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Diritti umani

Giulianova inaugura tre panchine solidali per fragilità e inclusione

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Giulianova – inaugurate al Parco Cerulli tre panchine solidali: segno concreto di attenzione verso le fragilità e di promozione dell’inclusione sociale.

di Laura Marà

Giulianova – inaugurate al Parco Cerulli tre panchine solidali: segno concreto di attenzione verso le fragilità e di promozione dell’inclusione sociale.
Alle 9:30 del 18 agosto, sono state apposte su tre panchine le targhe arricchite da colorati disegni realizzati dalla grafica Sonia Medori collocate nel cuore del parco cittadino, portando con sé messaggi di sensibilità e partecipazione.

In video: l’assessore alle politiche sociali del comune di Giulianova Lidia Albani, la consigliera del comune di Giulianova Maria Luigia Orfanelli, la consigliera della regione Abruzzo Marilena Rossi, il senatore Guido Quintino Liris, il dott. Calafiore consigliere comune di Giulianova, il parroco di Giulianova Don Luca Torresi.

Le targhe riportano frasi di forte impatto emotivo e sociale:
“Qui ogni parola è un ponte che unisce, ogni sorriso è un nuovo inizio, ogni passo è un abbraccio che cura”, “L’inclusione inizia con un abbraccio”, e un testo intenso dedicato alla sindrome PANS/PANDAS:


“La sindrome PANS/PANDAS mi fa soffrire perché rimescola le carte. Cambia le regole del gioco, sempre. Ci sono giornate in cui sembra tutto sotto controllo: un sorriso, un compito finito, una carezza prima di dormire. E poi, senza preavviso, tutto cambia. Un meltdown. Una crisi. Un Tic. Una Paura improvvisa. Un «non ce la faccio» che arriva dritto allo stomaco. La PANS/PANDAS è così: instabile, imprevedibile, invisibile. Ogni giorno si gioca una nuova partita. Ma le regole non te le dicono. Cambiano mentre giochi. È una sindrome che colpisce il cervello, ma a soffrire è tutta la famiglia. Perché non basta amare. Serve comprendere, resistere, reinventarsi. Ogni singolo giorno.

Eppure, in questo caos, c’è una forza che non si spegne: quella dei genitori che lottano. Dei ragazzi e dei bambini che si aggrappano alla vita. Della comunità che si stringe intorno, per non far sentire nessuno più solo. Se anche tu stai giocando questa partita difficile: non mollare. Non sei solo. Siamo con te. Sempre.”

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Giulianova, ha visto il sostegno convinto dell’assessore alle politiche sociali Lidia Albani, da sempre promotrice di progetti dedicati all’inclusione.

L’evento è nato in sinergia con l’associazione Genitori Pans Pandas Bge e con la piattaforma Pans Pandas Med, impegnata nella raccolta e diffusione di informazioni scientifiche multidisciplinari sulle neuro-infiammazioni di origine autoimmune. Quest’ultima sta inoltre collaborando alla realizzazione di corsi di formazione per medici pediatri e alla progettazione di incontri informativi nelle scuole.

Alla cerimonia hanno preso parte anche il dott. Paolo Calafiore, consigliere comunale di Giulianova, la consigliera Maria Luigia Orfanelli, la consigliera regionale Marilena Rossi, il senatore della Repubblica Guido Quintino Liris, il parroco don Luca Torresi della parrocchia locale che ha impartito la benedizione alle panchine, Patrizia Lupinetti, titolare del Don Antonio Glamping Village che ha donato le targhe, la giornalista Azzurra Marcozzi e i ragazzi dell’associazione Fare, che hanno contribuito con entusiasmo e partecipazione.

Le panchine solidali non sono semplici elementi decorativi: rappresentano un segno tangibile di comunità, un invito a riconoscere e accompagnare chi vive la fragilità, trasformando l’attenzione sociale in inclusione concreta.

Intervista a Sonia Medori, l’artista che ha realizzato le targhe

A cura di Laura Marà

Come pensi che l’arte possa sensibilizzare la comunità sui temi sociali?
«Oggi quando si parla di arte si ingloba in essa tantissimi nuovi mestieri che stanno sempre di più facendo sì che questa parola entri nelle case di tutti noi, facendo eco nel nostro cuore e nella nostra anima del loro messaggio che intrinsecamente trasmettono… cioè Amore, Passione e Determinazione: le tre componenti per creare un qualcosa di unico e irraggiungibile.»

Qual è la frase che ti ha colpita di più tra quelle scritte sulle panchine solidali?
«L’inclusione inizia con un abbraccio. Penso che questa frase racchiuda l’essenza della vita: far capire che siamo tutti fratelli e soprattutto figli di Dio. L’abbraccio, oltre ad essere un segno di accoglienza e di protezione, è innanzitutto l’espressione più pura dell’amore incondizionato.»

Intervista alla consigliera comunale Maria Luigia Orfanelli

A cura di Laura Marà

Come immagina Giulianova di domani in termini di inclusione sociale?
«Nel mio ruolo di consigliere comunale ma soprattutto di cittadina, da sempre impegnata nel sociale, immagino una Giulianova in cui ogni individuo si senta accolto e parte integrante della comunità, indipendentemente dalle proprie caratteristiche.
Questo implica la creazione di opere e servizi accessibili a tutti, la promozione di legami sociali basati sulla vicinanza e la partecipazione attiva alla vita cittadina.
In un mondo dove egoismo e individualismo sono sempre più predominanti dobbiamo collaborare tutti per costruire una società migliore.
Dobbiamo, tutti insieme, favorire la creazione di quartieri sicuri e vivibili, dove i cittadini si sentano parte di una comunità dove vivere insieme con altruismo e solidarietà.»

Ha un messaggio speciale per i giovani e le famiglie che vivono situazioni di fragilità?
«Certo! Non siete soli.
A ognuno di noi nel corso della vita può succedere di vivere momenti di fragilità, è una condizione umana, ma riconoscere di avere bisogno di aiuto è un atto di forza.
Cercate aiuto, parlate con qualcuno di cui vi fidate, affidatevi alle istituzioni e alle risorse del territorio.
Anche se c’è ancora tanto da fare la vostra comunità è qui per aiutarvi.
Facciamo rete, insieme si vince.»

Giulianova si conferma laboratorio di buone pratiche sociali, dove arte, sensibilizzazione e partecipazione si incontrano per raccontare storie di resilienza e vicinanza.
Si auspica che questa iniziativa non rimanga isolata, ma che rappresenti l’inizio di un percorso di continuità, affinché possano seguire altri progetti concreti a sostegno dei ragazzi fragili e delle loro famiglie.

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