Salute
Una nuova frontiera per la cura del paziente oncologico, un modello assistenziale per la persona in toto: corpo, mente e spirito
Al Castello di Torre in Pietra (Fiumicino), la Quarta Giornata della Salute del Paziente Oncologico, lo scorso 18 aprile, ne illustra i principi con una serie di aspetti interessanti.
di Angela Celesti
Dopo quasi 2500 anni, si stanno realizzando i principi del concetto di cura a 360 gradi; l’approccio olistico della medicina moderna trova il naturale compimento, le sue radici profonde nel pensiero del grande medico filosofo Ippocrate vissuto nel V secolo A.C. È il primo a occuparsi di patologia. Inventore della “cartella clinica” è anche il primo a teorizzare la necessità di osservare i pazienti prendendone in considerazione l’aspetto e i sintomi, suo il concetto di diagnosi e prognosi… si potrebbe andare avanti per molto, ma è ciò che sta accadendo già da tempo nella medicina moderna, come ci spiega il Prof. Gianluca Aimaretti, Ordinario di Endocrinologia, Università di Torino, partecipe alla Quarta Giornata della Salute del Paziente Oncologico: “Nella medicina moderna ci si è resi conto che l’approccio di cura verso una qualsiasi tipologia di paziente, richiede una considerazione degli aspetti di malattia e di cura che non è più “Asylos” e settoriale (si pensi agli anni ’70 fino al 2000), concetti basati soltanto sulle evidenze scientifiche, certamente importanti. Oggi è da considerare che la nostra vita, e parlo anche delle persone sane, è fatta di vari aspetti: fisici, psicologico-emozionali e spirituali, ovvero di dimensioni che richiedono momenti di ricreazione spirituali importanti, si pensi a un posto magnifico all’interno della natura, il camminare in montagna o su di una spiaggia, ascoltare una buona musica… Chiunque si occupi di malati, infermieri, medici e altre figure sanitarie, non dovrebbe non tirar fuori anche questa dimensione, questi concetti che purtroppo non vengono menzionati nei corsi di medicina presso le università”. Concetti che, soprattutto nell’approccio di cura delle malattie oncologiche, vedrebbero il grande pioniere della medicina, Ippocrate, probabilmente stupito dagli strumenti tecnici a disposizione che uniti al suo concetto di Krasis, equilibrio (considerando la malattia un “disequilibrio”) potrebbero segnare il punto da cui cominciare per il percorso di cura, ponendo al centro la malattia, il malato, il medico.

La moderna presa in carico del paziente in oncologia, ricalca le orme ippocratiche, unendo la tecnologia alla persona, questo il tema dell’interessantissimo Simposio sulle terapie integrate a supporto del paziente oncologico, affiancando alle cure tradizionali nuovi strumenti per la qualità della vita. L’ evento che ha avuto luogo presso il Castello di Torre in Pietra, (Fiumicino) a pochi chilometri da Roma, è stato organizzato e pensato dal Prof. Roberto Baldelli, endocrinologo, responsabile dello UOSD (Endocrinologia Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma) e nuovo Coordinatore SIE Lazio (Società Italiana di Endocrinologia). Un incontro che ha riunito diversi specialisti di grande profilo che dall’alto delle proprie competenze hanno sottolineato che oggi la presa in carico del paziente oncologico deve essere globale; chirurgia e farmacologia non sono più gli unici strumenti da prendere in considerazione in un approccio di cura oncologica, che fortunatamente ha sempre meno impatto infausto e che rende la malattia, in moltissimi casi, cronica. Questo, grazie alla prevenzione e alle nuove cure sempre più efficaci come la Targeted Therapy, la Medicina Personalizzata che si contrappone al concetto di cura uguale per tutti, anche se ancora in fase di sviluppo in molte aree terapeutiche. Dopo i saluti istituzionali e quelli di benvenuto prende parola la Prof.ssa Annamaria Colao, Vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, endocrinologa internazionale che ha sottolineato l’alto valore e il significato scientifico di questo progetto.

Rilevanti i contributi sulla nutrizione, un tema fin troppo dibattuto ma dove ancora bisogna insistere, per fugare tante notizie false che purtroppo generano confusione nelle persone. “L’alimentazione accurata e la Nutraceutica come strategie di supporto”, l’argomento presentato dalla Prof.ssa Silvia Migliaccio endocrinologa e esperta in malattie metaboliche (Università La Sapienza – Roma), interessante l’idea di diàita, (stile di vita) di ippocratica memoria, concetti fondamentali sull’alimentazione che prevedono “di mangiare ciò che serve per mantenerci in buona salute, ma anche considerare che se noi siamo fatti di un unicum, testa e corpo, mente e anima, questi devono essere in equilibrio per il nostro benessere”. L’alimentazione, aggiunge la Prof.ssa Migliaccio, “non è terapia, ma una costante della nostra vita e proprio per questo quando si ha una patologia, può essere importante capire che l’alimentazione è vero che non cura la malattia, ma gioca un ruolo fondamentale ottimizzando l’efficacia delle terapie farmacologiche che noi utilizziamo”. Le varie sessioni moderate dal professor Gianluca Aimaretti dell’Università di Torino e dal Prof. Andrea Lania (Umanitas di Milano), ci introducono a quelli che sono in concreto le tematiche al centro dell’attenzione alla “persona” che intraprende la cura, un significato che comprende ascolto attivo con il paziente. A parlarne è la Prof.ssa Raffaella Pajalich, endocrinologa e membro della SIMN (Società Italiana di Medicina Narrativa) e grande appassionata della letteratura. La Prof.ssa Pajalich, nel suo intervento spiega l’importanza della Medicina narrativa, molto apprezzata in Italia ma poco diffusa, “si sente la necessità di avvicinare e completare quella che viene definita come la Evidence Base Medicine (che tanto progresso ha dato alle cure) alla Narrative Base Medicine – La medicina basata sulla narrazione. Medicina narrativa come una metodologia clinico-assistenziale basata su specifiche competenze comunicative – una definizione indetta nel 2014 in una Consensus conference dall’Istituto Superiore di Sanità. In definitiva – conclude la professoressa Paljalich – noi speriamo e desideriamo che ci sia un momento nel quale, l’incontro tra medico e paziente sia un rapporto binario, uno scambio di due competenze che s’incontrano: la competenza del medico di medicina generale con il suo background di studi, DESEASE e ILLNESS, il paziente che purtroppo diventa esperto della propria malattia e che ne sottolinea il riconoscimento”.

L’importanza della Pet Terapy in oncologia, con Sara Ramponi, apre la seconda parte dell’incontro, e quella dell’attività sportiva che migliora l’outcome delle terapie oncologiche, con Carlo Carufi. Poi è la volta dello yoga con Beatrice Giampaoli – titolo “Yoga e medicina: la giusta liason” e tanti altri argomenti che rientrano tra i vantaggi e benefici delle cure “adiuvanti” in quello che è il lungo cammino dei percorsi di cura. Un viaggio tra scienza e umanità che aiuta l’uomo nelle difficoltà durante il percorso della malattia oncologica. Un nuovo modo di guardare o “riguardare” alla cura affinché l’interessante Simposio, come quello a Torre in Pietra, diventi una consuetudine sempre più ricca di argomenti, aspetti e consapevolezze. Curare corpo, mente e spirito è la sfida dei futuri giovani medici, che ci auguriamo trovino i mentori giusti e corsi preposti nel loro lungo e impegnativo cammino verso una delle professioni più affascinanti a salvaguardia della vita dell’essere umano.
