrato 2,5 tonnellate di prodotti ittici di dubbia provenienza, parte delle quali è stata rinvenuta in pessimo stato di conservazione, all’interno di un centro di stoccaggio abusivo, nonché in alcune pescherie, totalmente sprovvisti della necessaria etichettatura che ne attestasse la conformità alla normativa vigente. Inoltre, nel corso di una delle ispezioni eseguite, il personale della Guardia Costiera pugliese ha accertato la presenza di esemplari vivi di gallinacei, in prossimità di prodotti ittici decongelati e pronti per il consumo umano.

Napoli, nell’ambito dei controlli svolti nel mese di dicembre, sono state sequestrate oltre 5 tonnellate di prodotti ittici vari, tra cui130 kg di tartufi di mare illegalmente detenuti in un impianto di “stabulazione” abusivo e mezzo quintale di datteri di mare, la cui raccolta comporta un’irreversibile danneggiamento dei fondali marini, la cui biodiversità viene messa a rischio con la distruzione degli enormi tratti di costa rocciosa che vengono devastati a causa della la raccolta da decenni proibita.

Il Comando Regionale di Ancona, oltre al sequestro complessivo di circa 2 tonnellate di pesce, ha proceduto alla chiusura di un minimarket gestito da cittadini asiatici, per la mancanza dei requisiti minimi di igiene e per il cattivo stato di conservazione in cui versavano i prodotti posti in vendita, ittici e di altri generi alimentari, posti tutti sotto sequestro.

La Direzione Marittima di Civitavecchia, infine, nell’ambito di circa 1.000 controlli, ha effettuato sequestri per un totale di quasi 6 tonnellate di prodotti ittici, per oltre 200.000 euro di sanzioni amministrative. Tra gli interventi condotti, la Guardia Costiera di Roma, a conclusione di un’attività di indagine ed analisi effettuata sul web, ha interrotto il commercio abusivo di un ingente quantitativo di prodotti ittici che, frutto della pesca ricreativa, venivano illecitamente vendute al dettaglio, in spregio alla normativa vigente.

L’intensa attività condotta dalla Guardia Costiera nell’ambito dell’operazione “DIRTY MARKET”, integra il complesso e continuativo quadro di controlli che vengono garantiti nel corso dell’intero anno, senza soluzione di continuità ed in maniera trasversale, con un’azione mirata a garantire il rispetto delle norme poste a tutela dell’habitat marino e della fauna che lo caratterizza, che costituiscono patrimonio comune da proteggere. Infatti, nel 2017 sono stati effettuati, complessivamente, oltre 100.000 controlli, che hanno portato ad elevare più di 5.000 sanzioni amministrative, per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro, e al sequestro di quasi 300 tonnellate di prodotti ittici. Tra questi, mezza tonnellata di datteri di mare, la cui raccolta provoca danni incalcolabili e irreversibili all’ambiente marino ed al suo prezioso ecosistema, il cui fondale viene deturpato ed irrimediabilmente esposto ad un processo di desertificazione inarrestabile.

Altrettanto significativa è stata l’attività eseguita in mare dalla Guardia Costiera, con particolare riferimento alle oltre 6.000 unità da pesca ispezionate e ai controlli mirati sugli attrezzi utilizzati dagli stessi operatori del settore; controlli volti a tutelare l’ecosistema marino ed i suoi stock ittici . Circa 65 i chilometri di reti derivanti sequestrate, il cui utilizzo viola le normative di settore, provocando un danno considerevole all’ambiente marino e, soprattutto, al suo ecosistema, comportando la cattura indiscriminata – ed altamente impattante – di specie di animali sottoposti a particolare protezione, come i mammiferi marini, tartarughe, squali e altre specie “non bersaglio”, che finiscono imprigionati nelle stesse reti, senza possibilità di salvarsi.  Di rilievo, infine, il dato relativo ai ricci di mare sequestrati: sono quasi 100.000 gli esemplari pescati illecitamente e restituiti dalla Guardia Costiera alle loro importanti funzioni nell’ecosistema marino, quali organismi fondamentali per la crescita delle comunità algali che rappresentano un autentico patrimonio ambientale per i nostri mari.

Ad ogni buon fine, si inviano, in allegato alla presente, due prospetti sinottici riepilogativi dei dati dell’operazione, nonché dell’attività di pesca del 2017, corredati da un contributo di immagini (audio/video) relative alle operazioni sopra descritte, scaricabili tramite link di seguito riportato.

“STATUETTA ITIFALLICA PROPIZIATORIA PER GLI ANTICHI”: CECCHI PAONE

PRONTO A SPIEGARLO CON PAROLE APPROPRIATE ALLA SCOLARESCA DEL MAESTRO FRIULANO IN UNA VISITA GUIDATA ALLA MOSTRA “EGITTO. DEI, FARAONI, UOMINI”

“Le statuette itifalliche egizie non hanno una funzione pornografica, bensì propiziatoria: simboleggiano vita, fertilità, fortuna, protezione dalla sfortuna, assimilando Osiride a Dioniso secondo l’interpretazione di Plutarco ma anche dello studioso cattolico padre Banti”. È il professor Alessandro Cecchi Paone, divulgatore scientifico che ha prestato la voce alle audioguide della mostra “Egitto. Dei, Faraoni, Uomini”, differenziate per fasce d’età per venire incontro alle esigenze cognitive anche dei minori, a replicare all’insegnante friulano di scuola primaria.

Il maestro residente in un comune della Carnia in provincia di Udine, dopo che il nipote di 9 anni aveva disegnato un antico egizio col fallo eretto di ritorno dalla visita il primo giorno di inaugurazione della mostra jesolana dedicata all’antico popolo del Nilo, in una accorata e-mail alle società produttrici e promoter della mostra del Lido di Jesolo, Venice Exhibition e Cultour Active, aveva infatti richiesto di censurare una preziosa statuetta itifallica risalente al III secolo A. C. contenuta nell’allestimento durante la visita della sua scolaresca, pena l’annullamento della gita culturale prenotata a febbraio.

“Non c’è alcuno scandalo nella statuetta itifallica presente nella mostra sull’antico Egitto di Jesolo” chiarisce Cecchi Paone “ed è giusto che il reperto sia presente nel percorso espositivo-didattico nel rispetto della corretta educazione dei più giovani ma anche delle preoccupazioni legittime di famiglie e docenti”. La statuetta della prima età tolemaica, alta circa 40 cm. e realizzata in argilla cruda e bitume, prezioso prestito museale, si trova nell’area della mostra dedicata al culto dei morti. “Tutti gli studiosi dell’antichità, gli archeologi e gli antropologi culturali” spiega “confermano che il fallo maschile raffigurato eretto, piuttosto che un significato erotico o osceno, simboleggia vita, fertilità, fortuna, protezione dalla sfortuna.

“Così fra i greci ed i romani” aggiunge “ma ancor prima fra gli antichi egizi. Dove Osiride, che portò la civiltà agli esseri umani, poté resuscitare solo quando la sorella Iside trovò dopo tutti gli altri pezzi del corpo, proprio il pene funzionante del fratello che riprese così il suo ruolo di primo faraone dio protettore dei mortali”. “Sarebbe un errore impedire alle nuove generazioni di venire a contatto con una tale ricchezza didattica e sono ovviamente pronto” conclude Cecchi Paone “a raccontare nel dettaglio tutto questo di persona all’insegnante preoccupato ed ai suoi alunni durante la visita della sua scolaresca, ma anche a tutti gli altri che chiedessero di effettuare una visita guidata con me alla mostra di Jesolo”.

 

 

Muore Gualtiero Marchesi, lo chef italiano più famoso del mondo

Ambasciatore della cucina italiana nel mondo, lo chef milanese   ha mostrato a tutti uno dei volti migliori del bel paese, la cucina, ed è riuscito a capire fino in fondo ciò che la rende davvero unica.

di Vito Nicola Lacerenza

 

Gualtiero Marchesi si è spento all’età di 87 anni nella sua casa a Milano. La stessa città dove ha visto la luce nel lontano 19 marzo 1930. Maestro di grandi chef come Carlo Cracco, David Oldani ed Ernst Knam, è stato da moltissimi considerato lo chef italiano più famoso del mondo, ed è per questo che ha ricevuto nella camera ardente le onorificenze di un capo di Stato. Marchesi si è avvicinato ai fornelli fin da piccolo, nel ristorante della sua famiglia. Una fortuita circostanza, che lui ha saputo trasformare in arte e che lo ha portato dalle mura domestiche, prima in Svizzera, poi a Parigi, dove ha affinato le sue conoscenze, e, infine, a New York, dove nel 2006 ha fondato la “Italian Culinary Accademy”. Un’ascesa intercontinentale che gli è valsa il titolo di “fondatore della nuova cucina italiana”. “Nuova” e appassionante è stata, infatti, la sua visione del cuoco. Una persona non competitiva ma desiderosa, con umiltà, di prendere il meglio da chiunque incontrasse, per poi poterlo trasformare in quell’arte che tutti gli hanno riconosciuto e gli riconosceranno sempre.

«Non esiste rivalità tra i cuochi. C’è stato un momento – era solito dire- quando ero molto giovane, in cui avrei fatto il giro dell’Italia, partendo dalla Sicilia, facendo tre mesi in ogni regione, per rubare un po’ tutti i segreti della cucina». Pur essendo un illustre ambasciatore della cucina italiana nel mondo, lo chef milanese ha saputo apprendere dalle cucine straniere, da quella d’oltralpe a quella del sol levante. «Le tecniche che ho imparato, le ho imparate in Francia- ha spiegato in un’intervista all’EXPO di Milano, nel 2015- poi ho sviluppato quello che avevo capito…se il cuoco andasse al mercato quasi tutti i giorni, vedrebbe cos’è la materia, sentirebbe i prodotti delle stagioni man mano che queste cambiano. Perciò io cito sempre i giapponesi. Per me sono maestri assoluti, perché loro valorizzano la materia». Il padre della “nuova cucina italiana”, pur dall’alto del successo, è sempre riuscito a riconoscere altri come “maestri assoluti”. Una lezione di vita che probabilmente è stata, insieme alla passione e al talento, la sua ricetta segreta per servire nel piatto qualcosa che dal palato fosse in grado di giungere all’animo delle persone. «Io ho bisogno di vedere nel piatto un’emozione. Io la chiamo “la cucina della memoria”. Io devo ricordare quello che ho mangiato» -ha detto lo chef milanese in un’intervista.” Ora, dopo la sua morte, tocca agli Italiani ricordare Gualtiero Marchesi. Un uomo che, nel corso della sua vita, ha mostrato a tutti uno dei volti migliori del bel paese, la cucina, ed è riuscito a capire fino in fondo ciò che la rende davvero unica.

NATALE DI SOLIDARIETA’ CON MICHAEL JACKSON

Anche quest’anno la MJ Italian Foundation di Torino organizza a scopo benefico la Lotteria di Natale

 

Di Francesca Rossetti

Come ogni anno MJ Italian Foundation di Torino organizza a scopo benefico la Lotteria di Natale , a favore di coloro che non hanno la possibilità di trascorrerlo in case calde e accoglienti e con le loro famiglie.

I premi saranno messi a disposizione personalmente dalla Presidente Ada Tarchetti e grazie anche all’interessamento di amici ed il ricavato sarà destinato a 2 – 3 case famiglia di Torino ed altre città italiane già conosciute dall’Associazione.

E’inoltre possibile acquistare il calendario 2018 con i ritratti di Michael eseguiti dalle pittrici Graziella Ferrara e Rosita Losacco ed il cui ricavato sarà destinato all’acquisto di uno strumento da sala operatoria per l’ospedale pediatrico Mas Children in Somalia, presso il quale opera il Dott. Piero Abbruzzese, già Direttore del Dipartimento di Cardiochirurgia dell’ospedale “Regina Margherita” di Torino. L’ospedale somalo  è stato realizzato dal prof. Abbruzzese in collaborazione con l’Associazione Marco Berry Onlus.

Per informazioni:

https://www.facebook.com/events/209777056232278/

https://www.facebook.com/events/573822342949730/

email  adatarchetti@alice.it

 

All’Auditorium Parco della Musica il nuovo anno si apre con Fantasia di Disney

Torna il capolavoro della Disney in Live Concert con l’orchestra dell’accademia di Santa Cecilia

Dopo il grande successo della scorsa stagione – le recite sono state tutte sold out – torna, a grande richiesta, un classico senza età: sarà infatti il pluripremiato Fantasia, capolavoro nato dalla felice intuizione di Walt Disney, a far divertire grandi e piccoli nei giorni delle festività (giovedì 4 gennaio ore 19.30 – venerdì 5 ore 20.30  –  sabato 6ore 18 – domenica 7 ore 16 Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica). Con l’esecuzione della musica dal vivo con l’Orchestra di Santa Cecilia diretta da Carlo Rizzari, potremo assistere a una versione che mette insieme brani del film originale del 1940, con altri del successivo Fantasia 2000. È quindi un’occasione unica per ritrovare le ormai celebri immagini animate – memorabile Topolino alle prese con le scope dell’Apprendista Stregone di Paul Dukas – ma con l’aggiunta di una emozione in più che è data dall’ascolto della musica in presa diretta. Beethoven, Bach, Stravinskij, Ponchielli, Saint-Saëns, Dukas, Čajkovskij per uno spettacolo unico nel suo genere, che unisce in modo originale l’arte della grande musica, l’inventiva pittorica e drammaturgica della Disney e l’emozione dell’ascolto di una grande Orchestra, uno spettacolo quindi che non potrà che entusiasmare un pubblico di tutte le età.

VIA LA STATUETTA CON L’EREZIONE DALLA MOSTRA DURANTE LA VISITA DEI MIEI ALUNNI

LA RICHIESTA SULLA MOSTRA “EGITTO. DEI, FARAONI, UOMINI”, DA UN MAESTRO DELLA CARNIA (UD)

“Quando ho chiesto ai miei nipoti di disegnare qualcosa della mostra sull’Egitto di Jesolo visitata assieme il giorno prima, il più piccolo di 9 anni ha disegnato un antico egizio col fallo eretto spiegandomi che lo aveva visto in una teca. Per questo come insegnante vi chiedo di coprire o togliere la statuetta in questione dalla visione dei miei alunni, suoi coetanei, quando parteciperanno alla visita scolastica prenotata da tempo”.

La richiesta contenuta in un messaggio e-mail inviato dal sito internet della mostra, www.mostraegitto.com, arriva da un maestro elementare friulano residente in un comune della Carnia ed è indirizzata alla direzione della mostra che fa capo alle società produttrici e promoter, Venice Exhibition e Cultour Active. Il docente chiede di censurare, durante la visita della sua scolaresca prenotata a febbraio, una preziosa statua itifallica risalente al III secolo A. C., contenuta nell’allestimento della mostra “Egitto. Dei, Faraoni, Uomini” del Lido di Jesolo.

“Faccio sinceramente i complimenti per la ricchezza del percorso museale realizzato a Jesolo dedicato all’antico popolo egizio, mostra ben articolata e piena di informazioni che considero una tappa didattica importante per l’accrescimento degli alunni della scuola primaria” si legge ancora nel messaggio dell’insegnante “ma non posso esimermi come educatore dall’interrogarmi se sia prematuro mostrare simili rappresentazioni della corporeità umana in palese esibizione erotica a bambini che in molti casi non ne hanno ancora piena consapevolezza. Nel dubbio vi prego di rispettare la mia richiesta che ritengo fin d’ora vincolante per la conferma della visita programmata con gli alunni minori sotto la mia responsabilità”.

La statuetta della prima età tolemaica, alta circa 40 cm. e realizzata in argilla cruda e bitume, prezioso prestito museale, si trova nell’area della mostra dedicata al culto dei morti. “Nell’antico Egitto” replicano gli organizzatori della mostra “fin dall’epoca remotissima del IV millennio a. C., si venerava la divinità Min, raffigurata in varie forme, ma più di frequente con aspetto umano e il pene eretto, appunto itifallico. Rappresentava il dio della fertilità, della riproduzione, del raccolto, del principio maschile e della virilità, particolarmente venerato a Copto, nell’Alto Egitto e, fino al Medio Regno, comunemente fuso al Horus”.

“Questa come altre rappresentazioni che ci provengono dalla remota antichità egizia” spiegano gli organizzatori “sono dei vividi esempi di culto della civiltà egizia che non devono essere censurati ma spiegati ai ragazzi nel loro valore antico importante per quel popolo. Per questo abbiamo predisposto le audioguide differenziate per fasce d’età con la voce del giornalista e divulgatore scientifico Alessandro Cecchi Paone, in modo da trasmettere anche ai ragazzi in età scolare, grazie a concetti più semplici e a un linguaggio meno complesso, tutta la bellezza e la ricchezza dell’antica popolazione del Nilo”.

 

Cosa vuol dire capire l’italiano?

Quando parliamo della nostra lingua spesso pensiamo a quella moderna, ossia il modello “base” utilizzato dai nostri programmi televisivi che in fondo è la versione che i nostri amici e parenti sentono quando guardano RAI World  all’estero

di Gianni Pezzano

Quando parliamo della nostra lingua spesso pensiamo a quella moderna, ossia il modello “base” utilizzato dai nostri programmi televisivi che in fondo è la versione che i nostri amici e parenti sentono quando guardano RAI World  all’estero. Ma dobbiamo chiederci, quanti di quelli che seguono i nostri programmi all’estero, leggono i giornali online, oppure osano leggere i nostri autori, persino i più semplici, davvero capiscono tutto il messaggio contenuto nel libro.

Per quanto sia semplice il testo, il lettore all’estero spesso si trova a chiedersi, cosa vuol dire in italiano?

Riferimenti persi

 Quando il Pinocchio di Benigni è uscito negli Stati Uniti ho letto una recensione americana del film di una testata importante. Era ovvio che il giornalista era confuso dal film e il motivo era semplice. Gli americani e molti del mondo anglosassone quando pensano a Pinocchio  hanno in mente  il cartone animato di Walt Disney del 1940 che considerano l’originale. Allo stesso modo, non è insolito per il lettore anglofono parlare di “Dante’s Inferno”, oppure “Abandon hope all ye who enter here” (Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate), ma pochi sanno che l’opera di Dante  è in tre parti, oppure che la citazione viene dalla prima parte. Quindi, un testo italiano che si riferisce a Paolo e Francesca sicuramente non sarebbe capito in altri paesi e in qualsiasi lingua.

Perciò, quando parliamo di promuovere la nostra lingua, e di conseguenza ogni aspetto della nostra Cultura, dobbiamo partire da una premessa fondamentale e universale, che lo studente potenziale della nostra lingua all’estero non conosce moltissimi aspetti della nostra lingua e Cultura, sia di ‘alta’ Cultura come gli esempi danteschi oppure popolari come battute del genere di San Martino, e quindi non sono in grado di poter cogliere fino in fondo le sfumature utilizzate dai nostri autori e giornalisti.

Seguendo il modello di paesi anglosassoni, lo scolaro nel Regno Unito o l’Australia impara Shakespeare e Dickens, e poeti come Blake, Yates e Shelley, ma conoscono relativamente poco gli autori studiati negli Stati Uniti come Mark Twain, Ernest Hemingway o poeti come Ralph Waldo Emerson o Walt Whitman. Figuriamoci poi autori italiani !

Questi riferimenti culturali si estendono poi a detti popolari e persino a programmi televisivi e sport che hanno poco seguito al di fuori dei confini di ciascun paese.

Messaggi

 Chiunque abbia fatto lavoro di traduzioni si trova presto in situazioni dove l’originale utilizza frasi e personaggi sconosciuti e deve prima cercare il senso vero delle frasi per trovare il modo di trasmetterlo nella nuova lingua.

Non è un lavoro semplice perché la traduzioni non solo devono tradurre le parole, ma anche trasmettere se una frase è semplice, sarcastica o scherzosa e quindi dare al lettore l’intenzione dell’autore dell’opera originale, sia per una pubblicità oppure per un romanzo importante. Non è una considerazione banale perché se guardiamo l’esempio citato sopra di battute su San Martino, si rischia di scambiare una battuta scherzosa  in offesa nella lingua nuova o viceversa e dunque di cambiare il senso del passaggio di un libro o di un film.

Diamo giustamente un ruolo importante ai nostri mezzi di comunicazione, ma siamo davvero sicuri che questi mezzi tengano in mente i limiti del suo pubblico, o potenziale pubblico, all’estero?

Questo è il motivo del relativo insuccesso dei migliori cantautori italiani all’estero, per poterli apprezzare al massimo è necessario avere una conoscenza buona della nostra lingua e altri aspetti della nostra Cultura e Storia per cogliere i riferimenti nei testi e dunque capire i messaggi delle canzoni.

Soluzioni

 Nel parlare degli italiani all’estero commettiamo l’errore di pensare che siano tutti capaci nella nostra lingua. Me se guardiamo la cifra di oltre novanta milioni tra emigrati di prima generazione e i loro discendenti, quanti di loro parlano la lingua che li definisce come italiani? La percentuale sarà bassa e in particolare tra quelli oltre la seconda generazione che dobbiamo considerare d’origine italiana invece di “italiani”.

Ma non per questo dobbiamo rinunciare alla lotta di promuovere la nostra lingua o di promuovere tutti gli aspetti della nostra Cultura all’estero.

Dobbiamo capire che i mezzi di comunicazione al nostro potenziale pubblico internazionale non si può limitare soltanto alla diffusione in lingua italiana. In questo modo poniamo limiti molto stretti a chi può tentare di capire il nostro messaggio.

Nei nostri documentari, film e programmi all’estero dobbiamo seriamente considerare di trasmetterli  con sottotitoli nelle lingue dei paesi di residenza dei nostri amici e parenti. In questo modo presentiamo al grande pubblico internazionale programmi e concetti che fino ad ora sono proibiti perché l’utente/ascoltatore non è in grado di capirli.

Dobbiamo renderci conto che ci sono tanti all’estero che hanno il desiderio di esplorare le loro origini e di visitare i luoghi dei loro genitori, nonni e bisnonni, ma spesso hanno paura di farlo perché non sanno a chi rivolgersi, e sicuramente non possono farlo nella nostra lingua nazionale.

Facendo ciò, apriamo il potenziale pubblico internazionale anche a coloro che non sono d’origine italiana, ma che sono interessati al Bel Paese per qualsiasi motivo.

Nell’aiutare i nostri amici e parenti a scoprire le proprie origini svolgiamo anche il compito di dare loro un motivo valido, non solo per voler imparare la nostra lingua, ma anche e finalmente di visitare il Bel Paese. I vantaggi per la nostra economia sono ovvi, ma allo stesso tempo svolgere un ruolo importante nel mantenere vivi i rapporti tra l’Italia e le nostre comunità, in molti casi grandissime, in tutti i continenti.

Però, questo non è possibile se non cominciamo a comunicare in modo tale che tutti siano in grado di recepire il nostro messaggio e i nostri tentativi di avvicinarci a loro.

Questo potrà succedere soltanto quando faremo il passo di trasmettere il nostro messaggio non solo in italiano, un nostro vero orgoglio nazionale, ma anche nelle altre lingue a coloro che per motivi fuori il loro controllo, non hanno potuto mai impararlo.

Questo compito deve certamente avere una partecipazione delle comunità italiane all’estero, ma questo ruolo deve essere organizzato, incoraggiato e finalmente finanziato da noi in Italia. Per coloro che si lamentano dei soldi spesi, gli introiti del futuro sarebbero sicuramente molto di più di quelli investiti.

Poi, se non lo facessimo noi chi lo farebbe? In questo caso la risposta è ovvia…

 

 

 

 

6 fattori che possono aumentare il rischio di malattia di Alzheimer

Tra i fattori di rischio a contrarre la malattia di Alzheimer alcuni sono sotto il nostro controllo

Il morbo di Alzheimer colpisce circa 5 milioni di  persone in Usa, un numero che dovrebbe aumentare fino a 13,8 milioni entro il 2050.

Nella sua forma più leggera, la condizione neurodegenerativa è caratterizzata da sintomi che includono i vuoti di memoria, la perdita, la ripetizione di domande e la mancata collocazione delle cose – comportamenti che generalmente diventano più severi nel tempo.

C’è ancora molto che non sappiamo sulle cause del morbo di Alzheimer, ma ci sono alcuni fattori associati ad un aumentato rischio di contrarre la malattia. Per la maggior parte, tuttavia, un aumento del rischio non significa che una persona avrà necessariamente la malattia,  solo che le probabilità sono più alte.

Ecco cosa dice la scienza sui fattori che influenzano il rischio di Alzheimer e il declino cognitivo.

  1. Età

Ci sono alcuni fattori di rischio che non si possono controllare. Uno di questi è l’età.

Ogni cinque anni dopo i 65 anni, il rischio di una persona di sviluppare l’Alzheimer è doppio , secondo il National Institute of Ageing .

  1. Genetica

Le mutazioni genetiche stanno diventando sempre più importanti per capire come si sviluppa l’Alzheimer, sia nell’insorgenza precoce che tardiva .

Nel caso di Alzheimer ad esordio precoce, in cui i sintomi iniziano a mostrarsi a 30, 40 o 50 anni d’età, la malattia è causata da mutazioni genetiche in uno dei tre geni ereditati da un genitore, secondo il NIA .

Non c’è una mutazione conosciuta che causa la malattia a insorgenza tardiva, ma ci sono alcune mutazioni geniche che aumentano o diminuiscono  il rischio.

  1. Storia familiare

Mentre la genetica può svolgere un ruolo, anche l’ambiente che circonda la famiglia svolge un importante compito, secondo l’ Alzheimer’s Association . L’organizzazione ha notato che il rischio di Alzheimer aumenta se più di un membro della famiglia ha la malattia. Da questo punto di vista le risposte possono arrivare solo da ulteriore ricerca scientifica.

  1. Condizioni cardiache

A differenza della genetica e dell’età, ci sono alcuni fattori di rischio su cui si può avere un controllo attivo.

Ad esempio, la gestione di altre condizioni di salute – diabete e condizioni cardiache come l’ipertensione, malattie cardiache, ictus e colesterolo alto – spiega la NIA,  può aumentare il rischio di una persona di contrarre la malattia di Alzheimer.

Sono necessarie ulteriori ricerche per capire questi fattori di rischio, e alcuni studi clinici sono già in corso, ma quello che emerge  rafforza l’idea che ciò che è buono per la salute del cuore va bene anche per la salute della testa

  1. Trauma cranico

Secondo l’Alzheimer’s Association, un trauma cranico è potenzialmente associato ad un aumento del rischio di malattia di Alzheimer. Ciò si basa in parte su una  ricerca che ha coinvolto i veterani della seconda guerra mondiale.

Coloro che avevano avuto lesioni cerebrali moderate o gravi durante il loro servizio militare hanno sviluppato un aumentato rischio di malattia di Alzheimer o demenza più tardi nella vita.

Naturalmente, hanno osservato i ricercatori, potrebbero esserci altri fattori non presi in considerazione nello studio che potrebbero aver influenzato tale associazione.

L’Alzheimer’s Association raccomanda di usare caschi, indossare le cinture di sicurezza per ridurre le probabilità di subire una grave lesione cerebrale.

  1. Fumare

Alcune scelte di stile di vita possono contribuire al rischio di Alzheimer. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il fumo è un fattore di rischio per Alzheimer e demenza.  I ricercatori sostengono che il fumo non favorisce una buona circolazione al cuore ed al cervello così come per malattie come  l’ictus e le malattie cardiache.

Dieta, esercizio fisico, attività sociale e altro riducono il rischio di Alzheimer e il declino cognitivo.

Fonte: Business Insider

Amazon.it svela i gusti letterari e musicali degli italiani nel 2017

Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie di Francesca Cavallo ha sbancato la classifica dei libri mentre Oh Vita! di Jovanotti è l’album più acquistato: a pochi giorni dalla fine del 2017, Amazon svela le preferenze degli italiani attraverso i libri e i dischi più venduti negli ultimi 12 mesi su Amazon.it.

Un anno di novità letterarie e musicali giunge al termine e Amazon traccia lo scenario dei gusti degli italiani attraverso le classifiche dei libri e degli album più venduti su Amazon.it nel 2017.

Nella classifica dei 10 libri più venduti nel 2017 a farla da padrone sono soprattutto titoli italiani, romanzi d’amore e volumi dedicati al cibo e al benessere, ma anche  grandi classici per adulti e bambini come Il Piccolo Principe. Non mancano i sequel di saghe di successo che hanno tenuto incollati alle pagine migliaia di lettori in tutto il mondo, come nel caso di Origin di Dan Brown. Ecco la classifica completa:

  1. Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie. Ediz. a colori – Francesca Cavallo, Elena Favilli
  2. Origin – Dan Brown
  3. L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita – Alessandro D’Avenia
  4. Le otto montagne – Paolo Cognetti
  5. E allora baciami – Roberto Emanuelli
  6. Il Piccolo Principe – Antoine de Saint-Exupéry
  7. La dieta della longevità. Dallo scienziato che ha rivoluzionato la ricerca su staminali e invecchiamento, la dieta mima-digiuno per vivere sani fino a 110 anni – Valter Longo
  8. Tredici – Jay Asher
  9. Fatto in casa da Benedetta. Torte, primi sfiziosi, stuzzichini… le ricette più golose del web – Benedetta Rossi
  10. 1984 – George Orwell

Il testo rivelazione di Francesca Cavallo e Elena Favilli, Storie della buonanotte per bambine ribelli, è inoltre il titolo più venduto nella categoria Libri per Bambini, mentre Origin di Dan Brown è il preferito per chi apprezza Gialli e Thriller. Al numero 1 dei libri di Cucina La dieta della longevità, mentre per i testi di Letteratura e Narrativa la medaglia d’oro va a L’arte di essere fragili. Gli Adolescenti e ragazzi nel 2017 hanno acquistato soprattutto Wonder di R.J. Palacio, mentre L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud va per la maggiore per gli appassionati di Società e scienze sociali. Chiudono le prime posizioniMacerie prime di Zerocalcare (categoria Biografie, diari e memorie) e Dragon Ball Super: 1 per la sezione Fumetti e Manga.

Gli italiani apprezzano anche la buona musica, come testimonia la classifica dei 10 dischi più venduti nel 2017 che vede al primo posto il nuovissimo Oh, Vita! di Jovanotti che sbaraglia qualunque concorrenza, nostrana e internazionale:

  1. Oh, Vita! – Jovanotti
  2. Divide – Ed Sheeran
  3. Perdo le parole – Riki
  4. Prisoner 709 – Caparezza
  5. Duets Tutti Cantano Cristina – Cristina D’Avena
  6. Vasco Modena Park (3 CD + 2 DVD) – Vasco Rossi
  7. Vasco Non Stop (4 CD) – Vasco Rossi
  8. Comunisti col rolex- JAx e Fedez
  9. Songs of Experience [Edizione Deluxe] – U2
  10. Masters [4 CD] – Lucio Battisti

L’ultima fatica di Jovanotti si aggiudica anche altre due medaglie d’oro: nella classifica musica italiana e musica pop. Se è vero che i gusti degli italiani spaziano su più generi, è altresì vero che le note Made in Italy restano le preferite. A conferma di ciò ci pensano le prime posizioni delle sezioni rap, rock e indie che vedono sul podio rispettivamente Prisoner 709 di Caparezza, Vasco Non Stop (4 CD) di Vasco Rossi e Faccio un casino di Coez. Unico straniero in vetta è John Coltrane e il suo Blue Train, al numero uno nella classifica degli album jazz più venduti.

Limosa compie 30 anni: la prima impresa nel Veneto di guide ambientali guarda al futuro.

La presidente Roberta Manzi: “Siamo come i salmoni, nuotiamo contro corrente”

La cooperativa Limosa nasce a Venezia nel 1987. L’idea dei soci fondatori era quella di unire la passione per la natura e le competenze specifiche in campo ambientale per dare vita alla prima impresa nel Veneto di guide ambientali. Si trattava allora di una nuova professionalità impegnata in attività dedite alla difesa, alla valorizzazione e all’utilizzo razionale del patrimonio ambientale attraverso progetti di educazione ambientale, turismo naturalistico, gestione del territorio e ricerca.

“Nel 1987 eravamo un gruppo di giovani con una grande passione per l’ambiente e la natura, – racconta Roberta Manzi, presidente di Limosa – studenti universitari nelle facoltà di scienze naturali e forestali, di etologia e agricoltura, sentivamo il bisogno di proporre un modo diverso di scoprire Venezia e la Laguna per sviluppare un turismo più profondo, responsabile e attento alle fragilità dell’ecosistema lagunare”.

La consapevolezza della delicatezza dell’ambiente lagunare e la necessità di preservarlo è la mission di Limosa. Il nome infatti è un omaggio a un uccello il cui nome scientifico è Limosa limosa tipico delle zone umide: “Un trampoliere dalle movenze eleganti, sinuose e femminili, – spiega Roberta Manzi – per noi simbolo che rappresenta la delicatezza di Venezia e della sua Laguna”.

In questi trent’anni di attività sul territorio Limosa è cresciuta nel tempo, lavorando sempre con passione per migliorare la propria offerta: turismo naturalistico e culturale, educazione ambientale, ricerca e gestione del territorio.

Sono migliaia le persone – turisti, studenti, insegnanti e cittadini – coinvolti ogni anno con progetti e attività. La storia di Limosa è iniziata instaurando collaborazioni con istituzioni pubbliche, musei e strutture impegnate nella promozione del territorio lagunare, e partecipando a bandi regionali e nazionali.

Con l’arrivo della crisi Limosa ha deciso di investire, nonostante il momento di difficoltà e l’assenza di garanzie per il futuro. “Abbiamo preso esempio dai salmoni, che nuotano contro corrente – conferma Roberta Manzi – e abbiamo deciso di impegnarci in qualcosa di nuovo che potesse farci di nuovo crescere”.

Nel 2014 Limosa diventa Agenzia di Viaggi – Tour Operator e dà vita a SlowVenice, il brand con cui propone al turista viaggi in luoghi straordinari, Venezia e la Laguna, con escursioni a piedi, in bicicletta e con imbarcazioni tipiche, accompagnati da guide naturalistico ambientali.

Nasce anche SlowVenice Network, una rete di imprese turistiche profondamente radicate nel territorio della gronda lagunare veneziana, da Chioggia al Litorale del Cavallino, per offrire al turista una vacanza slow, contraddistinta da principi di autenticità, sostenibilità e contaminazione con elementi della cultura e delle tradizioni locali.

I trent’anni di Limosa hanno coinciso con l’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo Economico. Sempre 30 anni fa Venezia e la Laguna venivano dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO. “Questa concomitanza ci rinforza nella nostra volontà di svolgere attività responsabili, nel rispetto dell’ambiente e della cultura locale, sempre con al centro le persone e il territorio”.

“In trent’anni il nucleo soci Limosa non è cambiato, siamo ormai come una famiglia che ha vissuto insieme gioie e difficoltà, fatiche e soddisfazioni. Una famiglia che negli anni si è allargata, accogliendo giovani collaboratori, con le stesse nostre passioni e nuove competenze. Insieme siamo sempre più motivati. Infatti il nostro motto è: abbiamo fatto 30…, facciamo 31!”

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com