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Diritti umani

‘Fiume Addio’, il libro di Marino Micich presentato in Senato con il sostegno del sen. Roberto Menia (FdI)

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‘Fiume addio’ rievoca il dramma della storia del confine orientale, sottaciuta per troppi anni, ed invita a riflettere sul significato di appartenenza, identità e memoria.

di Tiziana Primozich

‘Fiume addio’ di Marino Micich è un’opera che affronta il tema dell’esodo giuliano-dalmata con uno sguardo umano, lucido e carico di memoria. Il libro si distingue per la sua capacità di intrecciare vicende personali e contesto storico, restituendo al lettore non solo i fatti, ma anche le emozioni, le ferite e il senso di perdita di identità vissuti da un’intera comunità.

La città di Fiume, oggi Rijeka, popolata al termine della seconda guerra mondiale per circa l’ottanta per cento da italiani, diventa quasi un personaggio: viva, amata, e poi dolorosamente perduta. Attraverso testimonianze e riflessioni, l’autore costruisce un racconto che è al tempo stesso memoria storica e omaggio identitario. Il primo vero tassello di memoria storica e di sentimenti dolorosi all’indomani di un nuovo orientamento politico che lascia un vero spazio di celebrazione e di necessità di ricordare anche a livello scolastico, un dramma per troppi anni sottaciuto ed etichettato in modo davvero offensivo della dignità dei tanti, più di 300mila, esodati italiani da quelle terre.

Del resto fu proprio il sen. Roberto Menia il padre di quella Legge del 30 marzo 2004, n. 92, che istituì il Giorno del Ricordo per commemorare il 10 febbraio le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.

Tra i relatori lo storico Giovanni Stelli, presidente della società di Studi Fiumani, che ha evidenziato il rigore storico del libro come anche la capacità di emozionare: Micich non si limita a documentare i fatti, ma restituisce il vissuto degli esuli, rendendo più comprensibile la dimensione umana della tragedia. E lo fa senza schierarsi politicamente, ma raccontando in modo chiaro i paradossi di quel momento storico in cui, per salvare il Paese, si accettò di vederne amputata la zona più evoluta culturalmente.

Così anche il prof. Andrea Ungari che ha ricordato come Fiume fosse davvero un caso a parte nell’Italia del Regno, per cultura e creatività artistica, tanto da aver provato a conquistare con l’azione spericolata di Gabriele D’Annunzio, un’autonomia impossibile per quei tempi convulsi al termine della prima guerra mondiale, in un Paese da poco unito e carico di desideri imperialistici.

Significativa la testimonianza dell’on. Gianni Mancuso, presidente di Andromeda Piemonte ODV, che da tempo segue e sostiene la causa dell’esodo fiumano e che ha raccontato i suoi approcci con esuli fiumani in quel di Novara quando era ancora un ragazzo, e quanto poi si è speso per restituire dignità e memoria alla causa di tutti coloro che furono costretti ad abbandonare ogni cosa: la terra, la casa ed ogni bene possibile.

In chiusura il sen. Roberto Menia ha voluto ricordare tra tutti i fiumani Riccardo Gigante già sindaco di Fiume, Senatore del Regno per meriti patriottici e amico di Gabriele D’Annunzio, ucciso nel 1945 dai partigiani di Tito, le cui spoglie sono finalmente tornate al Vittoriale degli italiani a Gardone Riviera, nel posto dedicato a lui al mausoleo, in una delle dieci arche che fanno da corona a quella del poeta. Un vero eroe italiano cui il sen. Menia vuole poter dedicare una targa in Senato per onorarne la memoria.

E da ultimo, per me che scrivo, i ringraziamenti a Marino Micich per aver voluto celebrare la città di mio padre, Leandro Primozich, esule fiumano a soli 14 anni, che tanto mi ha fatto sognare raccontando da quando ero una bimba una città che anche oggi sarebbe un’avanguardia culturale. E per avermi insegnato il vero senso dell’onestà e delle dignità…nonostante avesse perso tutto, lui e la sua famiglia.

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