Diritti umani
Il coraggio del popolo Iraniano
Le recenti proteste a Teheran, iniziate come uno sciopero dei commercianti contro l’inflazione insostenibile, si sono trasformate in una rivolta contro le autorità iraniane, che hanno reagito con violenza.
di Dania Scarfalloto Girard
Le recenti proteste a Teheran, iniziate come uno sciopero dei commercianti contro l’inflazione insostenibile, si sono trasformate in una rivolta contro le autorità iraniane, che hanno reagito con violenza. Sebbene Teheran sia tradizionalmente il centro delle manifestazioni e della loro repressione, questa volta le proteste si stanno espandendo a città più piccole nelle regioni occidentali e sudoccidentali, abitate da minoranze etniche come curdi, luri, arabi e turchi. Le forze antisommossa sono state schierate per mantenere l’ordine, e molti posti di blocco sono stati istituiti dai Basij, una milizia affiliata ai Guardiani della rivoluzione.
Le autorità sono pronte ad usare la forza contro i manifestanti, nonostante le crescenti vittime. Le tensioni sono aumentate anche a causa delle minacce del presidente statunitense Donald Trump di intervenire in caso di violenze, portando i funzionari iraniani a accusare i manifestanti di essere agenti degli Stati Uniti, il che potrebbe giustificare una repressione più severa. Le proteste continuano a diffondersi, diventando “slogan politici” e rivelando un crescente distacco tra il governo e la popolazione, nonostante gli avvertimenti di una possibile “rivolta di massa” negli ultimi anni.
Mentre le autorità impongono un rigoroso blackout delle comunicazioni durante massicce proteste, emergono video e testimonianze che indicano una repressione violenta da parte del governo. Testimoni riportano che le forze di sicurezza stanno aprendo il fuoco, utilizzando armi automatiche contro manifestanti disarmati. Il personale ospedaliero segnala un aumento di feriti gravi, tra cui ferite da proiettile e fratture craniche. Nonostante le difficoltà nella comunicazione, si fa strada un’immagine inquietante di sacchi per cadaveri, suggerendo un alto numero di vittime. Il bilancio delle vittime e dei feriti in Iran non è chiaro a causa delle difficoltà delle organizzazioni per i diritti umani a comunicare e verificare le informazioni. Se confermato, potrebbe essere uno dei peggiori nella storia recente del Paese. Si sta osservando se la repressione violenta riuscirà a intimidire i manifestanti, anche se lunedì sono circolati meno video dei disordini. Tuttavia, le uccisioni non sembrano fermare la popolazione.
Nel frattempo, il Pentagono sta preparando il rafforzamento della presenza militare negli Stati Uniti nel Medio Oriente, con l’arrivo della portaerei Lincoln e di sistemi di difesa aerea. Anche se la decisione di un attacco da parte di Donald Trump sembra al momento congelata, il presidente ha espresso “grande rispetto” per l’Iran, ringraziando per la cancellazione di 800 impiccagioni. Nel frattempo, il figlio dell’ultimo scià iraniano, Reza Pahlavi, si propone come potenziale leader di transizione nel caso di una caduta del regime di Teheran. Ha affermato che senza un intervento militare ci vorrà più tempo e sangue per abbattere il regime, chiedendo a Trump e alla comunità internazionale di aumentare la pressione su Teheran. Pahlavi ha anche dichiarato di essere pronto a tornare in Iran.
Foto tratta da “We are Iranian Students” CREDIT: https://www.facebook.com/WeAreIranianStudents
