Attualità
L’emergere di nuovi partecipanti nelle relazioni internazionali
I movimenti di liberazione nazionale, sono soggetti controversi di diritto internazionale, non sono gli usuali soggetti della geopolitica, cioè gli Stati, ma di fatto interferiscono, in alcuni casi grandemente, con le relazioni internazionali.
di Antonio Virgili – vicepresidente Lidu onlus
Negli ultimi decenni si è manifestata la presenza e il dinamismo di entità non statali che rivendicano, o di fatto hanno, un crescente ruolo politico internazionale, ciò vale specialmente per i movimenti di liberazione e le multinazionali. Se ci citano l’ISIS, Al-Quaida, Hamas ed altre, si dirà che sono organizzazioni militari terroriste ma, nonostante ciò, esse persistono e sconquassano, oramai da vari anni, gli equilibri e le alleanze regionali e internazionali, arrecando danni ingenti alle popolazioni. La stessa OLP era considerata organizzazione terroristica sino agli accordi di Oslo del 1993. I movimenti di liberazione nazionale, sono soggetti controversi di diritto internazionale, non sono gli usuali soggetti della geopolitica, cioè gli Stati, ma di fatto interferiscono, in alcuni casi grandemente, con le relazioni internazionali. Queste organizzazioni godono di finanziamenti e appoggi da parte di alcuni Stati, in modo esplicito o occulto, e diventano quindi spesso strumento indiretto di pressione o minaccia. La denominazione “di liberazione” si presta poi a usi manipolativi verso le masse, perché dà l’idea che gli avversari combattano contro una liberazione o la libertà. Si tratta in più casi di scontri, o guerre, fortemente asimmetrici, dove si fronteggiano forze militari ufficiali di uno Stato e individui o gruppi che operano con modalità terroristiche, con attacchi suicidi, e altre forme anomale di attacco, ad esempio contro civili totalmente estranei o contro operatori dell’informazione o nascondendosi in centri sanitari.

Altrettanto vale per le multinazionali, che concentrano un notevole potere e svolgono indubbie azioni internazionali, diverse dagli Stati. Quella delle multinazionali è una geopolitica dei flussi, o una caccia ai brevetti e alle innovazioni, più che una azione sui territori o gli Stati in quanto tali, mentre i movimenti di liberazione si concentrano propriamente sui territori e sulle componenti ideologiche e religiose. Le motivazioni ideologiche, siano esse il liberismo assoluto, una religione, il comunismo o qualsiasi altra ideologia, si accavallano e intrecciano alimentando proprie giustificazioni, per lo più estremistiche e contrarie al dialogo. Il sistema delle relazioni internazionali, a partire dal 1648, è stato incentrato sulla presenza di Stati sovrani ed indipendenti, i quali occupano tuttora un ruolo primario nella gerarchia dei soggetti di diritto internazionale.
Di fatto, gli Stati risultano essere i soggetti tradizionali dell’ordinamento giuridico internazionale, detengono il potere sovrano, in riferimento ad una porzione del globo, di esercitare all’interno di essa, ad esclusione di ogni altro Stato, le funzioni dello Stato. Dalla fine del secondo conflitto mondiale c’è stata però una progressiva espansione dello scopo e della struttura del diritto internazionale contemporaneo, alla quale è corrisposta una crescente eterogeneità di soggetti e nuove aree di applicazione del diritto. In particolare, sulla scena internazionale sono emersi nuovi e numerosi attori e soggetti, tra cui Organizzazioni Internazionali, Organizzazioni Non Governative (ONG), organizzazioni paramilitari terroristiche (a volte con reciproco supporto, la RAF tedesca si addestrò alla lotta armata in Palestina e a Gaza con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), partiti fusi con organizzazioni paramilitari (come Hezbollah). Da ultimo, di diversa natura ma di grande peso, le imprese multinazionali.

Tale evoluzione ha messo direttamente in discussione il sistema Stato-centrico precedente, che fino a quel momento aveva rappresentato il fondamento dell’organizzazione delle relazioni transnazionali fra le Nazioni. Sebbene gli Stati sovrani conservino il loro tradizionale ruolo fondamentale nel sistema di diritto internazionale corrente, una varietà di nuovi attori globali ha preso oramai parte alla creazione di norme internazionali. Le società multinazionali forniscono un evidente esempio del rinnovato ruolo internazionale di attori considerati storicamente secondari agli Stati: imprese private hanno infatti acquisito un ruolo sempre più incisivo nello sviluppo del diritto ambientale globale, derivante in parte anche dalla crescente capacità di dialogare a pari livello con i governi in termini economici e finanziari. Sebbene la questione della personalità giuridica delle multinazionali appaia rilevante, ma chiaramente controversa, secondo alcune prospettive di analisi, la personalità giuridica delle multinazionali va incentrata sulla presente ed innegabile rilevanza delle multinazionali stesse in quanto attori non-statali ed interlocutori nei confronti di Stati ed Organizzazioni Internazionali.
Nuovi approcci di analisi superano il modello classico e considerano le società commerciali come partecipanti nel sistema di diritto internazionale, ponendo dunque attenzione sulla necessità di ritornare ad una visione del diritto internazionale come un processo decisionale in cui non vi sono “soggetti” ed “oggetti”, ma solamente “partecipanti”. In tale contesto, il giudice della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) Rosalyn Higgins ha indicato le multinazionali come soggetti partecipanti sullo stesso piano di Stati, organizzazioni internazionali e gruppi privati non governativi.
La presenza di questi nuove organizzazioni pone non poche difficoltà e richiede nuovi strumenti di approccio e gestione, in particolare sui temi della tutela dei diritti umani fondamentali e della sicurezza. Le due organizzazioni internazionali attualmente più importanti, sebbene molto diverse tra loro, l’ONU e l’UE, non hanno reale capacità di intervento stabilizzatore. L’ONU notoriamente non ha braccia operative se non quelle limitate dei caschi blu, l’UE sta ancora discutendo se e come dotarsi di un sistema di difesa comune. Oggi la logica della sovranità dello Stato e del potere di intervento autonomamente gestito conserva grande fascino ma è indubbiamente meno efficace nel contesto globale ed è erosa proprio dalla presenza di tali altri partecipanti. Si pensi alle azioni di guerra dell’ISIS e dello stesso Hamas, abbiamo Stati che devono contrastare organizzazioni non Statali presenti in più Paesi, non solo in situazioni di rivolte interne a un dato Paese, ma anche in contesti internazionali. La trasformazione da movimenti di protesta interni ad un Paese (che non sono nuovi nei secoli) a entità con ruolo internazionale, a volte addirittura riconosciuto da alcuni Paesi, non è oggi marginale anche per la velocità delle comunicazioni. Così come l’affermarsi di gruppi privati, slegati in parte dagli stessi vincoli degli Stati, che gestiscono enormi patrimoni finanziari e influenzano e perturbano la politica e l’economia aggirando diverse regole. Si, perché economia significa anzitutto prodotti alimentari, farmaci ed energia, essenziali ovunque, quindi strumento potente di pressione. Controllare il commercio di un bene fondamentale non può considerarsi solo un evento strettamente economico, proprio per le ricadute sociali e di sopravvivenza delle persone.

L’ascesa di questi nuovi partecipanti “forti” e spesso aggressivi, fino a che c’è stata la Guerra fredda è stata in certa misura frenata entro limiti abbastanza rigidi, salvo poche eccezioni. Terminata quella fase, si sono creati maggiori spazi per conflitti locali e modifiche delle alleanze. Oltre al potere in sé, purtroppo, non solo ideologie politiche ma anche alcune religioni (almeno nelle loro frange più estreme e integraliste) si sono prestate e si prestano a coagulare gruppi e masse in azioni armate. Lo scontro tra ideologie della guerra fredda sembra aver lasciato il posto allo “scontro tra civiltà” (secondo una nota affermazione di Samuel P. Huntington), nel quale usi e stili di vita, valori e religioni hanno sostituito progressivamente le ideologie quali fattori di amalgama e coinvolgimento. Uno scontro che predilige forme tradizionali di manipolazione, usando visioni fanatiche ed estremiste, oppure il miraggio della ricchezza, per ottenere potere. Potere a volte fine a sé stesso, o ingabbiato in visioni culturali arcaiche che si perpetuano nel tempo. Secondo alcuni, in modo forse non del tutto previsto, sembra che le cose stiano precipitando, verso una nuova Guerra fredda, lungo punti critici di frattura e conflittualità che accrescono la complessità e l’instabilità invece di ridurla.
Le incertezze politiche o economiche interne alle maggiori potenze mondiali agevolano l’emergere di conflittualità internazionali, nella percezione che tali instabilità interne concedano indirettamente più spazio per tutte le forme di protesta e rivendicazione. La sfida sulle aree monetarie, sulle alleanze nella produzione energetica, sulle tecnologie d’avanguardia, sugli schieramenti pro-contro occidente, si consumano così in un contesto di confusione crescente per molti. L’Europa, che sino alla Seconda guerra mondiale era uno dei luoghi nei quali si concentravano i principali soggetti della politica internazionale, con la rigidità dei due blocchi della Guerra fredda, è diventata solo oggetto della politica internazionale.
L’Europa, annichilita e spartita tra i vincitori, ha infatti perso le sue voci, la sua capacità di essere agente autonomo di primo piano, anche perché depotenziata militarmente. Una parte dei nuovi attori della scena internazionale si muove seguendo trame diverse, copioni contrastanti, in alcuni casi privi di una logica generale più ampia, immaginando una sorta di neo-localismo internazionale nel quale ciascuna entità, grande o piccola, presume di poter diventare autonoma e potente. Gli altri concentrando sempre più capitali e ricchezza, riducendo la concorrenza, dando vita e oligopoli o monopoli. Una situazione rischiosa, che potrebbe diventare sempre meno governabile, immaginando e diffondendo la convinzione che il dialogo, la diplomazia, il rispetto reciproco, la trattativa, siano valori e strumenti oramai sorpassati e poco utili.
