Diritti umani
A Tortoreto Lido Epifania nel segno della solidarietà in aiuto alla casa famiglia “I Bambini di Betania”
ABRUZZO – TORTORETO LIDO – Epifania nel segno della solidarietà: Mons. Leuzzi inaugura la nuova sala ricreativa presso la casa famiglia “I Bambini di Betania”
di Laura Marà
Una giornata di profonda spiritualità ha segnato le celebrazioni dell’Epifania presso la Casa Famiglia “I Bambini di Betania” Onlus. L’evento ha visto la partecipazione straordinaria di S.E. Mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, che ha presieduto la Santa Messa in una cornice d’eccezione: la nuova sala adibita a spazio ricreativo per i bambini e i ragazzi della struttura, inaugurata ufficialmente proprio in occasione della festività, portando un messaggio di speranza ai piccoli ospiti e agli operatori della struttura.
“Gesù nasce per camminare al nostro fianco ogni giorno e guidarci; è sempre accanto a noi, anche in questo momento, per sostenerci e accompagnarci”.
Un gesto di solidarietà

L’iniziativa ha visto il coinvolgimento dell’Associazione Herakles – Cultura e Identità, che ha partecipato al momento di preghiera cantata e ha promosso un gesto di solidarietà concreta donando ai giovani ospiti giocattoli e un tradizionale panettone.
La missione della Casa Famiglia
L’opera della Casa Famiglia prosegue il percorso tracciato dai fondatori Salvatore Palumbo e Marialuisa Giangiulio, dando continuità alla loro missione di accoglienza iniziata dall’incontro con Suor Margherita, il cui esempio di dedizione, solidarietà e integrazione ispirò la nascita dell’associazione. Già prima della fondazione, Salvatore e la moglie avevano iniziato ad accogliere ragazzi in difficoltà nella loro abitazione di Tortoreto Alto, nonostante avessero già quattro figli. I primi ad essere accolti furono tre bambini di Ancona, rimasti in una situazione di grave difficoltà familiare a causa della morte della madre e dell’impossibilità del padre di prendersene cura. Con il tempo, l’aumento delle accoglienze familiari rese evidente che la loro casa non era più sufficiente, portandoli a fondare l’associazione Casa Famiglia per continuare e ampliare il loro impegno nel sociale.
Il nome “I Bambini di Betania” fu scelto proprio da Suor Margherita, religiosa di origini egiziane, per il profondo valore simbolico legato a Betania presso Gerusalemme. Nella tradizione evangelica, Betania è il luogo che fu per Gesù spazio di accoglienza, di amicizia e di intimità: la casa in cui Egli trovava ascolto, ristoro e affetto presso Marta, Maria e Lazzaro.

Il nome dell’associazione esprime il desiderio che ogni bambino accolto possa sentirsi atteso, amato e accompagnato, all’interno di un ambiente di protezione, calore umano e relazioni autentiche, ispirato ai valori della Betania evangelica, che continua a vivere oggi attraverso gesti concreti di accoglienza, amicizia e cura dei bambini.
La nuova sala inaugurata si configura come un ulteriore spazio dedicato alla crescita e alla socialità dei bambini e dei ragazzi accolti, consolidando il ruolo della casa famiglia all’interno del territorio.
Intervista alla socia volontaria Francesca Spinosi
Da quanto tempo collabori con l’associazione I Bambini di Betania e cosa ti ha spinta ad avvicinarti a questa realtà?
Collaboro con questa splendida realtà da circa 15 anni. Il nostro è stato un incontro apparentemente casuale, ma col tempo ho capito che il “caso” non esiste davvero: nel mio cuore ho sempre custodito il desiderio profondo di rendermi utile agli altri. La vera svolta è stata l’incontro con Marialuisa Giangiulio, una donna straordinaria che, con la sua capacità di donare amore incondizionato a chiunque, mi ha insegnato il significato più autentico del verbo amare.
Qual è l’aspetto che più ti colpisce del lavoro quotidiano con i bambini e ragazzi?

La cosa che più mi emoziona di questa Associazione è la sua natura di vera famiglia. Nonostante le difficoltà, ogni bambino e ogni ragazzo accolto non si sente mai solo o privo d’affetto. Questo è possibile grazie a un equilibrio perfetto tra la professionalità degli operatori e la dedizione dei volontari, che insieme creano un ambiente protetto dove l’amore è la prima forma di cura.
Che significato ha per te il volontariato sia a livello personale che umano?

Per me il volontariato è una missione che nutre l’anima. A livello umano, mi ha permesso di toccare con mano la resilienza dei ragazzi; a livello personale, mi ha insegnato che donare il proprio tempo non è solo un atto di generosità verso gli altri, ma un dono prezioso che facciamo a noi stessi, rendendoci persone più consapevoli e complete.
