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Diritti umani

In Mauritania una nuova ondata di arresti a danno di attivisti anti-schiavitù. La denuncia dell’IRA

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Un comunicato dell’organizzazione segnala un paradosso giuridico che vedrebbe i denuncianti trasformati in imputati dalle autorità locali.

di Laura Marà

NOUAKCHOTT – Secondo quanto riportato in un recente comunicato stampa diffuso dall’IRA (Initiative de Résurgence du mouvement Abolitionniste), si starebbe assistendo a una nuova ondata di arresti e procedimenti giudiziari ai danni di esponenti del movimento abolizionista in Mauritania. Il documento dell’organizzazione segnala un paradosso giuridico che vedrebbe i denuncianti trasformati in imputati dalle autorità locali.

Il quadro accusatorio secondo l’organizzazione

Stando alla ricostruzione dell’IRA, la vicenda sarebbe scaturita da una denuncia presentata dall’associazione stessa presso l’istanza incaricata di giudicare i casi di schiavitù, tratta delle persone e traffico di migranti. Tuttavia, a seguito dell’archiviazione della richiesta, la Procura locale avrebbe disposto l’arresto immediato dei promotori della segnalazione.

I capi d’accusa originari riguarderebbero l’uso di falso e la diffamazione. Successivamente, secondo il comunicato, la magistratura avrebbe riqualificato i fatti come associazione a delinquere. Tra le persone colpite dai provvedimenti figurerebbero:

  • Abdallahi Abou Diop, incaricato della protezione dei diritti umani.
  • Elhaj Elid, consigliere municipale e coordinatore nazionale delle sezioni.
  • Le attiviste Lalla Vatma e Rachida Saleck.
  • Lemrabet Mahmoud (74 anni), che risulterebbe detenuto da circa tre settimane.

Irregolarità procedurali e denunce di maltrattamenti

Il documento dell’IRA solleva forti dubbi sulla correttezza dell’iter giudiziario, parlando di un presunto “nomadismo territoriale” volto a spostare il contenzioso tra diverse giurisdizioni. L’organizzazione sostiene che il Ministero pubblico starebbe tentando di frammentare il caso per ostacolare l’attività del collegio di difesa.

Particolarmente gravi appaiono le accuse relative al trattamento dei detenuti. L’IRA afferma che i prigionieri avrebbero subito gravi sevizie durante le prime fasi della detenzione e che molti di loro presenterebbero ferite non adeguatamente curate. Tali episodi avverrebbero nonostante la presenza, dal 2016, di un Meccanismo Nazionale di Prevenzione della tortura (MNP).

La questione dei testimoni e la normativa vigente

L’associazione richiama l’attenzione sul caso di una bambina di 11 anni, Nouhe mint Mohamed, la cui famiglia sarebbe attualmente trattenuta dalla polizia. Secondo l’IRA, tale trattenimento mirerebbe a impedire la raccolta di testimonianze sulle presunte condizioni di servitù vissute dal nucleo familiare.

Il comunicato sottolinea come queste azioni violerebbero lo spirito della Legge n°2025-021, specificamente l’Articolo 22, che dovrebbe garantire protezione speciale a testimoni, esperti e denuncianti nei casi di corruzione e abusi. L’IRA esorta quindi le autorità mauritane ad applicare le proprie leggi e ad aderire senza riserve ai trattati internazionali, come il Patto relativo ai diritti civili e politici (PIDCP).

Conclusioni e istanze del movimento

In attesa di sviluppi ufficiali, l’organizzazione chiede la liberazione incondizionata di tutti i membri arrestati e l’estensione delle tutele legali a chi segnala crimini contro l’umanità e sfruttamento di minori. Il documento conclude ribadendo la necessità di integrare i criteri della Convenzione ONU contro la corruzione (CNUC) nell’amministrazione statale.

Nota: Il presente articolo si basa esclusivamente sulle informazioni e sulle accuse contenute nel comunicato stampa dell’IRA del 23/02/2026.

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