Attualità
Le icone non muoiono mai: Valentino Garavani
Una vita intera dedicata alla bellezza e al fascino femminile espresso attraverso la sintesi di un abito, il più perfetto e sublime atto di comunicazione del femminile.
di Angela Celesti
Che tu sia un un baby boomer, o della Generazione X, Millenian, Z o Alpha, non puoi non conoscere, almeno solo per nome Valentino Ludovico Clemente Garavani, più noto come Valentino, scomparso il 19 gennaio 2026 a Roma, la sua patria amata, il luogo dove ha trascorso la maggior parte della sua vita lavorativa oltre a Parigi. Una vita intera dedicata alla bellezza e al fascino femminile espresso attraverso la sintesi di un abito, il più perfetto e sublime atto di comunicazione del femminile. Il suo Rosso Valentino è entrato nella storia della moda, una sfumatura ineguagliabile simbolo indiscusso della maison Valentino che ne celebra arte e visione.

Nato a Voghera nel 1932 Valentino manifesta fin da giovane un interesse per la moda e lo stilismo. Frequenta la sua prima scuola di figurino a Milano e, nel contempo, quasi come una tappa necessaria, studia francese alla Berlitz School of Languages per poi trascorrere un lungo periodo a Parigi frequentando le migliori scuole di moda come l’Ècole de le chambre syndicale de la couture parisienne. Ma fu il superamento di un concorso internazionale di design tessile, l’International Wool Secretariat, a introdurlo nella maison di Jeanne Dessès, suo grande maestro, lo stilista francese di nazionalità greca che ha creato quei famosi abiti di chiffon e mussola, ispirati dalle tuniche dell’antica Grecia; da qui la collaborazione con l’atelier di Guy Laroche. Un bagaglio di esperienze e ispirazioni che, una volta ritornato a Roma – erano gli anni 50 – lo consacrano alle allora primière dame Emilio Schuberth e Vincenzo Ferdinandi, unici – insieme alle sorelle Fontana e a Roberto Capucci – ad avere allora, in Italia, prestigio e una maison.

La sua personale Casa Valentino arriverà nel 1957. Nel 1959 aprirà il suo atelier in via dei Condotti a Roma con la collaborazione di Giancarlo Giammetti, compagno e collaboratore indiscusso, che occupandosi della parte amministrativa e promozionale, permise a Valentino di esprimere al massimo la sua creatività. Considerato l’imperatore della moda vestirà le più belle e famose donne del mondo nelle sue boutique a New York, Parigi, Ginevra, Losanna, Tokyo… Dagli anni 70 in poi donne celebri: da Jackie Kennedy a Liz Taylor, daNancy Reagan a Sofia Loren, ad Aretha Franklin indosseranno i suoi abiti. Decorazioni e riconoscimenti come la Légion d’honneur, la massima onorificenza francese, accompagneranno la sua vita, più di sessanta anni di creatività con i suoi capi unici, scultorei, inimitabili e il suo Rosso Valentino che, come “la terra verde” di Rubens nella pittura, entrerà nel DNA di uno stile, una nuance che diventa simbolo.

Un colore che si accende tra la folla dell’Opera di Barcellona: un’anziana signora, avvolta in un velluto magenta, attira l’attenzione del giovane Valentino Garavani, e lo risveglia da quei neri, blu e bianco dei suoi abiti. “Fra tutti i colori indossati dalle altre donne, mi è sembrata unica, isolata nel suo splendore. Non l’ho mai dimenticata. Penso che una donna vestita di rosso sia sempre meravigliosa, è una perfetta immagine dell’eroina”, affermò Valentino.


Un’epifania, quel rosso, un’immagine di una serata all’Opera di Barcellona che pervase la sua immaginazione e che non tradì mai. La sfumatura pura del Rosso Valentino contiene le note dei tanti rossi, ciliegia, corallo, carminio, magenta e cardinale ed è perfetto per tutti gli incarnati: la pelle candida, quella ambrata, l’ebano intenso. Difficile definire l’essenza di quel rosso, ma di una cosa siamo convinti: niente di illusorio, di evanescente di banale in quel colore, ma un grande gesto d’amore che Valentino Garavani ha dedicato per sempre a tutti noi.
