Attualità
Baby Shower, Gender Reveal: la spettacolarizzazione dell’attesa. La gestazione come una fiction
Di origine anglosassone, il Baby Shower, veniva organizzato per lo più da amiche, si risolveva con pasticcini e tè in un clima gioioso di condivisione oggi enfatizzato più che mai da preparatissimi party planner.
di Angela Celesti
Si sa che dagli USA sono arrivate una valanga di cose che abbiamo masticato come chewing-gum: Hollywood, le serie TV – chi non ricorda Happy Days, Grey’s Anatomy fino a Lost – e ancora il musical, i jeans e il rock ‘n’ roll, i fast food e gli snack confezionati. Un’operazione, l’americanizzazione, molto ben riuscita. Ma se cinquant’anni fa l’arrivo dei jeans e del rock ‘n’ roll hanno rappresentato una potente rivoluzione culturale segnando in quegli anni una netta rottura di convenzioni sociali e definendo una nuova identità nelle nuove generazioni come l’indipendenza e l’anticonformismo, oggi guardandoci indietro abbiamo trovato ben altro in quella spinta di costume, in quegli strumenti con cui i giovani italiani reclamavano una propria identità. L’influenza è oggi molto più profonda e capillare, modificando il nostro stile di vita e le abitudini alimentari, il linguaggio e i modelli di consumo. Un’emulazione culturale a discapito di tradizioni, intensificatasi con la globalizzazione, un esempio la classica “passeggiata” serale degli italiani sostituita con il passeggio nei centri commerciali, insomma uno stile di vita Made in Italy che si mortifica assumendo atteggiamenti e abitudini sociali – come il bere e il mangiare – figli delle serie americane a cui vogliamo somigliare.

Ma “Siamo nel futuro!” dirà qualcuno, lasciateci il nostro individualismo e la cultura dei consumi, lo junk food e l’usa e getta, il packaging e la fast fashion. Come dire a un bambino che Halloween è una bruttura e sa di morto e che i fast food fanno male alla salute?
Ma prima di arrendermi, non posso fare a meno di citare le new entry in fatto di costume, arrivate fresche fresche dagli States come il Gender Reveal Party e il Baby Shower, i nuovi riti legati alla nascita del figlio, il primo svela il sesso del nascituro, il secondo celebra la futura mamma con regali utili per il bebè: cataste di pannolini, tutine e biberon, il tutto rilanciato sui social, altrimenti non vale! D’altronde il rito è arrivato dal web. Emblematico è il Gender Reveal, rivelazione del sesso che dimentica “il genere”, fatto di identità sociale, psicologica e culturale della persona, di cui tanto si è dibattuto, una delle questioni più complesse e in continua evoluzione nella società contemporanea.

La rivelazione del sesso, trasforma un dato biologico in un momento di suspense e celebrazione teatrale; la futura nascita del figlio non più come condizione naturale ma come fatto straordinario e non perché ormai il calo delle nascite è una curva in ascesa, ma perché, per l’ennesima volta, veniamo catturati da quel kitsch ridicolo – in tinta rosa o azzurro -, adorno di un’infinità di palloncini, torte e fumogeni, buste chiuse come nei quiz e bocche cucite di mamma e papà che non svelano nulla prima del rituale pianificato, nemmeno ai nonni! Un effetto emulazione che invade la nostra società con pochi valori, dove tutto deve essere spettacolare, costoso e visibile altrimenti non esiste!.. Una lancia la spezzo a favore del Baby Shower, una festa che tutto sommato ha un senso sociale, visto che è focalizzato sul supporto alla madre – e alla preparazione dell’arrivo del nascituro – sperando che non svanisca quando ce n’è più bisogno. Di origine anglosassone, il Baby Shower, veniva organizzato per lo più da amiche, si risolveva con pasticcini e tè in un clima gioioso di condivisione oggi enfatizzato più che mai da preparatissimi party planner. Chiudo l’articolo, immaginando le chiassose esultanze all’apertura della busta (Gender Reveal) o al segnale di fumo colorato, mentre volano i palloncini, cadono i coriandoli, suonano le canzoni, tra applausi, grida e qualche lacrimuccia che violano, a mio parere, quell’esserino racchiuso in pancia che tutto può fare tranne che reclamare!
