Ambiente & Turismo
La Quintana di Foligno: la giostra dove il passato cavalca tra i sogni
Dal 02 al 13 Giugno 2025 si è svolta nelle vie del Centro Storico di Foligno la celebre e antica Quintana, una sfida mozzafiato tra dieci cavalieri, ognuno a rappresentare il proprio rione.
di Angela Celesti
C’è un luogo, nel cuore dell’Umbria, dove il tempo si piega e l’ordinario lascia spazio alla meraviglia: è Foligno, ed è la Quintana a riscrivere le regole della quotidianità. Quando il sole tramonta sulle pietre calde delle strade antiche, la città si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto, un teatro barocco dove dame dai corsetti preziosi e cavalieri dalle piume alte sfilano in un corteo che è insieme festa e rito, memoria e desiderio. La Quintana non è solo una gara, è un racconto che si fa carne e sudore, un’eco di epoche perdute che vibra tra i battiti del presente.

Il cuore della manifestazione è la Giostra: una sfida mozzafiato tra dieci cavalieri, ognuno a rappresentare il proprio rione, l’anima più vera e viscerale della città. Si corre al “Campo de li Giochi”, un’arena che odora di storia, su un tracciato a forma di otto dove la destrezza si misura in secondi e la gloria si guadagna con la lancia ben ferma tra le mani. I cavalieri si lanciano al galoppo, fendendo l’aria come frecce umane, per infilare tre anelli sempre più piccoli appesi al braccio del dio Marte. Uno spettacolo di precisione e coraggio, dove ogni errore è una ferita e ogni vittoria una conquista che si scolpisce nella memoria collettiva.

Ma la Quintana è anche, e soprattutto, una questione di stile. Nei giorni della festa, Foligno si veste di un’eleganza che sa di velluti damascati, di merletti ricamati a mano, di ori antichi che brillano sotto le luci delle lanterne. È una città che si lascia andare al sogno, che si immerge nella bellezza senza tempo di abiti barocchi, gioielli d’epoca, acconciature elaborate e gesti lenti, come in una danza elegante. Ogni rione apre la sua taverna, profumata di piatti umbri antichi: strangozzi al tartufo, porchetta fumante, vini intensi che scivolano tra i brindisi.


E poi c’è il corteo, la sfilata sontuosa che illumina le strade la sera prima della Giostra. Più di seicento figuranti avanzano tra tamburi e chiarine, in una coreografia che non conosce tempo. Sembra di essere catapultati in un film in costume, eppure è tutto reale: le dame che sollevano le gonne per non calpestare il selciato, i nobili che si scambiano occhiate complici sotto le piume degli ampi cappelli, gli sbandieratori che sfidano la gravità.
La Quintana è una favola che si ripete, ma non è mai la stessa. È il sapore dolceamaro del ritorno al passato, la vertigine di sentirsi parte di una storia più grande. È la nostalgia e la fierezza, il gioco e la gara, l’arte e la vita. È il sogno di una città che, per due volte l’anno, si ricorda di quanto possa essere meravigliosa. E allora, che vinca il migliore – ma a Foligno, in fondo, vincono tutti.
