Arte & Cultura
E la chiamano Estate… Romana
L’Estate Romana, una storia di riscossa ed affermazione del ruolo culturale ed artistico della Caput Mundi che dura ancora oggi.
di Angela Celesti
Era il 1977 quando Giulio Carlo Argan, Luigi Petroselli e Renato Nicolini, allora assessore alla cultura del Comune di Roma, organizzarono in diversi luoghi monumentali della città eterna: l’Estate Romana. L’allora vivace sinistra alla guida del Campidoglio e la geniale idea di Renato Nicolini e dell’allora Sindaco Giulio Carlo Argan, diedero vita a un fenomeno di costume che sopravvive tutt’oggi, anche se aggiornato a questi anni frenetici dello svago prêt-à-porter, diffondendosi in numerose città italiane e nel mondo.

Provenivamo da anni difficili, un’Italia segnata dal terrorismo, stragi e lotte per i diritti, cortei e finte rivoluzioni che sino ad allora erano gli unici protagonisti. Una città sofferente Roma, privata dal suo ruolo di capitale nel clima di paura che la caratterizzava. L’ Estate Romana divenne una zona “neutrale” rispetto al clima divisivo e politico che aveva allineato i cittadini romani negli anni di piombo. Bisognava quindi portare la gente davanti a palcoscenici di pregio, come un regalo inaspettato a pochi passi da casa, nei luoghi belli che solo Roma può regalare. L’idea di Nicolini si spinse oltre, sino ad arrivare alle periferie, ai numerosi quartieri romani che non godevano affatto degli eventi culturali, lontani dai grandi teatri che erano appannaggio della sola élite. Renato Nicolini, architetto e uomo di cultura, seppe rompere quegli schemi, aprendo il centro storico con spettacoli all’aperto di teatro, danza, musica pop a quella più colta e… tanto, tanto cinema all’aperto e nei luoghi inaspettati, vere e proprie maratone di film in bianco e nero, di pellicole hollywoodiane e commedie tanto amate dagli italiani.
All’Estate Romana partecipava gente comune, popolare ma anche intellettuali, studenti e masse di persone venute dalla provincia. Una platea eterogenea che si mischiava divenendo non solo spettatrice, ma protagonista o meglio ancora parte integrante della rassegna. Una cultura che si spogliava di quel mantello rigido ed elitario, aprendosi nello spazio urbano con naturalezza e disinvoltura.

Primo esordio con il cinema: lo schermo di Massenzio. Così veniva chiamato dai più, nello spazio antistante l’omonima Basilica e in collaborazione con il cineclub della Capitale, era il 1977. Il primo film Senso di Luchino Visconti, furono centinaia a vederlo tra gli echi tipici del cinema all’aperto, per un pubblico che, sera dopo sera, film dopo film, attirava migliaia di persone tanto da costringere l’organizzazione ad aggiungere altri tre schermi che, in simultanea e in luoghi sparsi della città proiettava lo stesso film. L’ Estate Romana rompeva la distanza tra la cultura alta e quella popolare, in un’ottica postmoderna, nella società italiana che si approcciava sempre di più al consumo culturale. Nuove forme aggregative rinacquero, uscendo fuori da quei concetti marxisti da una parte e cattolici dall’altra in cui la società che si avviava verso gli anni Ottanta, non si riconosceva più. Le ideologie che avevano segnato gli anni della contestazione e i “legacci” di un cattolicesimo obsoleto e troppo bigotto, apparivano modelli identitari sempre meno attrattivi.
L’ Estate Romana fu soprattutto “liberatoria” per chi aveva vissuto quegli anni difficili, aprì la coscienza dei romani che avevano dimenticato, per troppi anni, il piacere di scendere di casa per godersi i luoghi a cui appartenevano, luoghi unici al mondo. L’Estate Romana, immaginata e allora realizzata, rimane un esempio di un’idea e di un’esperienza vissuta, che è rimasta nella storia di molte persone che da “borgatari”, così venivano definiti, si trovarono ad ammirare le bellezze e le meraviglie della Roma antica, tra gli spettacolari soffitti della Basilica di Massenzio, dove comodamente si godevano la proiezione di un film, ben lontano dallo squallore di molti cinema, unico svago dopo il bar di tanti abitanti delle periferie romane.

Se pensiamo che nacque come un esperimento e che dopo decenni sopravvive come un fenomeno di costume senza precedenti, replicato in tutte le regioni italiane, provincia per provincia comune dopo comune sino ad arrivare al più sparuto paesello, in cima alle montagne o nel profondo sud… beh, un grande plauso va a un visionario come Renato Nicolini, che ha regalato un’alternativa ai tanti che per mancanza di mezzi o per questioni di età, non si godevano la “villeggiatura”.

Quest’ anno Roma Capitale 2025, dal 27 giugno a ottobre, dal cuore storico della Città Eterna fino alle spiagge di Ostia antica, ha in serbo una quantità di eventi e manifestazioni: Cinema, Musica, Teatro, Street Art, camminate nei parchi storici, mostre di quadri e fotografie, presentazioni di libri fino ai progetti di inclusione nei confronti di persone che provengono da altri paesi, per renderli partecipi di questa grande idea nata dalle mente di chi ha saputo essere un vero ”divulgatore di spensieratezza e cultura!”.
