La verità amara che troppi ignorano – The bitter reality too many ignore

Choose language: IT | EN

[vc_single_image image=”48138″ img_size=”full”]

La verità amara che troppi ignorano

Questa settimana incidenti in due continenti ci hanno fatto ricordare di nuovo che non possiamo chiudere un occhio su qualcosa che troppi in Italia e all’estero rifiutano di riconoscere e che non vuole sparire.
Di Gianni Pezzano

Mentre i luoghi comuni e gli stereotipi sono spesso la causa di discriminazione contro gruppi, particolarmente gli immigrati, in molti casi esiste più di una briciola di verità nell’immagine che queste frasi dipingono. Mentre molti potrebbero dire che l’immagine sia banale o del passato, l’aspetto più dannoso della Cultura italiana è probabilmente il volto dell’Italia e degli italiani, emigrati e non, più rappresentata alla televisione, nei film e nei libri.

Questa settimana incidenti in due continenti ci hanno fatto ricordare di nuovo che non possiamo chiudere un occhio su qualcosa che troppi in Italia e all’estero rifiutano di riconoscere e che non vuole sparire.

Due continenti
Ad Adelaide in Australia Domenic Perre è stato imputato dell’assassinio di un agente e il ferimento di un altro della National Crime Authority (la DIA australiana) quando un pacco bomba esplose nei suoi uffici di città nel 1994. Perre, attualmente sotto processo per accuse di droga, era sempre stato sospettato del delitto, ma solo negli ultimi anni gli sviluppi nella scientifica, particolarmente quella forense, hanno permesso alle autorità di poterlo finalmente identificare con certezza sufficiente da emettere i mandati di imputazione.

Il giorno prima in Slovacchiia era stato assassinato il giornalista Jan Kuciak che faceva indagini sulla figure criminale italiana di Antonio Vadalà, ora residente in Slovacchia, e nei giorni precedenti accusava Vadalà di atti illeciti compresi legami con la criminalità organizzata ed accuse di legami illeciti con il Primo Ministro del paese, Robert Fico. Il giorno dopo le autorità locali hanno arrestato non solo Vadalà, ma anche suo fratello Bruno, il loro cugino Pietro Catroppo e quattro altri italiani legati all’assassinio e alla criminalità organizzata.

Queste attività non sono isolate e devono essere considerate come parte di una rete internazionale che è molto più estesa da quel che generalmente si crede.

Verità amara
Fino a un certo punto l’articolo di Roberto Saviano in Repubblica oggi “La ’Ndrangheta da esportazione” riferito alle vicende e gli arresti in Slovacchia tratta vicende prevedibili ma, come dimostra il titolo stesso, nemmeno lui riconosce che l’esportazione non è recente e che non coinvolge soltanto l’Europa orientale.

Mentre molti in Italia non sarebbero sorpresi dalle notizie dalla Slovacchia, molti altri sarebbero sorpresi dall’arresto ad Adelaide perché molti considerano il paese come un “rifugio sicuro” da tali attività. Infatti, la verità amara è che in quel paese c’è una Storia estesa di criminalità organizzata italiana che generalmente non viene riportata nei giornali italiani.

Già quarant’anni fa la zona di Griffith vicino a Sydney in Australia era conosciuto per la sua marijuana ed fu teatro di un caso noto con la scomparsa dell’attivista antidroga Donald McKay che puntava il dito contro esponenti della comunità italiana locale,   che lui accusava fossero i responsabili per le piantagioni.   Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Benché l’uomo condannato per il delitto abbia identificato i mandanti, proprio quelli indicati da McKay, non furono mai imputati.

Melbourne è stata la scena di guerre tra cosche italiane e la vittima più recente, un avvocato con legami con cosche in Australia e in Italia, è stato assassinato l’anno scorso. Questi morti erano così pubblici che sono anche stati i soggetti di una serie televisiva australiana, Underbelly, che non ha fatto niente per nascondere le identità dei veri protagonisti. Anche Adelaide è stato il palco per un celebre caso di droga con legami italiani, conosciuto anche come il caso “Mister X” perché per anni i tribunali non hanno permesso la pubblicazione del nome del responsabile. È diventato celebre perché Barry Moyse, il suo socio australiano nella grande piantagione di marijuana scoperta della Polizia Federale australiana, era il capo del reparto antidroga della polizia locale.

Televisione e film
Come figlio di immigrati italiani in Australia con gli hanno ho imparato a odiare i programmi e film americani degli anni 60 e 70 perché, inevitabilmente, i criminali erano italiani e tanto inevitabilmente sollevavo la testa anche a scuola quando qualcuno voleva inferire contro noi wog e non ero l’unico a odiare l’etichetta.

Per molti anni qualsiasi reato commesso da italiani o altri immigrati è stato fonte di titoloni della prima pagina dei giornali che hanno smesso soltanto quando le statistiche hanno dimostrato che queste comunità erano quelle con meno criminalità. Inoltre, la Polizia stessa capì che identificare sospetti con presunte nazionalità non portava ad arresti, perché nella maggioranza dei casi gli indizi erano ingannevoli. Infatti, negli Stati Uniti questo racial profiling (profili razziale) è illecito.

In ogni caso, nel corso del tempo non potevamo negare che c’era verità nelle accusa, anche se commesse da una piccola minoranza della nostra comunità. Peggio ancora, le cronache dell’estero e mafiosi di alto profilo come John Gotti negli Stati Uniti non hanno fatto altro che confermare questa realtà amara.

Tutti questi casi fanno parte della nostra Storia e non possiamo ignorarli, come non possiamo ignorare le attività attuali di questi gruppi come abbiamo visto in Slovacchia e Australia questa settimana.

La Storia
Qualsiasi Storia dell’emigrazione italiana ha l’obbligo di riconoscere ogni aspetto della nostra Storia e non concentrarsii soltanto su chi ha avuto successo economico che è uno degli stereotipi degli italiani all’estero.

L’emigrazioni italiana ha coinvolto milioni, ciascuno con la propria storia e ciascuno con esperienze diverse nei nuovi paesi di residenza. Ci sono temi in comune, ma le comunità italiane in ciascun paese sono cresciute in modi diversi e non sappiamo abbastanza di queste differenze.

Riconoscere ogni aspetto della nostra Storia ci farà capire ancora di più chi e cosa siamo, ma dobbiamo farlo in una maniera onesta e c’è molto che chi è rimasto in Itala non sa, tantomeno capisce.

L’Italia di oggigiorno ha dimenticato perché milioni sono partiti dal paese, come ha dimenticato i contributi finanziari di questi stessi emigrati al paese che hanno costituito l’aiuto a riprendersi dopo la seconda guerra mondiale e i prodotti italiani che emigrati e i loro discendenti ora vendono nei loro nuovi paesi. Pochi in Italia sanno o capiscono le sfide e i compromessi che si affrontano iniziando una vita nuova in un altro paese

Sono tutte facce dell’emigrazione italiana e quindi della Storia d’Italia ma, come in tutte le questioni della Storia, dobbiamo essere brutalmente onesti e dobbiamo finalmente riconoscere che anche le attività come quelle nella Slovacchia e l’Australia fanno parte del nostro patrimonio culturale e far finta che non esista non è una soluzione al problema.

[vc_separator style=”shadow” border_width=”6″]
[vc_single_image image=”48139″ img_size=”full”]

The bitter reality too many ignore

This week and in two continents we were once more reminded that we cannot turn a blind eye to something that too many in Italy and overseas refuse to admit and which refuses to go away.
By Gianni Pezzano

While stereotypes are often the cause of discrimination against groups and particularly migrants, in many cases there is more than a kernel of truth in the image that these simple sketches portray. While many may say the image is banal or passé, the one most damaging aspect of Italian Culture is arguably the face of Italy and Italians, migrants or not, most portrayed on television, in films and in books.

This week and in two continents we were once more reminded that we cannot turn a blind eye to something that too many in Italy and overseas refuse to admit and which refuses to go away.

Two continents
In Adelaide in Australia, Domenic Perre was charged for the murder of a member and the serious wounding of another of the country’s National Crime Authority when a letter bomb exploded in the city’s offices in 1994. Perre, currently on trial on drugs charges, was always suspected of the crime but only in recent years the advances in forensic and other sciences allowed the investigators to finally identify him with enough certainty for the warrants to be issued.

On the previous day in Slovakia journalist Jan Kuciak was murdered. The journalist had been investigating Italian crime figure Antonio Vadalà now living in Slovakia and in recent days his reports on Aktuality.Sv made accusations of illegal activities by Vadalà, including links with organized crime in Italy and allegations of illicit connections with the country’s Prime Minister Robert Fico. The next day in Bratislava local police arrested not only Vadalà on suspicion of the murder, but also his brother Bruno, their cousin Pietro Catroppa and a number of other Italians linked to the murder and organized crime.

These activities are not isolated and must be considered as part of an international network that is more extensive that is generally believed.

Bitter truth
To a certain extent Roberto Saviano’s editoral article in today’s Repubblica newspaper in Italy L’Ndrangheta da esportazione (Ndrangheta for export), referring to the incidents and arrests in Slovakia was to be expected but, as the title shows, he too does not recognize that the export is not recent and does not involve only Eastern Europe.

While many in Italy would not be surprised by the news from Slovakia, many more would be surprised by the arrest in Australia because many consider the country a “safe refuge” from such activities. The bitter truth is that the country has in fact has an extensive history of Italian organized crime than is generally not covered by newspapers in Italy.

Already forty years ago the area around Griffith near Sydney in Australia was known for its marijuana and was the centre of a infamous case with the disappearance of antidrug campaigner Donald McKay, who was targeting the members of the local Italian community who he alleged were responsible for the plantations, whose his body was never found. Although the man convicted of the crime identified those who commissioned him, the very men that McKay suspected, they were never brought to trial.

Melbourne has been the scene of wars between Italian gangs and the latest victim, a lawyer with links to Italian gangs in Australian and Italy, was murdered only last year. These deaths were so public that they were even became the subject of a television series “Underbelly” which did nothing to hide the identities of the true protagonists. Adelaide too was the stage for a famous drugs case with Italian connections, also known as the “Mister X” case because for years the courts did not allow publication of the Italian who led the group, it became notorious because the Australian partner of the huge plantation discovered by the Australian Federal Police was Barry Moyse, the head of the Antidrug Squad of the local police.

Televisione e film
As the son of Italian migrants in Australia I grew to hate many American TV programmes and films in the 1960s and 1970s because, inevitably, the criminals were Italian and just as inevitably this came up in school whenever someone wanted to score points against us wogs and I was not the only one who detested this trademark.

For many years any crime committed by an Italian or any other migrant automatically became front page news and only stopped when the statistics showed that these communities were those with the lowest crime rates. Furthermore, the Police itself understood that identifying suspects by supposed nationality did not lead to arrests because in most cases these indications were at best misleading. In fact, in the United States this “racial profiling” is now illegal.

However, over time we could not deny that there was truth in the accusations, even if committed by a small percentage of our community. Worse still, news reports from around the world and high profile mafiosi in the United States such as John Gotti in the United States only confirmed this bitter reality.

These are all part of our history and cannot be ignored, just as we cannot ignore the modern day activities of these groups as we saw in Slovakia and Australia this week.

History
Any history of Italian migration has the duty to acknowledge every aspect of our history and not just concentrate on those with economic success which is one of the stereotypes of Italians overseas.

Italian migration involved millions of people, each with their own story and each with different experiences in their new country of residence. There are themes in common, but the Italian communities in each country grew differently and we do not know enough about these differences.

Acknowledging every aspect of our history will make us understand even more who and what we are, but we must do so in all honesty and there is much that those left in Italy do not know, much less understand.

Modern day Italy has forgotten why millions left the country, just as it has forgotten the financial contributions of these same migrants to the country which helped it recover from the last World War and the Italian products that migrants and their descendants now sell in their new countries. Few in Italy know and understand the challenges and the compromises that become part of starting a new life in another country.

These are all faces of Italian migration and therefore of Italian history but, as in all matters of History we must be brutally honest and we must finally recognize that even activities such as those in Slovakia and Australia are also part of our cultural heritage and pretending it does not exist is not a solution to the problem.

Leave a Reply

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]