Il voto degli italiani all’estero – How Italy sees the Italians overseas and Italian elections

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Il voto degli italiani all’estero

Come di consueto le elezioni di domenica scorsa hanno avuto controversie riguardo il voto all’estero
Di Gianni Pezzano

Come di consueto le elezioni di domenica scorsa hanno avuto controversie riguardo il voto all’estero. La proposta del voto all’estero è stata sempre controversa ma le inevitabili controversie che hanno seguito tutte e tre le elezioni sotto la legge attuale dovrebbero farci fare un passo indietro e guardare questo concetto non sulla base del diritto di voto contenuto nella Costituzione, ma su due questioni a cui dovrebbe rispondere sia il parlamento italiano sia le stesse comunità italiane all’estero.

La prima domanda da fare non è mai stata definita del tutto. Chi sono gli italiani all’estero e qual è il loro rapporto con l’Italia? La seconda è quella al centro della controversia ed è semplicemente, che valore pratico ha il voto all’estero sia per le comunità che per il sistema politico italiano?

Italiani, si o no?
Benché si parli molto degli italiani all’estero e del loro voto, le controversie ci costringono a chiederci come siamo visti dal paese per che alcuni di noi è il paese di nascita, per altri il paese dei genitori ed per qualcuno il paese dei nonni e bisnonni.

Secondo le cifre del Ministero degli Esteri gli italiani all’estero sono circa cinque milioni di cittadini italiani e circa ottantacinque milioni tra quelli che hanno cambiato cittadinanza (e quindi rinunciato alla cittadinanza italiana secondo il paese) e i discendenti di emigrati italiani dell’ultimo secolo e oltre. Di questi ultimi nessuno può dire con precisione quanti potrebbero essere cittadini italiani e nel caso della terza generazione la documentazione per dimostrare i legami legali che fanno riconoscere la cittadinanza è difficile se non addirittura impossibile. In ogni caso, dalla seconda generazione in poi si abbassa la capacità effettiva di parlare e capire l’italiano moderno, senza dimenticare il livello basso di consapevolezza della nostra lingua, Cultura, Storia, ecc., spesso dovuto ai sistemi scolastici dei paesi di residenza/nascita.

Eppure tutte le informazioni inviate agli italiani all’estero sono quasi esclusivamente in italiano e quindi di poco uso effettivo per la stragrande maggioranza delle comunità italiane all’estero. Questo non vale solo per le comunicazioni ufficiali dal governo italiano e la sua burocrazia, come nel caso delle elezioni, ma anche di informazione, servizi giornalistici e intrattenimento inviati alle comunità italiane all’estero.

Questi programmi e servizi sono destinati soltanto a quelli di prima generazione? Se no, allora devono essere forniti con sottotitoli appropriati e/o bilingui per le lingue delle varie comunità. È controproducente fornire servizi a cinque milioni di persone in giro per il mondo quando il mercato potenziale internazionale, anche se limitato solo agli italiani e i loro discendenti, ma non sarebbe limitato solo a questi, è oltre novanta milioni di persone.

Politici e associazioni culturali in Italia e all’estero parlano molto, ma si fa poco per fare avvicinare quelli che conoscono poco o niente della nostra lingua e Cultura. Questo è il motivo principale per cui questi servizi devono offrire una soluzione del genere all’estero.

Promuovere la Cultura e la Lingua
Spesso ci dimentichiamo che per capire davvero una lingua dobbiamo conoscere la sua Storia e Cultura perché molto di quel che diciamo quotidianamente cambia nel corso del tempo e in risposta a tante influenze. Basta pensare quanto sia cambiata la nostra lingua quotidiana a causa dell’informatica, i social media, ecc.

Se non incominciamo a far capire veramente ai nostri parenti e amici all’estero il patrimonio linguistico e culturale che fa parte della loro Storia familiare non diamo a loro un incentivo per imparare la nostra lingua.

Malgrado queste considerazioni, come paese insistiamo a considerare gli italiani all’estero solo in base al loro passaporto e questo diventa peggio durante le elezioni quando i partiti cercano ogni seggio possibile per vincere un’elezione che, in tutta onestà, fa poco per cambiare la qualità della vita della maggioranza degli italiani all’estero…

Praticità
Con questo in mente ora dobbiamo riflettere sull’efficacia del voto degli italiani all’estero e anche sull’efficacia della loro rappresentanza.

Non intendiamo giudicare il lavoro di uno o di tutti i parlamentari che hanno rappresentato gli italiani all’estero negli anni recenti. Hanno avuto le loro motivazioni personali e ciascuno deve essere giudicato da quel che ha fatto in sede e questo può essere visto da un controllo della documentazione ufficiale.

Le riflessioni sono su altri aspetti rispetto a quel che è stato sottovalutato quando le modalità di voto e la distribuzione dei diciotto uomini e donne che dovrebbero rappresentare almeno cinque milioni di cittadini italiani, sono state decise dalla legge originale promossa da Mirko Tremaglia.

In ogni paese i cittadini si lamentano della mancanza di accesso ai loro parlamentari, quindi il solo pensiero che un deputato e un senatore possono rappresentare tre continenti e gli scienziati nell’Antartide è semplicemente irrealistico. Malgrado le migliori intenzioni e la voglia di lavorare dei rappresentanti, in un sistema parlamentare che offre un basso appoggio amministrativo in paragone ad altre democrazie moderne, il compito è difficilissimo e costringe questi rappresentanti a livelli di viaggi che limitano i loro contributi nel parlamento, soprattutto per quelli eletti fuori d’Europa.

Inoltre, in quei paesi con comunità longeve come gli Stati Uniti, Canada, Australia, Argentina, Brasile, Venezuela, ecc., che ora sono nella loro quinta, sesta e oltre generazione, davvero i rappresentanti di prima generazione sono rappresentativi delle intere comunità che rappresentano? Naturalmente questa situazione è peggiore quando, come prevede la nuovo legge, questi parlamentari hanno la base in Italia   e dall’Italia sono nominati, e non solo nei territori che dovrebbero rappresentare.

Realtà politiche
L’altro aspetto del voto all’estero, e particolarmente delle comunità più vecchie, è : cosa vuol dire davvero per gli elettori la loro rappresentanza nel parlamento italiano? Con l’eccezione dei nuovi emigrati che cercano servizi migliori nei consolati e quelli che percepiscono pensioni italiane, una piccola percentuale tristemente destinata a diminuire col tempo, il parlamento italiano può fare poco o niente per cambiare la qualità della loro vita.

In qualche paese, come quelli dell’America del Sud, molti cercano la possibilità della cittadinanza italiana per poter lavorare in Europa, ma per coloro che rimangono nei paesi di residenza i parlamentari eletti non possono dare benefici effettivi ai loro elettori.

Ma la realtà più grande è quella della crudeltà della politica, e non importa in quale paese.

Qualsiasi taglio a fondi destinati all’estero è indolore per i governi di qualsiasi colore. Molti in Italia vedono soldi inviati all’estero, particolarmente per motivi “esoterici” come per la promozione della Cultura italiana, la lingua, turismo, ecc., come uno spreco benché tali investimenti abbiano ottenuto grandi risultati per altri paesi come le Francia e la Germania. Comunque, questa è una mentalità da cambiare, con o senza parlamentari eletti dall’estero perché è miope e sciocca.

E ora dobbiamo guardare verso il futuro

Il futuro?
In ogni caso, con la vittoria elettorale della Lega di Matteo Salvini e del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, la possibilità di finanziamenti all’estero diminuirà radicalmente e questo includerà sicuramente la presenza di parlamentari d’oltremare che si presenteranno con gli inevitabili futuri cambiamenti alla legge elettorale che è stata oggetto di molte lamentele. Ciò ovviamente dipenderà dal fatto che una maggioranza funzionale uscirà dalle consultazioni del Presidente Mattarella nelle prossime settimane.

Mentre aspettiamo per vedere se il parlamento nuovo andrà avanti, dovremo anche considerare il ruolo effettivo del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani All’estero a livello internazionale) e i Comites (Comitati degli Italiani all’Estero a livello territoriale) che deve essere rivisto alla luce della necessità di far diventare le due organizzazioni più rappresentative della demografia delle loro comunità e anche con un ruolo attivo (con componenti qualificati idonei) nella promozione di imprese italiane e dei loro prodotti, compresa la lingua italiana e Cultura come priorità assoluta.

Per ora possiamo solo attendere che il parlamento si insedi e vedere che cambiamenti porterà il futuro, ma sicuramente le elezioni di domenica porteranno a un periodo di incertezza politica che farà poco per risolvere le vicenda che l’Italia deve affrontare a livello nazionale e internazionale.

Quale deve essere il ruolo vero degli italiani all’estero?

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How Italy sees the Italians overseas and Italian elections

As usual Sunday’s Italian election had its share of controversies regarding the vote from Italian citizens overseas
By Gianni Pezzano

As usual Sunday’s Italian election had its share of controversies regarding the vote from Italian citizens overseas. The proposal was always controversial but the inevitable controversies that have now followed all three elections under the current law should make us take a step back and look at this concept not on the basis of the right to vote contained in the constitution, but on two questions that should be answered by both the Italian parliament and also the Italian communities overseas themselves.

The first question is one that has never truly been defined. Who are the Italian overseas and what is their relationship with Italy? The second is the one that goes to the heart of the controversy and it is simply, of what practical use is the vote overseas for both the communities and the Italian political system?

Italians, yes or no?
While much is said about the Italians overseas and which the vote was supposed to alleviate, the controversies raised must force us to wonder how we are seen in the country that for some of us is our country of birth, for some the country of our parents and for others the country of some of our grandparents and great grandparents.

According to official figures from the Italian Ministry for Foreign Affairs the Italians overseas are about five million Italian citizens and about eighty five million between those who took up other citizenships (renouncing Italian) and the descendants of Italian migrants over the last century or so. Of the latter figure nobody can tell with any degree of certainty how many could be Italian citizens and in the case of those of third and later generations the documentation to prove the legal link that gives citizenship is difficult if not impossible to prove. In any case, those beginning with the second generation have a decreasing capacity for effectively speaking and understanding modern Italian, without forgetting the low level of effective knowledge of Italian Culture, history, etc., often due to the school systems of their countries of residence/birth.

Yet all the information sent to Italians overseas is almost exclusively in Italian and therefore of little effective use for the vast majority of the Italian communities overseas. This applies not only to the official communications from the Italian government and bureaucracy, as in the case of elections, but also in information, news services and entertainment sent to the Italian communities overseas.

Are these programmes and services intended only for the first generation? If not, then they should be provided with the appropriate subtitles and/or bilingual in the languages of the various communities. It is counterproductive providing services to five million people around the world when the potential international market, even if only limited to Italians and their descendants which it surely would not be, is over ninety million people.

Much is said by politicians and cultural organizations in Italy and overseas, but little is done to approach those who have little or no knowledge of the language and Culture. This is the principal reason that these services should provide such a solution in other countries.

Promoting Culture and Language
We often forget that to truly understand a language we must know its history and culture for much of what we say in our daily lives changes over time and in response to many influences. We just have to think how much our daily language has changed due to computer technology, social media, etc.

If we do not start by making our relatives and friends overseas truly understand the linguistic and cultural heritage that is part of their family history we would fail to give them an incentive to learn our language.

Despite these considerations, as a country we insist on considering the Italians overseas simply according to their passport and this is even worse during election time when the political parties look for every seat possible to win a national election which in all honesty does little to change the quality of life of the majority of Italians overseas…

Practicalities
With this in mind we must now consider the effectiveness of the vote of Italians overseas and also of the effectiveness of their representation.

We do not intend judging the work of any or all the parliamentarians who represented the Italian overseas in recent years. They each had their reasons for election and each must be judged by what he or she achieved in office and this can be easily found by checking the official records and documentation.

The considerations are of other aspects that were underestimated when the method of voting and the distribution of eighteen men and women who are supposed to represent at least five million Italian citizens were decided in the original law promoted by Mirko Tremaglia.

In every country citizens complain of lack of access to their parliamentarians, therefore the very thought that one member of parliament and one senator can represent three continents, Africa, Asia and Oceania and the scientists in Antarctica is simply unrealistic. Despite the best intentions and will to work of the representatives, in a parliamentary system which gives very little administrative support staff compared to other modern democracies, the task is at best highly difficult and forces the representatives to levels of travel that limit their contributions in parliament, especially for those elected outside Europe.

Furthermore, in those countries with long standing communities such as the United States, Canada, Australia, Argentina, Brazil, Venezuela, etc, which are now in their fifth, sixth and even later generations, are the parliamentarians of first generation truly representative of the whole of the communities that they represent? Naturally this situation is made even worse when, as the new law now allows, these parliamentarians can be based in Italy and nominated there and not just in the areas they should represent.

Political reality
The other aspect of the overseas vote, and particularly in the large older communities, is what does the representation in Italy’s parliament truly mean for the voters? With the exception of the newly arrived migrants who look for improved services at the consulates and those who receive Italian pensions, a small percentage of the bigger communities and sadly destined to decline over time, Italy’s parliament can do little or nothing to change the quality of their lives.

In some countries, such as those in South America, many look to the possibility of Italian citizenship in order to be able to work in Europe but for those who remain in the countries the parliamentarians cannot give their any effective benefits to their electorate

But the greatest reality is the one that deals with the harshness of politics, no matter in which country.

Any cuts to funds destined for overseas are painless for governments of any persuasion. Many in Italy see money sent overseas, especially for “esoteric” reasons such as promoting Italian Culture, language, tourism, etc, as a waste even though such investments have reaped big rewards for other countries such as France and Germany. This is a mentality that must be changed in any case, whether or not there are parliamentarians elected overseas as it is short-sighted and foolish.

So now we must consider the future.

The future?
In any case, with the electoral victory of Matteo Salvini’s Lega and Beppe Grillo’s Movimento 5 Stelle (5 Star Movement) , the possibility of overseas funding will decrease radically and this will surely include the presence of overseas elected parliamentarians that will occur with the inevitable changes to the electoral law that has been the subject of much complaint. This of course will depend on whether or not a functional majority will come out of President Mattarella’s consultations over the next few weeks..As we wait to see if the new Parliament will be able to proceed, we should also consider the effective role of the CGIE (General Council for Italians Overseas, on a worldwide level) and the local Comites (Committees for Italians Overseas, on a territorial level) which must also be reviewed with a view towards making them more representative of the demographics of each community and also with the possibility of playing active roles (with appropriately qualified members) in the promotion of Italian companies and products which must also include Italian language and Culture as an absolute priority.

All we can do now is to wait for the Italian Parliament to sit and see what changes the future will bring, but Sunday’s election will surely lead to a period of political uncertainty which will do little to resolve the issues Italy must face nationally and internationally.

What must be the true role of the Italians overseas?

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