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Telefono con la ruota: la web serie di Luciana Pellizzato contro bullismo e maschilismo

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Web serie Telefono con la ruota Luciana Pellizzato
Tempo di lettura: 6 minuti

Luciana Pellizzato, educatrice privata e networker padovana ci parla di “Telefono con la ruota: il ritorno”. La web serie di 12 episodi su YouTube per sensibilizzare contro il bullismo e una visione maschilista della donna.

Un telefono analogico, in cui la ruota da far girare su ogni numero chiama un mondo logoro e arcaico di abitudini che non dovrebbe più appartenerci. Un mondo ipocrita e maschilista pregno di convinzioni sociali che mette in ginocchio la donna, ridotta a mero oggetto. Questo strumento ormai parte del passato, ma pronto con uno squillo a riemergere nel presente è protagonista di “Telefono con la ruota: il ritorno”. Web serie su YouTube ideata da Luciana Pellizzato (classe 1976) educatrice privata e networker padovana. 

Dodici episodi (6 anteprime e 6 video completi) visibili nel canale “Luciana Pellizzato CambiaMente” ambientati a Scorzè, comune veneto dove Luciana ha vissuto fino a 32 anni. Ognuno di essi, realizzato con il marito Davide Gallimberti, affronta temi che vogliono smontare il cliché “è sempre stato o si è sempre fatto così“: la violenza verbale, il maltrattamento psicologico, la violenza assistita, l’ipocrisia, la sottomissione della donna, il lavoro casalingo e il manifesto ecclesiastico del 1895 sui doveri di mogli e mariti. 

Un’idea, che coinvolge anche la madre di Luciana, arrivata dopo una maggiore consapevolezza di sé e come conseguenza di una vita segnata da una situazione familiare claustrofobica e atti di bullismo. Dall’infanzia “ai confini del mondo” vissuta in casa fuori dal centro e senza frequentare la scuola materna, ai parenti “poco raccomandabili”, agli sprazzi di libertà e spensieratezza al parco giochi con la madre, al rifugio in altre stanze quando il padre urlava. Fino ad arrivare a bullismo nella scuola media.  

 Poi la svolta nel 2000: il domicilio in un convitto universitario gestito da suore per frequentare le lezioni in Scienze dell’Educazione che gli ha permesso anche di allontanarsi da casa, soprattutto dal padre. 

Oggi Luciana è una persona espansiva con uno sguardo di cura verso il prossimo, specie per i più piccoli. E, conscia del proprio percorso e della sofferenza provata, ci ha rivelato alcuni consigli che possono aiutare le persone vittime di bullismo e della cultura maschilista.   

Una puntata del “Telefono con la ruota: il ritorno” ambientata a Scorzè

In un episodio della web serie “Telefono con la ruota” dici che hai subito atti di bullismo? Ti va di approfondire? 

«Ho subito bullismo negli anni delle scuole medie, in particolare nei primi 2 anni. In genere, comunque, in vari gruppi sono stata abbastanza esclusa – mai con esiti devastanti come alle scuole medie – perché le persone mi hanno quasi sempre percepita come diversa. Non è una giustificazione alla nullità e stupidità che portano con sé alcune persone, inclusa a quel tempo l’insegnante di storia, geografia e italiano arrogante e non professionale.

Il bullismo, con umiliazioni e denigrazioni, è stato difficile da superare e credo di esserci riuscita solo 3 anni fa (compio 49 anni quest’anno), soprattutto, perché non avevo un ambiente familiare che mi appoggiasse. Anzi, a casa c’erano urla e intimidazioni tutti i giorni».  

 

Come sei intervenuta sulle tue ferite personali? 

«Sono stata in terapia psicologica quando avevo circa 34 anni. Il mio modo di intervenire era parlare con le persone che ritenevo autorevoli, tipo il sacerdote che mi ha battezzata, ma in 40 anni c’erano 4 persone in tutto che hanno capito l’enorme disagio e violenza vissuti». 

 

Come nasce il Telefono con la ruota? 

«Da una mia consapevolezza sempre maggiore nata e accompagnata da scrittura, ripresa ed editing dei video su YouTube e dall’ingresso sul social LinkedIn nel 2020. La scrittura dei video e articoli per LinkedIn mi ha aiutata tantissimo. Inoltre, mi è stato molto utile l’ascolto di alcuni professionisti: la consulente di carriera Emanuela Spernazzati e l’Orientatore e Tutor Politiche Attive del Lavoro Maurizio Fiengo, lo scrittore Dario Ramerini e l’ingegnera edile Paola Triaca.  

Telefono con la ruota nasce anche quando la vita si è “fermata”, cioè quando mia mamma aveva bisogno di cure».

Luciana Pellizzato nel giardino della casa dei genitori

Perché questo nome? 

«È un mondo completamente analogico e arreso al “si è sempre fatto così”,  dove regna sovrana l’ipocrisia. Riassumo la mia risposta nella frase di Paola Triaca: Un mondo dove il bello della piazza doveva nascondere il brutto delle quattro mura”. È un mondo dove la donna viene nascosta, denigrata e non valorizzata; dove la violenza verbale viene sempre giustificata, minimizzata e tollerata. Anzi, si dà contro alle vittime, che così saranno sempre più deboli, indifese e con un’autostima inesistente». 

 

Qual è l’obiettivo della web serie? 

«Rendere consapevoli per non subire comportamenti intimidatori, svilenti, che causano angoscia e abbattimento drastico dell’autostima. Questo è la violenza verbale, il maltrattamento psicologico e la violenza assistita (altro che quattro urla come dicono, con superficialità estrema, tantissime persone saccenti). Tipica frase che testimonia questa saccenza: “Cosa avrà mai fatto tuo papà? Si, va beh, avrà urlato, ma ha portato i soldi a casa!”.

Queste frasi davvero stupide, potrebbero far sentire delle persone sbagliate. Con me non ci riescono più, ma per più di 40 anni mi hanno fatto sentire una persona sbagliata anzi, sbagliatissima. E questo è un altro obiettivo: far riflettere le persone che non sono loro sbagliate, ma il contesto in cui sono inserite». 

 

Che tipo di storie raccontate? 

«Storie di un mondo più lento e arreso alle consuetudini sociali, dove le donne devono obbedire e non hanno spazio, né per parlare, né quasi per respirare. La donna esiste solamente per soddisfare le esigenze del marito, non ha desideri propri e se li ha deve dimenticarli (vedasi manifesto ecclesiastico del 1895). La donna non deve valorizzarsi, perché il corpo è il luogo del peccato ed è una perdita di tempo che si toglie alla famiglia e soprattutto all’uomo.

La donna è la serva dell’uomo e dei parenti e deve rimanere a casa. Il mondo era più lento, perché raccontiamo la vita di campagna, fatta di lavoro e obbedienza al marito, al medico di base e al sacerdote. Si racconta poi di faide famigliari; ad esempio di quella volta che mia mamma rischiava di rimanere murata viva in casa ad opera di suo cognato. Un vero e proprio Bronx!».

Davide Gallimberti durante le riprese per la web serie “Telefono con la ruota: il ritorno”

Ascoltando i racconti di tua madre su aneddoti di vita, quali sono gli aspetti maschilisti più preponderanti? 

«La donna non può avere esigenze, non può spendere (certo per la spesa, sempre con parsimonia, ma non per esigenze sue personali). Rimanere in casa a far da mangiare: alle h.12.00 e alle h.19.00 rigorosamente, anche se nel frattempo casca il mondo, si deve mangiare. Non esiste altro. Uscire sempre con molta moderazione, anche se meglio di no. Le figlie femmine, poi nella cultura maschilista, devono stare zitte in casa e fare ciò che dice il padre padrone. 

La cultura maschilista si fonda sul “matricentrismo” cit. di Michela Murgia, cioè le sue consuetudini possono andare avanti, perché c’è una donna che è disposta a portarne il peso. Tutto il mondo del telefono con la ruota è andato avanti, perché mia mamma, di fatto, ne era il centro; non si è mai ribellata. L’uomo non è capace di fare assolutamente nulla, nemmeno lavarsi le mutande, ma può scaricare tutto il peso delle sue frustrazioni su moglie e figlia». 

 

In che modo, secondo te, si possono aiutare le persone che subiscono violenza verbale e vivono in un contesto familiare maschilista? 

«Un primo punto è non farle sentire sbagliate. Ma attraverso strumenti idonei far comprendere che non sono loro a istigare le urla nella persona incivile e verbalmente violenta. Questa urlerà sempre indipendentemente da ciò che loro fanno o non fanno. 

 Il secondo è agganciato a questo: sensibilizzare le mogli a non dare la colpa alle figlie, se il padre urla. Mia mamma ha fatto questo sbaglio e mi ha causato enormi problemi.  

Il terzo è sensibilizzare le madri a non essere dure con le figlie, perché queste ultime vivono già in ambienti durissimi. Si ha bisogno di tenerezza e comprensione, aspetti molto difficili da trovare con la superficialità e ipocrisia in giro. Questo è stato un altro sbaglio di mia mamma che mi ha causato molti problemi, come arrivare a mendicare affetto e comprensione. 

Il quarto è non minimizzare. La Chiesa rappresentata dai sacerdoti deve essere preparata a questo. Non è possibile colpevolizzare le vittime, che saranno sempre più deboli, isolate e incapaci di alzare la testa. Fino a 3 anni fa ho avuto molte difficoltà nel guardare le persone negli occhi, a causa delle intimidazioni e aggressioni verbali subite a casa. 

Il quinto è necessario far sviluppare nelle persone doti di empatia e silenzio».  

 

Avete pensato ai prossimi episodi del Telefono con la ruota: il ritorno?  

«Abbiamo scattato qualche foto e registrato alcuni video shorts (ancora da pubblicare) sulla vita domestica/casalinga a Scorzè. Sulle abitudini di mia mamma e sugli oggetti usati (che hanno più di mezzo secolo!). Come stendeva il bucato, come usava la lavatrice, come lavava e asciugava le stoviglie ecc… raccontate da lei stessa». 

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