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Centonovantasette ambientalisti uccisi per il loro impegno

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L’associazione Ong Global Witness lancia l’allarme: quadruplicato nel mondo il numero degli omicidi dei difensori dell’ambiente rispetto al 2002.

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

L’inquinamento globale, l’estinzione totale di centinaia di specie animali e la deforestazione sono solo alcuni dei principali danni provocati nel mondo dall’uomo, contro i quali si schierano i difensori dell’ambiente, rimanendo spesso vittime nella guerra intrapresa. Sono centonovantasette i “difensori dell’ambiente”, gli amanti della natura che combattono per conservare l’habitat umano vivibile, che sono stati uccisi, in diverse parti del mondo, per cercare di salvare foreste, insieme alle popolazioni indigene che vi abitano, oppure per evitare l’estinzione di fauna o flora protetta. La denuncia è presente nel rapporto della ONG Global Witness del 2017, che ha anche evidenziato come le zone più pericolose siano quelle più ricche di risorse naturali. Il Sud America, l’anno scorso, è risultato essere il luogo con l’incidenza più alta di agguati nei quali sono rimasti uccisi diverse decine di “difensori”: 46 in Brasile, 37 in Colombia, 15 in Messico e un numero imprecisato nei restanti paesi dell’America Latina.

Le battaglie più difficili e contrastate sono state quelle a favore della salvezza della foresta amazzonica e delle comunità indios, indifese di fronte ai taglialegna e alle multinazionali del petrolio che hanno spazzato via gran parte dei loro villaggi. L’attivista colombiana Emilsen Manyoma è stata uccisa proprio per aver cercato di impedire che ciò accadesse. Un’altra area difficile per gli ambientalisti è il continente africano, dove il contrabbando di avorio ha portato quasi all’estinzione dei rinoceronti.:Il geografo americano Esmond Braley Martin e il ranger congolese Patrick Muhayrwa, uccisi perché difensori dei rinoceronti, sono solo due delle 21 vittime in Africa nel 2017 per la conservazione di questo animale. Anche l’Asia, nel pieno di un vertiginoso sviluppo industriale, sta assistendo, negli ultimi anni, alla distruzione del proprio ecosistema, martoriato da una deforestazione senza precedenti e da un inquinamento atmosferico da record mondiale.

Un doloroso tributo al benessere dell’economia che l’avvocata filippina Mia Mascarinas-Green ha denunciato, pagando con la vita il suo coraggio. È stata assassinata da due sicari. Secondo il rapporto dell’ONG Global Witness, il numero di attivisti uccisi è quadruplicato rispetto il 2002. Un dato che, se da un lato non va interpretato come una sconfitta, dall’altro getta un’ombra sul futuro delle prossime generazioni.

 

 

 

 

 

 

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